
La quercia di Contrada Abbondanza
Il grandioso abbraccio degli alberi monumentali
Sono testimoni silenziosi, che da secoli osservano l’evolversi delle vicende umane sul nostro territorio e ancora oggi continuano a farlo, con discrezione, dall’alto della loro veneranda maestosità
Ci sono testimoni silenziosi, che da secoli osservano l’evolversi delle vicende umane sul nostro territorio e ancora oggi continuano a farlo, con discrezione, dall’alto della loro veneranda maestosità. Sono gli alberi monumentali, simboli plurisecolari di forza e di fertilità, pregni di una vetustà che non trasuda banalmente di vecchiaia bensì di ossequiosa riverenza.
Forza solenne, come quella delle querce. Fertilità generosa, come quella degli ulivi.
L’ulivo, l’albero per eccellenza della campagna pugliese, che ci fornisce l’oro verde di cui tanto andiamo fieri. E deve averne fornito davvero tanto l’Ulivo monumentale di Corato, con i suoi oltre 600 anni di età stimata. Circondato da tanti suoi pronipoti molto più giovani, il “patriarca” si adagia con la sua serafica possanza in un terreno in Contrada Lago Martino, orgoglioso progenitore dell’ormai sempre più rinomata Cultivar Coratina.
C’è poi un altro ulivo, meno vigoroso nell’aspetto ma più alto e slanciato, che svetta nell’ambiente bucolico dell’agro molfettese: è l’Ulivo di Antignano, probabilmente qualche decennio più giovane del collega coratino (la sua presenza è attestata dal ‘600), la cui origine assume a tratti i contorni della leggenda, ma non ci addentriamo in questo, preferendo per il momento ammirare il suo scenografico tronco tripartito, che ne avrà vista di storia e di cronaca (Torre Navarrino, piuttosto vicina, docet).
Ai due esempi di ulivo, per par condicio, se ne affiancano altrettanti di quercia roverella, l’albero autoctono della nostra Murgia. Basti pensare che le superfici boschive murgiane un tempo ricoprivano aree molto più estese di quelle attuali, via via sottratte nel corso dei secoli per esigenze di pascolo e coltivazione. Capita così di trovare, ogni tanto, qualche esemplare isolato, come la roverella di Contrada Maccarone, alta una ventina di metri, austera e dominante sugli ulivi circostanti, non lontano dal centro abitato di Andria.
Dulcis in fundo c’è lei, la nostra preferita, punto di passaggio quasi obbligato delle pedalate in agro andriese, sita in una contrada il cui nome le si cuce perfettamente addosso: la Quercia di contrada Abbondanza, imponente, grandiosa, tanto da provare vanamente a cingere il suo fusto tricentenario da oltre 4 metri e mezzo di circonferenza. Al suo cospetto non si può fare a meno di fermarsi a contemplare, a pensare a quali meraviglie può regalarci la natura. Che sia nella folta veste estiva o nelle disadorne ramificazioni invernali, la sua chioma immensa è uno spettacolo per tutte le stagioni. E noi assistiamo assorti a codesto spettacolo, con la consapevolezza che pedalare sulla Murgia è anche abbandonarsi nel robusto e rassicurante abbraccio di una quercia monumentale.
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