Il giorno del lutto

Elena Albanese

Il funerale di Antonio Summo celebrato tra l’abbraccio commosso della sua Ruvo. Il vescovo: «Signore preserva la vita dei nostri ragazzi da ogni male»

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Oggi è il giorno del lutto. Lo dice anche il cielo, che da questa mattina non fa che tuonare e lampeggiare, tingendo l’atmosfera di buio e di grigio, che ben si addicono ai sentimenti di un’intera comunità.

Antonio Summo, ruvese, 15 anni non ancora compiuti, ha ricevuto l’ultimo saluto nella sua parrocchia, San Giacomo, attorniato dall’affetto di una città che si è stretta, forte e silenziosa, alla sua famiglia distrutta.

La pioggia non ha fermato le centinaia, forse migliaia di persone che hanno affollato l’ampio piazzale che porta il nome di don Tonino Bello. Erano tutti lì i ruvesi, a far sentire il loro abbraccio.

«Vogliamo ricordarti così: generoso e amico di tutti», dicono gli amici al termine della commossa cerimonia. 

Parlano direttamente con lui, gli fanno i complimenti per il traguardo del conservatorio, anche se «non abbiamo mai dubitato delle tue capacità», poiché «il tuo obiettivo è sempre stato salire, andare verso l’alto».

Poi, descrivendo il loro stato d’animo come una «morsa di dolore che ci immobilizza», gli dedicano i versi di Destinazione Paradiso, la canzone di Gianluca Grignani. Perché è proprio lì che «un giorno ci ritroveremo e forse ci insegnerai a suonare la tromba».

Ne è convinto anche il vescovo, monsignor Domenico Cornacchia, che ha presieduto il rito. «Si è addormentato nella pace di Cristo», dice. Ma poi sente il bisogno di aggiungere: «Signore preserva la vita dei nostri ragazzi da ogni male», perché ciò che è successo non accada «mai più».

Alla fine la piccola bara bianca esce dal portone della chiesa e viene portata via, salutata da uno striscione che recita “Continua a suonare da lassù. Ruvo ti porta nel cuore” e accompagnata dagli occhi lucidi della folla, oltre che dall’immancabile musica.

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