Il default all’orizzonte e 30 mesi passati inutilmente

Mario Albrizio*

Salvare il bilancio, evitare gli ulteriori catastrofici indebitamenti cui ora si da mano, rispettare le sentenze, venendo incontro ai soci di cooperativa. Si poteva fare.

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Gli psicanalisti sanno che le confessioni più autentiche sono quelle che arrivano fuori luogo, in un modo, momento o posto in cui non dovrebbero.

Arrivano come il fume in piena che ha travolto gli argini, e a cui non importa se è domenica, o notte, o se nella sua furia travolgerà esseri viventi addormentati.

È proprio così che avviene. Come il colpo di scena inaspettato nel mezzo di una tragedia shakespeariana. Così, a margine del convegno che parla di tutt’altro, con involontaria ironia intitolato La Città come Principio, ai Domenicani, la sera di un 20 dicembre. Così, come un fulmine a ciel sereno, il Sindaco primo a parlare.

Neanche 10 minuti di discorso tra il benvenuti e gli immancabili auguri di Natale – e in mezzo il dramma.

Chissà se Vito Ottombrini si era preparato la bordata o se gli è sgorgata inarrestabile e per così dire contro la volontà. Dal tono della voce, commosso e pacatamente alterato, scommetterei sulla seconda.

Ha cominciato con la buona notizia: un contratto da due milioni di euro firmato in Regione in mattinata, per la riqualificazione delle Piazze Matteotti e Cavallotti. 

E tutti in sala hanno pensato al triste stato della Villa comunale in Piazza Dante. L’ha pensato senz’altro anche il Sindaco, che ha parlato delle ragioni del fermo, del patto si stabilità, dei mille vincoli che limitano anche la semplice manutenzione e riqualificazione di questa Città potenzialmente gioiello.

E qui, probabilmente, di fronte alla prospettiva sia pur teorica di una Città anche altrove bloccata e stravolta come piazza Dante, gli argini interiori devono aver ceduto e il bravuomo è venuto fuori incontenibile travolgendo la fragile scorza istituzionale.

30 mesi senza una soluzione

“Stiamo facendo di tutto per salvare la Città”, dice, quasi urla litigando col microfono che funziona solo a tratti.

Salvare la Città? Ma non era già salva? Non avevano già l’assessore al bilancio e tutti gli altri, in polemica con chi scrive, almeno in questo compatti, escluso il default?

In condizioni normali magari saremmo intervenuti per far notare che, a nostro avviso (e non solo nostro: vedi parere dei Revisori dei Conti) stanno sbagliando tutto.

Con Ruvo Terzo Millennio avevamo dato una soluzione a costo zero. Diciotto mesi fa. Qualcosa che oggi ci avrebbe visto col problema risolto alle spalle.

Invece hanno scopiazzato quel progetto solo nella parte che è sembrata più succosa, la società per azioni, trascurando che una soluzione integrata del genere, così articolata e complessa, non si può spezzettare. E infatti il risultato della così detta Ruvo2 è stato totalmente fallimentare.

Perché era una proposta campata in aria, che non partiva dal problema e non era centrata sulla sua soluzione.

Perché non era una proposta centrata sui bisogni collettivi, e per esempio apriva in periferia centri commerciali dove avrebbero dovuto trasferirsi esercizi dal centro: prospettiva a cui nessuno pensa davvero, specie nel pieno di una crisi che non accenna a finire e in cui la reale alternativa, per i commercianti, non è se aprire un nuovo punto vendita o trasferirsi; ma se chiudere o provare a resistere ancora.

E soprattutto quella proposta è fallita perché era terribilmente costosa: un investimento di 30 milioni di euro. Oltre a dover trovare i 20 per il debito. E con la prospettiva di un altro contenzioso legale infinito e costosissimo data la necessità di altri espropri.

Insomma, un fiasco predestinato.

Ruvo Terzo Millennio invece era centrata sul problema, amalgamava e ottimizzava i suoi fattori e sfornava una soluzione che era l’unica possibile e, soprattutto, una soluzione a costo zero per le pubbliche casse e del tutto soddisfacente per gli altri interlocutori.

Perché mai tale proposta non sia stata neanche discussa, resterà per chi scrive un mistero.

Ma ancor più grave è che in alternativa l’Amministrazione NON abbia proposto nulla. In trenta mesi! Perché Ruvo 2 è più una (brutta) storpiatura di RTM che un’alternativa.

Qualche settimana fa, parlando di tutt’altro (ricordiamolo: le confessioni fuori luogo sono sempre le migliori) un dirigente Pd mi ha dato probabilmente la chiave per capire.

Lui, che parla con i massimi vertici del partito, ha rivelato che avevano puntato sulla famosa (o famigerata) cessione di volumetrie (la ben nota “perequazione volumetrica” di catalaniana memoria) e magari con l’utilizzo/cessione di qualche area pubblica così detta a DM.

Tutte cose altamente rocambolesche e tra l’altro contrarie alle leggi ed alla ferma politica dell’assessore regionale Barbanente.

Ma tant’è. Se la speranza è l’ultima a morire, figuriamoci l’illusione. E questo spiega tante cose. I convegni da cui la Barbanente esce sbattendo la porta. I 18 mesi (anzi 30) di vuoto propositivo e così via.

Tutto, tranne che prendere in considerazione e analizzare seriamente l’unica vera proposta sul tavolo che avrebbe evitato il tracollo del Comune, salvandone il bilancio, evitando gli ulteriori catastrofici indebitamenti cui ora si da mano, rispettando le sentenze, venendo incontro ai soci di cooperativa, dando in sovrappiù strutture espansive della progettualità e dell’operatività cittadine e – last but not least, non meno importante – praticamente a costo zero per il Comune.

No tu no. Ma perché? Perché no.

A volte una canzonetta interpreta la politica meglio di una dotta analisi.

Salvare la Città

Insomma avremmo voluto interrompere e dire/chiedere al Sindaco tutte queste cose. Gridare contro una strategia sbagliata che arriva tardi e male, che non è neppure una strategia. Che ci dissanguerà fino all’osso e dopo ci manderà comunque in fallimento! Una pura ode alla follia!

Ma non si può interrompere una voce che è improvvisamente diventata roca e profonda, mossa e irruente, proprio come il fiume in piena che porta in superficie i detriti e spazza via quel che incontra.

“Stiamo facendo di tutto per salvare la Città. Abbiamo appena ottenuto un prestito di 7.3 milioni ma la situazione rimane grave perché il debito totale è ormai a 20 milioni, e ci sono altre sentenze che devono arrivare.”

In un attimo, lo confesso, mi crolla il mondo addosso. Le stesse identiche cose che scriviamo da un anno e mezzo. Le stesse cifre. La stessa diagnosi. Dopo 18 mesi l’Amministrazione capitola e riconosce che avevamo ragione su tutti i fronti. Persino sulla prospettiva di fallimento.

Ma queste sono proprio le ragioni che non si vorrebbe mai avere. Avrei preferito di gran lunga aver torto, e vedere salva la Città.

Ognuno ha il suo destino.

Come quando il medico a cui per 200 volte hai riportato il tuo malessere e che per 200 volte ti ha tranquillizzato con un “non è niente, le analisi sono a posto, passerà”, improvvisamente ti confessi che sì, forse le analisi erano sbagliate e tu sei effettivamente moribondo. Tu, il Cittadino. Tu, la Città.

“Stiamo facendo di tutto per salvare la Città. Ma se i soci delle cooperative non capiscono che devono fare la loro parte, pagare le sentenze, il Comune andrà comunque in dissesto. Magari l’anno prossimo. Ma sarà inevitabile.”

In pratica, un addio a ogni speranza. Visto che i Soci delle cooperative sono in gran parte impossibilitati a pagare, parte perché non possono, parte perché non vogliono. Parte per entrambi i motivi. Rischiano il pignoramento, ma fino a quando ascoltano gli irresponsabili che gli dicono di non pagare, potrebbero passare altri anni e si potrebbe arrivare al risultato paradossale di un Comune fallito, e di soci pignorati. A vantaggio di chi?

Fare la propria parte

Ma perché, si chiederà il Lettore, i Soci delle cooperative non dovrebbero fare la loro parte?

“Perché c’è ancora chi li sobilla e va a dire loro che non devono pagare!” spiega ancora il Sindaco.

E chi sarà mai, si chiederà sempre il lettore impertinente, questo irresponsabile che istiga a trasgredire la legge?

E qui, ahinoi, il fiume si è improvvisamente e incredibilmente, all’istante, contro tutte le leggi della fisica e della retorica, asciugato. Non esce più una goccia. Quel nome non si fa.

Anch’io devo essere in qualche modo (un incubo? wink) nei pensieri del Sindaco. Perché puntuale arriva la citazione, senza nome.

“C’è chi chiede i nomi, le responsabilità”. Giusto. Presente. Da due anni e mezzo. Dal giorno in cui vi siete insediati.

“Ma io non sono quel tipo. A me non interessano i nomi e stabilire chi è responsabile.”

Eccolo lì. Il fiume ha travolto tutto e si è sgonfiato. Gli argini sovrastano di nuovo quello che è diventato un rigagnolo.

Vito, oh Vito! Signor Sindaco! Ma che razza di argomento è?

“A me non interessano?”

A noi Cittadini sì. Eccome! E ciò che interessa ai Cittadini DEVE interessare al Sindaco. È un dovere, non un’opinione.

Ci state indebitando fino al midollo, svendendo il patrimonio pubblico, radendo al suolo per i prossimi anni, se non decenni, la nostra capacità di crescere, riempiendo di cambiali le generazioni presenti e quelle future. E per premio a tanti sforzi e sacrifici andremo comunque in fallimento e per così dire perderemo l’onore come Città. E giù altre spese, tagli ai servizi  e tariffe alle stelle.

Ci manderete (avete già cominciato) a casa un conto di 800 euro a testa. 800 euro-a-testa! Per ogni singolo ruvese, neonati e moribondi compresi. Compresi la stragrande maggioranza dei Cittadini che nulla sanno della vicenda cooperative edilizie e la cui unica colpa (ammettiamolo: grave) è di aver votato certa gente.

Ci mandate in casa un micidiale salasso, praticamente un’ipoteca sul nostro futuro e su quello dei nostri figli – e non dobbiamo neanche sapere a chi dobbiamo dire grazie?

Pagare e sorridere

Ma sei proprio sicuro, Vito, che sia così? Che sia la soluzione migliore per tutti? O, alle brutte, che lo sia almeno per voi che oggi siete maggioranza traballante in Comune? Perché domani sarete disfatti e relegati nel dimenticatoio della Storia da una Città distrutta per la tragica politica clientelare di gente che non avete neanche il coraggio di nominare. E di cui così facendo diventate di fatto complici.

Perché te lo ripeto, e questa volta spero di essere più chiaro (per così dire).

Se non spiegate chiaro chiaro, per filo e per segno, per bene e fino all’ultimo dei cittadini (io), cosa sta succedendo, e perché, e per colpa di chi – i Cittadini addebiteranno il salasso e tutto il resto a chi gli manda la bolletta. Voi. Come già succede. E come è di moda dire oggi, verrete asfaltati.

Ti sembra un motivo sufficiente, almeno questo, per ristabilire un po’ di verità?

Tu lo pagheresti il conto salatissimo di un ristorante che non solo non ti dice cosa hai mangiato, ma in cui sei sicurissimo di NON aver mangiato affatto?

Noi no. I Cittadini ruvesi, no. E questo è il punto.

Poi la serata prosegue in maniera tecnicamente impeccabile. Ma è come essere risucchiati in una bolla. Un’atmosfera surreale dove c’è scappato il morto ma lo show deve andare avanti. Anche se quel morto eravamo e siamo tutti noi.

Architetti, ingegneri, geologi e cultori disegnano la Città che (ancora) non c’è; insieme a quella che non c’è più ma rimane viva e presente nel sottosuolo.

Si parla dei rilevamenti col georadar in Piazza Matteotti. Della Traiana. Della incredibile (tanto per cambiare) e drammatica scomparsa della Torre del Pilota.

Tutte cose che meriteranno una trattazione a parte.

Ma stasera no. Non dopo la morte civile annunciata della Città. A chi vuoi che interessino, i ricordi e i progetti di un moribondo?

* http://cittalibera.it/citta/ruvo-di-puglia

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Commenti

  • Povero PAESE (utente non verificato)

    Cercate di fare qualcosa per il bene della città . Tanto interrogazioni non credo che ce ne siano più. visto che l’interrogante, adesso vi plaude, ha notato che state facendo un buon lavoro, sino all’altro ieri, era tutto il contrario. Povera Politica da un giorno all’altro si cambia strada.