Il commercio ruvese può rinascere con la liberalizzazione

Possibilità di organizzare autonomamente il proprio orario di lavoro decidendo di restare aperti in giornate festive o in ore notturne
Con la manovra Monti, quella tanto agognata liberalizzazione del commercio finalmente è realtà. Dal 2 gennaio, infatti, in città come Roma e Napoli, i titolari di esercizi commerciali possono organizzare autonomamente il proprio orario di lavoro decidendo di restare aperti in giornate festive o in ore notturne. Per tutti, comunque, vi sono 90 giorni di tempo per adeguarsi alle nuove norme.
Un respiro di sollievo per l’economia cittadina e per il centro storico che, soprattutto il giovedì pomeriggio, sembra ritornare all’epoca medievale allorquando venivano chiuse le quattro porte e si viveva nel silenzio. Un respiro di sollievo per quei commercianti che, maggiormente nei giorni festivi, potranno vendere pane, focacce, frutti di mare, prodotti caseari (unici ad essere attualmente commercializzati) oltre a prodotti di nicchia venduti da ortolani vicino le proprie abitazioni, ponendo fine a quel ‘pellegrinaggio’ verso le città limitrofe per approvvigionarsi di qualche leccornia.
I commercianti ruvesi già potevano aprire ulteriormente le porte al cliente in ore non regolamentate alla luce di un’apposita ordinanza sindacale che, riprendendo la legge Bersani, rendeva facoltativa la chiusura infrasettimanale del giovedì ma qualcosa impedì questo primo approccio alla liberalizzazione.
Bisogna quindi recuperare il tempo perduto sapendo ‘prendere alla gola’ i consumatori così come da tempo hanno fatto i negozianti baresi che confezionano precotti (dalla teglia della lasagna, ai bocconcini di carne, alle cipolle al forno) maggiormente per quei lavoratori pendolari che, tornando a casa dopo le ore 14.00, trovano gli esercizi commerciali chiusi. Una situazione che si fa più dolente il giovedì quando si è costretti a recarsi al supermercato del paese più vicino e approvvigionarsi per l’intera settimana. Risultato: il giorno seguente, negozi vuoti.
“C’erano una volta il mercato del pesce o le bancarelle allestite nelle principali vie del centro storico”. Sembra l’inizio di una favola che può ritrovare il lieto fine solo con il coraggio e la dedizione dei commercianti che hanno positive possibilità di ripresa.
Commenti
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Questa nuova norma non porterà altro che svantaggi all’economia locale. Gli unici ad approfittarne saranno i titolari di grande aziende che potranno sfruttare ulteriormente i loro lavoranti, mentre per il piccolo commerciante sarà un ritorno alla condizione di “servo della gleba” senza più la possibilità di riposo alcuno, per poter sopravvivere alla concorrenza delle multinazionali!








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