Il 25 aprile. Valore etico ed esistenziale per la repubblica e le istituzioni

Redazione

“Deideologizzare” il passato, riconoscere ad esempio la memoria dei vinti, rispettare le morti di ogni parte di quella che fu anche una guerra civile, fatta da italiani contro altri italiani, va bene

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento dei giovani democratici sul valore del 25 Aprile

 Il 25 aprile si celebra il sessantacinquesimo anniversario della Liberazione, ovvero l’ omaggio e il ricordo per la ”Lotta di Liberazione” e per la riconquista della libertà.
La memoria è, oggi, un valore imprescindibile. I tentativi di carattere culturale e politico mirati a sminuire o, addirittura, annullare il valore che ebbe quella lotta, falsificando e mistificando la nostra storia,gli squallidi sforzi di riscrivere la storia, facendo passare la tesi della “guerra civile”, per legittimare i repubblichini di Salò e parificarli ai partigiani e alle partigiane antifascisti-e sono evidenti azioni atte a dare una chiave di lettura diversa e ben poco rispondente al vero, con l’unico fine di isolare e scorrelare la liberazione dalla nascita della democrazia in italia e dalla nascita di quel bellissimo e sacro documento chiamato “Costituzione”.
Ribadiamo invece che il 25 aprile è una giornata di memoria storica della liberazione dal fascismo e dal nazismo: una vera e propria guerra di liberazione.
In questa logica va inserita la disinvoltura con la quale la maggioranza parlamentare di centro destra con la Lega ritiene di dover modificare pesantemente la Costituzione, malgrado la stessa conservi, dopo tanti anni, la sua grande vitalità democratica, il suo riferimento morale per l’unità nazionale e per i valori condivisi dei nostro popolo. La cronaca riporta vicende aberranti per un paese democratico,unito, che avverta l’importanza di riconoscersi in una nazione unita: sindaci leghisti, governatori del Pdl che si affannano a cercare escamotage al fine di distorcere in maniera barbara la nostra cultura storica nazionale (ammesso che abbiamo mai appreso qualcosa dai libri di scuola!).
È una verità storica che non può essere negata, che non può essere affogata nel mare di una generica indifferenza. È giusto guardare alle vicende che sono alla base delle istituzioni repubblicane con uno sguardo aperto e sereno, sgombro dalle vecchie ideologie, dai pregiudizi, dalle paure che a volte hanno reso più difficile la comprensione delle cose.
Scriveva Piero Calamandrei :”Andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la dignità e la libertà, andate lì, o giovani, col pensiero, perchè lì è nata la nostra Costituzione”
Ricordare, è qualcosa che dobbiamo ai ragazzi e alle ragazze,agli uomini e alle donne che scelsero di rischiare la propria vita per l’Italia, lo dobbiamo ai partigiani e a chi lottò per un’Europa e un’Italia democratica, civile e solidale.

Non lo dobbiamo certo a chi era dall’altra parte, a chi stava a fianco della Germania hitleriana che massacrava i nostri soldati a Cefalonia, a chi scelse di difendere i principi antidemocratici e antisemiti contenuti nella Carta di Verona, a chi collaborò a rappresaglie ed eccidi, a chi condivise la tremenda responsabilità di quanto avvenne nel Ghetto di Roma, a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema.

Perché sia detto per inciso e con chiarezza: per fare i conti fino in fondo con il fascismo non basta individuare la data del 1938 e condannare la vergogna, l’infamia assoluta, delle leggi razziali. Da quel momento il regime diede il suo orribile contributo alla Shoah, allo sterminio del popolo ebraico, ma il crimine nei confronti di tutti gli italiani, del loro diritto a dire quel che pensavano, a riunirsi e associarsi liberamente, a stampare quel che volevano senza finire in carcere o al confino, era stato compiuto ben prima.

“Deideologizzare” il passato, riconoscere ad esempio la memoria dei vinti, rispettare le morti di ogni parte di quella che fu anche una guerra civile, fatta da italiani contro altri italiani, va bene, è anzi doveroso.
Ma sbaglia chi pensa che questo possa significare fine di ogni distinzione o una sorta di oblio della memoria.

La Resistenza e l’antifascismo sono un valore, sono un irrinunciabile patrimonio etico ed “esistenziale”, sono il luogo e il momento in cui la repubblica, le nostre istituzioni, affondano le loro radici. La nostra identità, la nostra unità nazionale, nascono lì, in quel tempo. Da quella spinta verso la libertà e la democrazia nacque la repubblica.
Liberazione significa esattamente questo: mettere in atto dei processi che abbiano come obiettivo ultimo la conquista della libertà. Dove la libertà, in un’accezione Fichtiana della vita, è la sostanza stessa dell’esistenza umana.
Questo 25 aprile ha un’importanza particolare, ha un sapore diverso dal consueto: vuole recuperare il significato intimo dei termini libertà e liberazione. Ciascuno rifletta in questo giorno sul fatto che la bellezza di questa civiltà, il buon profumo che emanano queste “libertà” delle quali godiamo, non derivano dal possedere a priori questi valori nella nostra nazione. Essi sono l’agognato frutto di una ricerca asfissiante, di uno “streben”,una tensione continua verso il recupero della dignità della vita. Per queste ragioni la Libertà va salvaguardata e conquistata giorno per giorno.
La preziosità della libertà è nella sua conquista, non nel possederla aprioristicamente

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