I richiami spagnoleggianti di Torre di Lerma

Avete presente le “Missioni spagnole” negli Stati Uniti d’America, quelle costruzioni bianche osservabili in qualche vecchio film hollywoodiano? Ecco, l’atmosfera sembra essere più o meno quella

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali
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L’agro di Bitonto è ricco di torri e casali che raccontano una realtà rurale storicamente viva e produttiva, riflesso di una città, autonoma sin dalla metà del ‘500, fiorente e culturalmente “contaminata” anche dalla presenza di numerose famiglie nobili di origini spagnole.

Sono proprio i richiami spagnoleggianti che caratterizzano il racconto odierno e soprattutto il gioiellino rurale protagonista di tale racconto: Torre di Lerma.

Avete presente le “Missioni spagnole” negli Stati Uniti d’America, quelle costruzioni bianche osservabili in qualche vecchio film hollywoodiano? Ecco, l’atmosfera sembra essere più o meno quella. Percorrere la via centrale, che attraversa quello che ormai è, a tutti gli effetti, un piccolo borghetto, è immergersi in un luogo in cui il tempo pare essersi fermato.

L’antico podere trova testimonianza della propria esistenza già a partire dalla seconda metà del XVI secolo, periodo in cui i De Lerma, nobile casato originario del Regno di Spagna, giunsero in città. Tra i loro più illustri rappresentanti si annoverano alti prelati e uomini di cultura, ma anche figure un po’ più torbide, blasonati con il titolo nobiliare di Duchi di Castelmezzano e di Ciliano. Proprio Ciliano era l’antico nome della zona, molto vicina all’attuale frazione di Mariotto. Attraverso un efficace ricorso all’istituto dell’enfiteusi, i Duchi De Lerma resero il feudo di Ciliano una delle più fiorenti proprietà agricole della provincia, pullulante di fertili uliveti e vigneti, sottratti alle superfici boschive.

Informazioni preziose, ricavate da un amico che ringraziamo, su un posto ricco di storia dunque, la cui struttura è formata da corpi di fabbrica risalenti ad epoche diverse, tra i quali spiccano l’antica torre quadrangolare, interamente in pietra, che svetta sull’intera proprietà e la graziosa cappella gentilizia, con epigrafe datata A.D. 1858.

Tralasciando qualche aggiunta naïf e qualche scritta un po’ kitsch più recenti, resta la bellezza e la tranquillità agreste di un luogo dal placido candore, da godersi con la consueta lentezza.

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