“I colori della luce” illuminano la pinacoteca comunale

Francesca Elicio

Il professor Pasquale Conserva: «Un quadro per poter essere pienamente compreso deve saper anche celare mistero e deve sedurre attraverso il fascino»

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Dare ai giovani la possibilità di esprimersi attraverso l’arte. E’ questa l’idea su cui si basa la mostra pittorica “I colori della luce”, che si è inaugurata ieri sera nella pinacoteca di arte contemporanea.

Non solo Cantatore quindi. Per sette giorni – fino al 29 settembre – sarà possibile osservare questa collettiva di pittura che vede protagonisti giovani talenti.

All’inaugurazione erano presenti Monica Filograno e Francesco Picca, direttore della pinacoteca, entusiasti di riproporre a Ruvo questa novità.

«La nostra idea – afferma il professor Giovanni Capurso – è quella di realizzare una battaglia di idee contro le Avanguardie che hanno creato solo confusione. Si pensa oggi di fare arte senza le tecniche pittoriche tradizionali. Nel nostro piccolo la battaglia parte con la riproposta di fine Medioevo e Rinascimento».

«L’assioma da cui si parte – ha proseguito il professor Pasquale Conserva – è il seguente: si vede solo ciò che si conosce. Quindi il mio invito è quello di studiare la storia dell’arte. Il quadro non ha un tempo dilatato, è limitato in pochi centimetri. E’ una immagine con impatto: lo spazio e il tempo sono componenti con cui gli artisti fanno i conti per trasferire il risultato di un’immaginazione, di un’emozione. Tre sono i canoni che un artista segue: il contenuto, l’impatto strutturale del quadro (la forma) e la forza emotiva da sprigionare. In tutto ciò deve esserci sempre armonia, simmetria e proporzione. Comprendere un’opera d’arte è difficile. Ciò che vediamo non sempre coincide con ciò che crediamo di vedere. Ritengo che sia importante affermare quanto non bisogna delegare gli altri nel giudizio, ad esempio i critici d’arte. Spesso si dimostrano persone che peccano di intellettualismi, che abbondano di opinioni personali, simpatie, corruzione e mercificazione dell’arte. Non tutto può essere e deve essere capito. La vera comprensione di un quadro nasce anche dal mistero, dal fascino che deve sedurre. L’artista deve prima produrre per se stesso».

A conclusione dell’apertura della mostra il maestro Filippo Cacace e una sua allieva, Natalia Raguseo, hanno dato vita a un saggio di prova su come realizzare un quadro.

Nella nostra gallery alcuni dei dipinti in mostra.

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