I candidati sindaco a confronto

Nell'ex Convento dei Domenicani l'incontro organizzato dall'Azione cattolica
Sono otto candidati sindaco. Otto persone con un credo politico differente, visioni e prospettive diverse ma con un filo conduttore comune: fare del bene alla città. E’ questo che si è cercato di mettere in risalto nella serata di ieri organizzata dall’Azione cattolica, nella quale c’è stato un dibattito che li ha visti confrontarsi su alcune tematiche di maggiore rilievo.
Per quanto possa apparire abbastanza insolita la presenza dell’Azione cattolica in quella che è la vita laica, va ricordato – come ha affermato il moderatore Luigi Sparapano, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi – che essa si mostra lontana da un cristianesimo astratto, adottando una visione che al suo interno contiene realtà, coraggio e temperanza. E’ la politica che ispira il nostro modo di guardare alla realtà.
Tre semplici domande generali, che hanno messo a nudo i candidati e che hanno fatto riflettere la nutrita platea in merito a ciò che sarà il futuro di Ruvo. Ecco che, uno per uno, riportiamo le diverse visioni in merito a politica, giovani e assistenza sociale.
Che cosa è la politica per voi?
Pasquale Raffaele: Oggi siamo soliti dire a chi vuol fare politica: “Lascia stare, la politica non è per te”. Voglio solo ribadire che dobbiamo aver fiducia nella politica, bisogna fare attenzione alla scelta dei candidati. La sinistra e il mondo cattolico vanno d’accordo: il rapporto di fiducia viene instaurato nel momento in cui i cittadini credono nella politica.
Oscar Altamura: Il Movimento nasce come una reazione a una sfiducia diffusa. Si propone di partecipare, decidere e scendere in campo con strumenti come i comitati di quartiere. Per combattere la sfiducia dei cittadini bisogna che tutti, non solo i politici, si siedano a un tavolo e ascoltino le istanze dei cittadini.
Antonello Paparella: La politica è l’arte del divenire, una visione prospettica del futuro. La mia idea è quella di un servizio verso la comunità: bisogna ridurre le proprie necessità per mettersi a servizio della collettività. Un sindaco deve avere visione delle esigenze che scaturiscono da un ascolto. Bisogna fare sintesi. Come? Con l’interlocuzione, un confronto periodico e uno scambio rapido di notizie.
Vito Cantatore: La politica deve mettere insieme le idee e svilupparle, deve partecipare, trasmettere onestà e legalità, deve dare idee per migliorare e dare risposte alla comunità. Bisogna fare un’analisi di tutti i problemi.
Pasquale Chieco: La politica è partecipazione, dobbiamo impegnarci per donare il nostro tempo. C’è bisogno di cedere il potere ai cittadini. Sono diversi i metodi di partecipazione a cui ho pensato, come ad esempio il bilancio sociale. Il mio proposito è quello di realizzare una sorta di agenda digitale.
Cosimo Schinaia: A Ruvo serve anima e metodo. Politica è parlare e assumersi la responsabilità etica che porta al benessere; è qualcosa che deve far crescere tutti. Fare politica non vuol dire solo amministrare: è raccogliere ciò che viene seminato. Bisogna essere uniti e fare sistema: servono entusiasmo, servizio, spirito di aggregazione.
Mariatiziana Rutigliani: La mia idea è quella di persone che sono cresciute qui e vogliono cambiare l’idea di un paese trascurato. Il sindaco deve essere sempre tra la gente, non solo durante la campagna elettorale. Non dico che abbiamo le risposte, ma sappiamo quali cure adottare: l’idea è di un comune trasparente, efficace, legato alle tecnologie che permette di essere sempre presente.
Mario Albrizio: Mi ritrovo con quanto è stato detto da Chieco. Serve innanzitutto partecipazione costante. Bisogna realizzare una grande alleanza civile, nonostante i due grandi problemi del paese: il debito e la carenza di formazione.
Quindi qual è la vostra idea per mantenere il dialogo con la cittadinanza?
Pasquale Raffaele: La fiducia arriva solo con la partecipazione costante. Ci proponiamo ogni tre mesi di scendere in piazza e discutere con la cittadinanza.
Oscar Altamura: Vogliamo istituire il comitato di quartiere, ovvero eleggere un responsabile di ogni quartiere che comunica direttamente con l’Amministrazione. Un’altra nostra idea è quella di dare una quota di bilancio a ciascun quartiere in modo da potersi gestire autonomamente.
Antonello Paparella: Bisogna ascoltare, incontrare la cittadinanza, fare informazione e fare in modo che questa sia puntuale, vera ed efficiente.
Vito Cantatore: Bisogna usare tutti i mezzi a disposizione per fare informazione. Il mio intento è di realizzare dei convegni con l’Azione cattolica per discutere delle sue iniziative.
Pasquale Chieco: Io sono contro ogni tipo di slogan. Bisogna usare molto le nuove tecnologie e il mio proposito è quello di mettermi a disposizione e al servizio dei cittadini circa ogni tre mesi per discutere di eventuali problemi o questioni.
Cosimo Schinaia: Libertà vuol dire partecipazione. Dobbiamo far sentire il cittadino amato, perché il Comune è la nostra casa. Soprattutto va tenuto conto del grande problema dei non elettori che ci sono nel paese.
Mariatiziana Rutigliani: Ho ipotizzato di realizzare ogni semestre degli incontri per dar voce ai cittadini. Nelle mie liste sono presenti candidati referenti dei quartieri più dislocati di Ruvo, in modo da poter far arrivare informazione anche lì.
Mario Albrizio: Deve esserci una comunicazione continua 24 ore su 24. Bisogna migliorare il sito istituzionale, essere presenti sui social costantemente e garantire risposte in tempo reale o più tempestivo possibile.
Si passa alla seconda questione: quali sono le iniziative per le politiche giovanili?
Pasquale Raffaele: Sono convinto che bisogna investire nella cultura che parte dal basso e che non va mai divisa con l’imprenditoria. La cultura produce necessariamente economia.
Oscar Altamura: Bisogna valorizzare le iniziative degli istituti scolastici, impegnare i giovani nel turismo. E’ importante poi cedere dei luoghi agli anziani in modo da poter insegnare ai giovani le arti e i mestieri. Inoltre vorremmo istituire uno sportello psicologico online in modo da assicurare un avvicinamento tra i giovani e le istituzioni.
Antonello Paparella: Ogni azione deve avere un obiettivo. Bisogna far focus più sulle persone che sul patrimonio. Si deve cercare di rendere più attraente la città, creare incentivi fiscali, economici e di ascolto, che permettono di mettersi in gioco.
Vito Cantatore: Prevedo una struttura di 1000 metri quadrati da destinare alle associazioni perché devono essere non dislocate. Bisogna creare coordinazione, vendere gli immobili e realizzare strutture in cui i giovani possano far esperienza fuori, ma poi possano poter rientrare nel proprio territorio. Bisogna investire molto nell’agricoltura.
Pasquale Chieco: L’unica cosa da fare è aprirsi, dare chance a chi ha avuto esperienze diverse di vita. I giovani devono essere al centro di queste politiche. C’è molto già nel nostro paese a riguardo come ad esempio il co-working. Voglio sottolineare l’importanza dei fondi strutturali e soprattutto mi concentrerei sul rilancio dell’agricoltura: le risorse agrarie devono assolutamente essere destinate ai giovani.
Cosimo Schinaia: Bisogna investire sui giovani. E se queste risorse da investire non dovessero esserci, bisogna necessariamente prenderle da fuori. Nel nostro paese ci sono solo parrocchie: esse non possono sostituirsi completamente alle strutture. Si deve studiare molto per far di meglio.
Mariatiziana Rutigliani: I giovani devono rimanere a Ruvo; non possiamo ancora permetterci che vadano via. Nel nostro paese manca un contenitore culturale, ed è quello che mi prefiggo di realizzare. Mancano strutture dedicate non solo a giovani, ma anche a bambini ed adolescenti. Molti luoghi potrebbero essere destinati alle associazioni. Dobbiamo fermarci e far capire che Ruvo è diversa.
Mario Albrizio: I giovani hanno bisogno di esempi dall’alto. Hanno diritto ad avere opportunità. C’è bisogno di cacciare via il clientelismo. E’ prioritario fermare l’emigrazione e assistere i giovani che hanno dei progetti. Possediamo un patrimonio che va messo a frutto.
Passiamo all’ultima questione: come intendete operare nel settore delle politiche sociali?
Pasquale Raffaele: Quella di rendere Ruvo più bella è un’operazione che va vista con cautela. Bisogna per prima cosa capire e conoscere. Spesso si fanno dei progetti che servono poco; se togliamo metà dei fondi destinati alle politiche sociali, non si riesce ad aiutare chi ha più bisogno.
Oscar Altamura: In merito a questa politica ci sono delle diverse operazioni da poter eseguire. Innanzitutto si potrebbe creare una farmacia sociale: donare tutti i farmaci non scaduti ma che non sono più necessari e farli gestire a un responsabile che ha il compito di darli a chi ne ha bisogno. Se riportiamo a casa i ruvesi che sono andati via, abbassiamo necessariamente le tasse. Cercheremo anche di combattere l’uso sproporzionato delle slot machine non appena venga approvata la legge dalla Regione.
Antonello Paparella: L’amministrazione non può seguire ogni tipo di caso. Ci sono quelli cronici e quelli che hanno davvero bisogno di aiuto. In quel caso l’amministrazione deve aiutare attraverso fondi che sono ora bloccati oppure attraverso voucher. Se rendiamo più efficace l’affido di minori, saranno ridotte molte spese. Un auspicio è quello di realizzare una convezione col Vescovo per poter istituire una mensa quotidiana.
Vito Cantatore: Il mio intento è quello di rinunciare al 30% dell’indennità di ciascuno di noi per destinarlo al fondo sociale.
Pasquale Chieco: Il problema è legato al bilancio. Noi facciamo un trasferimento di risorse insostenibile; abbiamo diverse misure sulle quali poter contare. Abbiamo necessariamente bisogno di rendere virtuosa la capacità di coordinare e di fare rete tra le associazioni. Bisogna fare un patto per la lotta alla povertà attraverso un insieme di risorse e di individui.
Cosimo Schinaia: Odio il politicamente corretto. Credo che il sindaco debba investire su risorse nuove: il decoro non è vergogna, ma investimento sulle proprie risorse.
Mariatiziana Rutigliani: Credo ci siano persone che fanno dell’assistenzialismo una forma di vita. L’attenzione va rivolta a tutti e non solo a determinate categorie. Bisogna creare fondi di solidarietà rivolti a categorie che passano giornate davanti ai servizi sociali. Occorre ingegnarsi e dare delle risorse. L’idea è di istituire un albo di figure professionali di aiuto a determinate persone.
Mario Albrizio: Bisogna assicurarsi di dare un lavoro familiare garantito abbattendo sprechi, risolvendo la questione degli espropri, ottimizzando risorse. Pensiamo a una cooperativa che faccia in modo che nessuno rimanga senza un lavoro, al fine di assicurare un’assistenza libera e dignitosa. La povertà è potenzialità, capacità di esprimersi.
Si è concluso così il primo faccia a faccia di tutti i candidati. Una linea abbastanza moderata e in alcuni versi comune, ma che ha contribuito a sottolineare le enormi divergenza che esistono tra le diverse visioni. Ma quale sarà la prospettiva che avrà la meglio?
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti