I BarMario sul palco di Andria sulle orme dei grandi del Rock

Elena Albanese e Angelo Malagnino

Un concerto per la raccolta fondi in favore dell’Unitalsi con la presenza di Mel Previte e Max Cottafavi, due tra i chitarristi storici di Ligabue, icone dei fan del cantautore emiliano.

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 Il palazzetto di Andria è enorme, talmente grande e dispersivo per i pur numerosi intervenuti da sembrare vuoto; ma i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto e sicuramente meritano di esibirsi nel nuovo tempio barese della musica.

È stata una serata evento per diversi motivi, quella del 22 gennaio: la raccolta fondi in favore dell’U.N.I.T.A.L.S.I., a cui i BarMario non sono nuovi, avendola già sperimentata con successo nel concerto acustico al “Teatro Impero” di Trani lo scorso dicembre, ma soprattutto la presenza di Mel Previte e Max Cottafavi, due tra i chitarristi storici di Ligabue; il primo con lui dal 1994, il secondo già dai tempi dei ClanDestino e vere e proprie icone per i fan del cantautore emiliano.

Dopo le presentazioni e i ringraziamenti di rito entra in scena la cover band al completo, esegue qualche pezzo e scalda l’atmosfera. Il cantante e leader Dario Zifarelli è meno prolisso del solito nella presentazione dei pezzi e questo fa sì che la musica scorra come un flusso ininterrotto inebriando i presenti e caricandoli fino alla conclusione di “A che ora è la fine del mondo”. E’ lo stesso Dario ad annunciarlo: “La fine del mondo è…a partire da ora!”. Il bravo Gerardo Lovero lascia quindi il suo posto al “leggendario” Mel Previte che incanta tutti con la sua chitarra rosso fuoco. Non pare vero di averlo sotto gli occhi, proprio lì a pochi metri che sorride, saluta e sembra proprio divertirsi.

Il “tocco in più” lo dà il violino di Angelo Berardi, confermato nella formazione dopo l’esibizione tranese, che usa il suo strumento strapazzandolo e torturandone le corde peggio di una chitarra elettrica.

Quando gli accordi iniziali di “Tra palco e realtà” si diffondono, riconoscibilissimi, tra i presenti, la platea è carica di adrenalina e di aspettative che non verranno deluse. Il gruppo è in piena forma, come se suonare a cospetto delle special guest intervenute non crei nessun tipo di soggezione, ma al contrario accresca la voglia di esibirsi dando il meglio di sé. Tutti sembrano perfettamente a proprio agio e anche il secondo turn over avviene in maniera molto naturale: stavolta è Gianni Volpe a cedere il passo a Max Cottafavi con la sua Fender, che sembra ancor più in vena del collega, dispensando assoli e dimenandosi sul palco.

La sezione ritmica primeggia e si esalta,forse anche grazie alle dimensioni del Palasport, storicamente luogo consacrato al rock: Antonio Liso “Lisetti” dall’alto della sua posizione fa vibrare le corde del suo basso che si sentono non solo con le orecchie, ma anche nella pancia. Tommaso Summo conferma, a dispetto della sua formazione classica, il suo appeal con la Musica potente e sanguigna, lanciandosi, sul finire del concerto, in un tellurico Solo, che si conclude tra gli applausi del pubblico e degli altri musicisti.

Dario, dal canto suo, punta e spara e su “I duri hanno due cuori” merita anche gli sguardi ammirati del duo Cottafavi-Previte, che forse non si aspettava una tale carica da una band di provincia e una tale grinta dal suo leader.

La conclusione delle due ore di rock puro regala l’ultima meravigliosa ciliegina sulla torta: un quartetto di chitarre che suona all’unisono sui pezzi da sempre più amati del repertorio del Liga; da “Balliamo sul mondo” fino alla più classica delle conclusioni: “Urlando contro il cielo”. Le Star si inchinano letteralmente alla “grandezza” di Gerardo e Gianni, sancendo in questo modo quello che era già chiaro ai più: i due non hanno nulla da invidiare a chi, per una magica alchimia tra bravura e fortuna si è magari trovato ad aprire un concerto degli U2 . Introdotta dalla sinuosa ed evocativa tastiera di Davide Cantatore, ha fatto ballare e saltare tutti: l’ultimo liberatorio sfogo prima del rientro a casa, sazi di musica.

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Commenti

  • nickangel (utente non verificato)

    sinceramente penso che,chi ha scritto questo articolo stava sognando al momento della stesura,perchè io c’ero e posso confermare che non c’era tutta quella gente descritta nella “favola”!comunque io penso solo una cosa,che la mancanza di “qualcuno” si sente,anche x la presenza dietro la batteria(senza offendere a Tommaso)!e poi un’ ultima cosa:quando ci si trova in un gruppo,ognuno ha la propria parte,logicamente chi più,
    chi meno,ma non ci sono leader, altrimenti il gruppo non è GRUPPO!

  • mubi72 (utente non verificato)

    Cara nick sicuramente avevi gli occhi e la mente occupata forse da qualche sostanza.. Se vuoi un consiglio quando avrai il piacere di incontrare il batterista tommaso fatti rilasciare un autografo,così un giorno potrai dire io c’ero!