Ha vinto l’acqua. Ha vinto la democrazia.

Grazia Ippedico

Il commento a caldo dell’organizzatore del comitato ruvese

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 È stata una battaglia dura e sofferta, ma alla fine l’abbiamo spuntata.
Con il risultato elettorale di lunedì non si mettono in campo le sole questioni legate alla gestione dell’acqua, del nucleare e dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Oggi vince la democrazia, vince la voglia di riscatto, vince la partecipazione dei cittadini al governo del proprio Paese.

Una grande vittoria nonostante gli attentati perpetrati da coloro che in ogni modo hanno cercato di sabotarne l’esito: dall’invito a disertare le urne, al diniego della prevista e sacrosanta attività di informazione, al mancato accorpamento alle amministrative. Un “giochetto”, quest’ultimo, costato più di trecentoventi milioni di euro spillati dalle tasche dei cittadini che si preparano a subire gli effetti di una nuova manovra finanziaria.
Tutto sommato li abbiamo spesi bene visto che al danno si rischiava anche la beffa. L’orgoglio e la forza di reagire ha saputo trasformare questo sperpero di denaro pubblico in un investimento per noi e per i nostri figli.

Un’azione di sabotaggio, tipica di chi teme il confronto, cui hanno egregiamente sopperito un manipolo di cittadini che al di là delle proprie convinzioni ed ideologie hanno saputo coalizzarsi, senza pregiudizi e luoghi comuni, per condividere un percorso di autentica partecipazione all’edificazione del bene comune.

Anche Ruvo ha vissuto questo impegno nel diffondere le ragioni del SI’ offrendo alla cittadinanza occasioni di informazione ed approfondimento sulle questioni referendarie sempre disponibili al confronto e al dibattito.
Un comitato, quello ruvese, che non ha risparmiato risorse ed energie sottraendole al lavoro, agli affetti, ai propri interessi ed impegni.
Un terreno comune dove ognuno ha portato il suo contributo. Da quello intellettuale a quello più pratico, offerto con gratuità e tenacia, con perseveranza e caparbietà per le vie, le piazze, i corsi della nostra città.

Perché quando è in gioco un bene primario come l’acqua, quando è in gioco la democrazia, non puoi permetterti di abbassare la guardia, di voltare il capo e guardare altrove, di comportarti da “uomo qualunque”. Un qualunquismo che non appartiene alla città di Ruvo che nonostante due turni di elezioni amministrative, nonostante le belle giornate, nonostante la sfiducia nella possibilità di poter cambiare dal basso le regole del gioco imposte dalle logiche di mercato e di potere ha saputo dare il meglio di sé attestandosi, con il suo 60,41%, quale miglior comune nella provincia di Bari in termini di affluenza alle urne.

Ma questa vittoria non è un punto di arrivo. La piena vittoria deve ancora compiersi. Questa prima tappa rappresenta l’avvio di un percorso cui è necessario il contributo congiunto dei nostri rappresentanti politici e dei cittadini tutti. I primi dovranno adoperarsi per elaborare nuove politiche di gestione del servizio idrico che siano condivise, strutturate e coerenti con gli orientamenti dei cittadini. Orientamenti che si incarnano nella legge di iniziativa popolare e nell’esito referendario di oggi. I cittadini, a loro volta, dovranno maturare un’educazione all’uso della risorsa acqua perché si sviluppi una consapevolezza del suo valore, una logica del risparmio, una preferenza dell’acqua del sindaco a scapito di quelle in bottiglia.

Nell’attesa che i tempi di una nuova cultura dell’acqua siano maturi, permettetemi di rivolgere a voi tutti, cittadini ruvesi, un caloroso GRAZIE per aver contribuito, ciascuno a suo modo, alla stesura di una pagina di gloria nella storia di questa Repubblica.

*Vito Lamonarca
Referente Comitato Ruvese 2SI’ per l’Acqua Bene Comune

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Commenti

  • 77esimo (utente non verificato)

    scusate,ma in puglia abbiamo gia’ l’acquedotto pugliese,quindi e’ gia una struttura privata?Se e’ cosi’ allora a cosa e’ servito il referendum sull’acqua?

  • pete (utente non verificato)

    l’aqp è una spa però controllata all’87% dalla regione Puglia e il 13% dalla regione Basilicata, quindi è praticamente pubblico

  • comitatoacqua (utente non verificato)

    L’Aquedotto Pugliese è gestito da AQP SpA secondo una gestione “in house” ovvero una società di capitali (gestita secondo le norme del diritto societario e non del diritto pubblico) ove l’intero capitale è detenuto dalla Regione Puglia che è un ente pubblico. Se non fosse stato cancellato l’art. 23bis, la Regione avrebbe dovuto vendere, entro la fine dell’anno, il 40% delle sue azioni ad un soggetto privato. Con la vittoria del SI del primo quesito, tutto il capitale resta nelle mani della Regione ma la società resta pur sempre una SpA. Un ulteriore passaggio dovrebbe essere quello di trasformare AQP SpA in società pubblica. In consiglio regionale è in discussione un DDL ad hoc.