Ha fatto tappa a Ruvo InBioAlQua, l’app per il monitoraggio degli insetti dannosi

Vittoria Laura Leone

​Ideata dagli entomologi dell’Università di Bari, si pone come obiettivo quello di veicolare un’informazione tempestiva tra gli agricoltori per la difesa del verde e la salvaguardia della biodiversità​

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Si chiama InBioAlQua la nuova applicazione in arrivo sugli smartphone e disponibile su Google Play nei prossimi mesi, testata per il monitoraggio e per la prevenzione delle invasioni biologiche di organismi alieni, invasivi e da quarantena. I fruitori potranno scattare foto, che saranno esaminate da esperti entomologi, i quali avviseranno gli stessi sulle misure da adottare in situazioni di criticità.

L’ambizioso progetto che ha visto nascere questa applicazione è stato ideato dagli entomologi dell’Università di Bari e si pone come obiettivo prioritario quello di veicolare un’informazione tempestiva tra gli agricoltori per la difesa del verde e la salvaguardia della biodiversità. Con l’ausilio di un furgoncino dotato di sistema audio-video digitale mobile, giovedì 23 maggio, in piazza Matteotti, il professor Francesco Porcelli ha descritto al pubblico presente in cosa consista la disciplina dell’entomologia. Essa è una branca della zoologia che studia scientificamente gli insetti, analizzandone l’anatomia, la fisiologia e il comportamento nell’ecosistema naturale.

Questi organismi costituiscono il più grande raggruppamento di animali che popolano la terra, annoverando oltre un milione di specie. Approcciarsi alla complessità di questo mondo è da sempre un compito gravoso per gli studiosi, mossi dall’esigenza di catalogare e “sistematizzare” l’enorme varietà che influenza, in modo positivo o negativo, il regno vegetale e animale, condizionandone l’economia, l’alimentazione, le abitudini e la salute.

Passando in rassegna le tipologie degli insetti, il professor Porcelli ha suddiviso questi organismi in tre macrogruppi: alieni, invasivi e da quarantena. Le campagne italiane sono sempre più infestate da insetti o microrganismi estranei al nostro ecosistema (di qui l’utilizzo del termine “alieni” con cui vengono comunemente indicati), che si insediano e si riproducono con l’intensificarsi dei traffici commerciali o con i repentini mutamenti climatici. Le specie alloctone che hanno tale impatto negativo sull’ambiente e generano danni al raccolto si dicono “invasive”. La loro nocività scaturisce dall’assenza di barriere commerciali e soprattutto dalla mancanza di controlli di merci in entrata e uscita. Il progetto InBioAIQua si occupa di alcune di queste specie aliene come ad esempio Philaenus spumarius (vettore di Xylella fastidiosa), Drosophila suzukii (moscerino della frutta), Aleurocanthus spiniferus (da cui deriva la fumaggine) e Agaonidae (vespa dei fichi). La complessità del quadro è aggravata dagli organismi da quarantena, un gruppo di parassiti portatori di malattie delle piante, ritenuti pericolosi per i danni irreversibili che possono arrecare alla terra.

A conclusione dell’incontro, il professore ha ribadito che solo grazie a un’informazione capillare, precisa e documentata, sarà possibile contrastare tempestivamente e concretamente le invasioni biologiche evitando i danni diretti all’agricoltura, alla silvicoltura, alla floricoltura, all’apicoltura, registrando un aumento sostenibile della produttività, della redditività ed efficienza delle risorse negli agro-sistemi.

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