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La Redazione

La violenza domestica sulle donna attraverso gli occhi di un uomo. il film spagnolo ” ti do i miei occhi”

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L’8 marzo, festa della donna è una festività che nasce dalla violenza e non a caso, di violenza sulle donne si parlerà stasera, alle 17,30 presso il liceo scientifico O. Tedone.
Dopo la visione del film “Ti do i miei occhi” di Iciar Bollain interverranno Maria Celeste Nardini, senatrice e Carmen Maroccia psicologa.

Una signora sessantenne partecipa ad una trasmissione televisiva. Trova il coraggio di raccontare anni e anni di violenza subita nella propria casa. Dopo pochi giorni il marito la brucia viva. Questo drammatico episodio ha scosso la Spagna e ha portato alla luce il dramma delle violenze che le donne subiscono all’interno della famiglia. In Spagna si contano quasi due donne uccise alla settimana dal proprio coniuge o compagno. E le cifre negli altri paesi non sono migliori.

Nasce cosi “Ti do i miei occhi “– e poi la mia bocca, la mia pancia, i miei piedi. Prendi un pezzo per volta di me. La mia voce, la mia voglia e infine la mia libertà.

Questo è quello che dice nel film Pilar ad Antonio, a volte senza parole.
Questo è quello che dicono centinaia di donne ai loro uomini, innamorate spesso della loro idea dell’amore, che rifiutano di vedere quando questo si trasforma in un rapporto di potere. Nel film si esplora il tema della violenza domestica.

Iciar Bollain indaga “il male” in maniera quasi scientifica, incrociando una prospettiva maschile e una femminile. La violenza esiste perché è frutto di un sistema che genera violenza. Le donne che restano legate a uomini violenti fanno paradossalmente parte dello stesso sistema. Il lungo e faticoso cammino che porta Pilar a “liberarsi” da Antonio coincide infatti con la sua stessa liberazione personale fondata sulla valorizzazione delle proprie risorse.
Anche Antonio si sforza di andare al di là di una storia personale impostata sui canoni del dovere e del maschilismo. La sua vita professionale è infatti insoddisfacente come la sua vita affettiva, una vita da cui è sopraffato e di cui riesce a vivere solo la metà perché l’altra è dominata dalla sua necessità di controllo.

Un film che non fa leva sulle emozioni per suscitare attenzione ma le provoca a partire da un senso di compassione nel significato etimologico del termine, di condivisione di un sentimento comune: lo sforzo di andare oltre il sistema chiuso in cui siamo concepiti allo scopo di rinascere come identità consapevoli.

( vedi http://www.icine.it/fmm/articoli.php?id=15562)

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