Giuseppe De Lia e le sue ceramiche, la tradizione che mai andrà persa

De Lia: «Il mio desiderio è che tutto questo che ho costruito in tanti anni non muoia, ma continui ad essere esercitato dai miei figli in modo da portare sempre con tanta dignità quest’arte».
In un tempo di modernizzazione, talvolta è bello far ritorno alle origini. E lo si fa ricorrendo alle tradizioni che hanno segnato il nostro paese, tradizioni che ormai vanno sempre più in disuso.
Un esempio a caso è dato dall’analisi effettuata facendo attenzione ai mestieri legati al passato che fanno ancor parte del nostro presente.
Stiamo parlando dell’ultimo maestro ceramista presente a Ruvo di Puglia, il signor Giuseppe De Lia, emblema della passione ceramista che c’era un tempo nel nostro paese che con il passare degli anni ha lasciato sempre più posto alle nuove tecnologie rappresentando un danno alle tradizioni del territorio.
Il signor De Lia dal 1968, quando era solo un bambino, svolge la propria professione con lo stesso carisma di un tempo. Ci spiega che quella della ceramica è una passione di famiglia, e che lui da quando era bambino ha imparato quest’arte che da allora non ha più abbandonato. Si definisce nato tra i materiali ceramici.
«Può rappresentare un bene per me, ma è soprattutto un peccato che ormai questo mestiere non sia più praticato da nessuno – afferma il signor De Lia – oramai le leggi italiane vietano che qualcuno possa imparare quest’arte in disuso, che credo finirà per essere a conduzione familiare. Quello del ceramista è un mestiere che va insegnato sin da bambini perché, una volta diventati adulti, i ragazzi non riescono più ad essere perfetti e precisi. Il mio desiderio è che tutto questo che ho costruito in tanti anni non muoia, ma continui ad essere esercitato dai miei figli in modo da portare sempre con tanta dignità quest’arte».
Prosegue poi: «Credo fermamente che gli istituti d’arte non riescano ad insegnare questi mestieri. E’ successo tantissime volte che ragazzi studenti in quelle scuole non riuscivano neanche a capire come funzionassero gli attrezzi. Non serve la teoria, ma tanta, tanta esperienza».
Per quanto riguarda il commercio a Ruvo: «Sembra strano, ma non ho neanche un compratore di Ruvo. Provengono tutti da altri paesi ed è grazie a loro che continuo a gestire in modo molto attivo questo mestiere».
Conoscere le tradizioni del nostro paese rappresenta un bene, non sempre apprezzato. E’ un modo alternativo per non far morire la storia che ci appartiene e di cui il nostro paese può far vanto rispetto a tante altre realtà.
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