Giornata della Memoria e dell’Impegno, inaugurata la targa in onore di Antonio Lorusso

Questa mattina si è tenuto anche un incontro on line sul tema della legalità a cui hanno partecipato istituzioni, mondo della scuola e Salvatore Lorusso, figlio di Antonio
Questa mattina, nell’ambito della 26esima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, a Ruvo di Puglia, è stata scoperta, nella strada a lui intitolata, la targa in onore dell’appuntato Antonio Lorusso, agente di custodia ruvese “vittima del dovere”, ucciso dalla mafia il 5 maggio 1971.
Antonio Lorusso lavorava nel carcere Ucciardone di Palermo e perse la vita proprio nel capoluogo siciliano insieme al Procuratore Capo della Repubblica Pietro Scaglione che stava accompagnando al Palazzo di giustizia con l’autovettura di servizio.
Nel corso della mattinata, si è tenuto anche un incontro tematico, in diretta streaming sulle pagine Facebook del sindaco Pasquale Chieco, del Comune di Ruvo di Puglia e di Evoluzioni, a cui hanno partecipato il sindaco Pasquale Chieco, l’assessora alla cultura con delega alla legalità Monica Filograno e, in collegamento da Palermo, Salvatore Lorusso, figlio di Antonio.
L’incontro è stato animato anche dalle riflessioni di studenti degli istituti ruvesi e della professoressa Mariantonietta Torelli che ha parlato della funzione della scuola nel percorso di educazione alla legalità.
Quella legalità in nome della quale, negli anni precedenti, Istituzioni e scuole ruvesi hanno marciato nelle città che dicono “No” alla criminalità organizzata. L’assessora Filograno ha annunciato che proprio via Antonio Lorusso sarà il punto di ritrovo dal quale partire alla volta delle future marce contro la mafia che, si spera, saranno fatte in presenza.
Lo slogan dell’edizione 2021 della Giornata, a cura di Avviso Pubblico e Libera contro le mafie, riconosciuta ufficialmente dallo Stato con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017, è A ricordare e riveder le stelle.
«”A ricordare” – scrivono dalla pagina di Libera -, “ricordare” dal latino è un’etimologia che ci restituisce un duplice significato: re- indietro, ma anche “nuovamente” e con cuore. Richiamare nel cuore coloro che hanno perso la vita per mano mafiosa – il 21 marzo è per loro – “tornare” e essere “nuovamente” ricordati per rivivere nella nostra capacità di fare memoria. Il passaggio dal ricordo alla memoria ci dà la possibilità di interrogare insieme il passato, per esprimere la cura e la responsabilità di cui è intriso il nostro impegno nell’oggi e nel domani.
“Riveder le stelle”, citando l’ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, a settecento anni dalla sua morte. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, così il sommo poeta saluta i suoi lettori alla fine del viaggio nell’inferno. Il desiderio di “riveder le stelle” e di uscire dall’inferno della pandemia, dopo un anno di isolamento e distanziamento, è un desiderio forte tra tutti i cittadini. La parola stessa desiderio ci rimanda al cielo: desiderare è avvertire la mancanza di stelle, sidus in latino, quindi sentire forte la necessità di buoni auspici, di luce che illumina e dà energia.
E in questo senso le stelle sono anche le persone che ogni giorno si battono per la giustizia sociale e la legalità democratica, fari del nostro operare ed esempi ai quali guardare. A loro dobbiamo quotidianamente volgere il nostro sguardo. Osservare le stelle nel cielo vuol dire avere un panorama sgombero da nuvole, nitido, ciò a cui dobbiamo tendere per superare una fase caratterizzata da offuscamento e confusione. Il firmamento è la nostra capacità di andare oltre ciò che stiamo vivendo oggi, per generare un futuro migliore: agire per l’altro e l’altrove, parafrasando lo slogan di Palermo 2020. Se da un lato sentiamo il dovere di essere custodi di un patrimonio storico fatto di eventi tragici e gesti di reazione e rottura, dall’altro abbiamo la necessità di portare le nostre battaglie oltre quel periodo, per saldarle alle emergenze sociali che schiacciano e indeboliscono le nostre comunità oggi. Sono le storie delle persone, vittime innocenti che tracciano e ridisegnano la linea del tempo, l’impegno nel presente per rigenerare i nostri territori.
Il titolo della Giornata vuole dunque essere un inno alla vita, allo sguardo verso un orizzonte migliore da costruire insieme, a partire dalla memoria di chi quella vita ci ha lasciato, come un testimone nelle mani di un corridore che deve vincere la gara più importante, quella per l’affermazione del bene collettivo, del bene comune».
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