Furto in teatro, l’indignazione della compagnia teatrale

Questi luoghi non sono sufficientemente tu-telati e, spesso, sembrano lasciati a loro stessi
125 posti, spazi per uffici e per l’accoglienza del pubblico, per produzione di spetta-colo dal vivo, per attività multidisciplinari per tutte le età, spazi esterni fruibili: l’associazione culturale “Tra il dire e il fare/Compagnia La Luna nel Letto” opera da più di 20 anni in ambito culturale e gestisce dal 2008 uno spazio così articolato 365 giorni l’anno con risultati via via crescenti.
Una crescita che riguarda la qualità dell’offerta culturale proposta, ma anche, con-seguentemente, il numero delle persone che seguono le differenti attività: pro-grammazione di spettacoli di teatro ragazzi, prosa e danza; laboratori per ogni età, teatrali, musicali, ludico-espressivi; attività per le scuole pensate ad hoc con gli in-segnanti; servizi per la città e per le associazioni locali.
Il teatro è anche centro di produzione artistica: tante sono le compagnie teatrali, provenienti da tutto il territorio nazionale che sono venute qui a produrre i loro nuo-vi lavori artistici in quanto ritrovano qui esperienza, professionalità, accoglienza. Uno spazio, quindi, che diventa sempre più grande in termini di visibilità e cono-scenza all’esterno e che porta il nome di questi luoghi molto lontano da qui.
Questo anche grazie agli spettacoli che, parallelamente al lavoro sul territorio, viag-giano nei teatri più importanti d’Italia portando con sé la nostra visione artistica e la professionalità: qualità ormai riconosciute che costituiscono un patrimonio che vo-gliamo condividere con la comunità locale in cui tutto questo nasce e si sperimenta per la prima volta.
In questa stagione ormai conclusa, Cenerentola Across the universe e La Bella Ad-dormentata, storico spettacolo della compagnia che ha compiuto recentemente 12 anni di età, hanno affrontato una lunga tournée italiana riscuotendo apprezzamenti da parte di pubblico e critica. Più di 70 repliche, migliaia di ragazzi incontrati e tan-tissime soddisfazioni.
Tutto il lavoro fin qui descritto nasce da questo posto in periferia che, fin dal primo momento, si è creduto di poter gestire coinvolgendo sempre più una comunità locale che potesse sentire questi luoghi come propri, integrati all’interno di un tessuto cit-tadino centrale il più delle volte sede delle manifestazioni che coinvolgono i cittadini. In nome di tutto questo, da anni, si sommano sacrifici su sacrifici per sopperire alle carenze amministrative, tecniche, culturali ed economiche e oggi dobbiamo consta-tare, con amarezza, che tutto questo non è stato e non sarà sufficiente.
Questi luoghi dedicati alla cultura e al libero accesso non sono sufficientemente tu-telati e, spesso, sembrano lasciati a loro stessi, alla buona volontà di chi cerca di renderli vivi, al caso, all’incontro fortuito di persone che li hanno a cuore senza al-cun intervento da parte delle autorità competenti a cui è chiesta attenzione e cura per renderli sicuri.
Una riflessione, questa, che va avanti da anni e che oggi purtroppo porta con sé ri-svolti negativi che si pagano sulla pelle, quella di operatori culturali che con passio-ne e dedizione lavorano per una causa comune: durante le festività pasquali hanno subito “in casa”, entro il recinto stesso del nostro spazio, il furto di uno degli stru-menti più importanti del lavoro: il furgone. Un cabinato 7 posti più il cassone, con meno di due anni di vita e quindi con altri due di mutuo da pagare.
Per una compagnia che vive dei propri spettacoli in tournée e che, attraverso la loro vendita, sovvenziona parte della stagione a Ruvo di Puglia, è un vero e proprio cata-clisma. Un cataclisma che ha reso la compagnia muta per settimane e che adesso, in un momento di programmazione e programmazione futura pone di fronte ad una domanda: bisogna considerare l’accaduto un incidente privato da affrontare per conto proprio o giusto non è un incidente che investe una comunità intera che biso-gna invitare a condividere?
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