Fratelli di confraternite: a palazzo Spada si vive il mistero
Fratelli di Confratelli”, pur rappresentando soggetti dal viso coperto, quindi enigmatici, hanno il volto di un’abile perizia, che si rende manifesta attraverso la somma di straordinarie carte vincent
Bruder der mitbruder: Un incontro con l’Arte contemporanea, di Paolo de Santoli, dal 4 al 12 Aprile in cia Vittorio Veneto, presso palazzo Spada.
Enigmatici personaggi, somma di evocazioni, ironie, dissacrazioni dove recuperi, riusi, ricicli, diventano cardini della nuova creatività.
Una Installazione che restituisce al visitatore una chiave di lettura ‘libera’ nella memoria di sempre.
Si lotta contro l’appiattimento omologante, l’ossessione globalizzante.
Figure, somma di arte-design–artigianato, che c’insegnano un’altra ostinazione, un’altra dimensione che parla di respiro della fantasia, di prodigio della luce, di utilità delle piccole cose, di novità del colore, di sarcasmo e di ironia, di ritmo e di magia e, ancora, di Canto e di Incanto.
Parola chiave è: mistero…
…il mistero delle confraternite: congregazioni religiose di fedeli, nate come associazioni dedite all’assistenza dei bisognosi, e divenute, oggi, non solo ispirazione, ma anche titolo della mostra “Bruder Der Mitbruder” (“fratelli di confratelli”)
…il mistero dei volti incappucciati, che accompagnano il corteo: uomini spogliati della loro identità, sofferenti sotto il peso delle pesanti croci, che molti di essi sorreggono…una sofferenza, la loro, non solo fisica, manifesta nel lento ed incerto incedere, ma anche emotiva e dalle motivazioni ignote, proprio come ignoti sono i volti degli incappucciati…
È principalmente a questo che si ispira la mostra di Arte Contemporanea allestita dall’artista Paolo De Santoli, presso il Palazzo Spada, in Ruvo di Puglia: il mistero dei confratelli e degli incappucciati, riproposto attraverso un’installazione del tutto moderna ed innovativa, una chiave di lettura libera e personale, in lotta contro l’appiattimento omologante e l’ossessione globalizzante.
…il mistero è la prima essenza del dubbio: prende l’uomo per mano e lo accompagna oltre il finito, oltre lo scibile, oltre il confine dei sensi e della ragione, che è “cane da guardia” del sub-conscio. Quest’ultimo è il giardino in cui giocano a nascondino le risposte più segrete, veritiere, amorali ed illecite dell’Ego: il mistero umano più profondo.
Quale ignoto e peccaminoso individuo si cela dietro la veste dell’incappucciato? Chi si nasconde…e da cosa? Probabilmente dietro quella maschera è il volto di chi, già giudice di sé, rifugge dal divenire oggetto d’accusa di occhi diversi dai suoi, diversi dai soli dinanzi ai quali l’incappucciato depone la maschera, sua unica arma di difesa, riconoscendosi allo specchio della sua anima peccatore e giudice, al tempo stesso, delle sue misteriose e segrete nefandezze.
Del resto che cos’è l’esistenza dell’uomo, se non il palco scenico del mistero? Ogni secondo non ancora trascorso ne custodisce uno, cento, mille… e noi uomini ci riveliamo soggetti erranti nell’esistenza, come tanti incappucciati, a volto coperto, per non mettere totalmente a nudo la nostra dannata anima dinanzi agli altri.
Enigmatici personaggi dai nomi bizzarri, tutti giocati sulle assonanze e consonanze: “fratello RAtello”, “col. Telli con fra. Telli”, “coo fratello Prugno- coo fratello Amareno- coo fratello Mirtillo- coo fratello Vermiglio”,”Cuorenero dei Misteri”, “Spadatratta Tratta”, si presentano alla vista dello spettatore, con forme atipiche nel loro aspetto tipico, apparentemente simili, ma in realtà particolari, l’una diversa dall’altra. Dapprima suscitano sentimento di Mistero e di Curiosità in chi si avvicina ad esse, per interpretarne la morfologia, che rievoca le sembianze degli incappucciati: il volto coperto, privo di espressione dietro il quale si celano le ignote sofferenze umane. I colori, ora più intensi, ora più sfumati dei volumi, richiamano alla mente le diverse tonalità di colore dei sai indossati dai confratelli, durante le processioni, ad alcuni più consunti di altri, e per questo quasi “virati”…ma tutti inseriti in una gamma cromatica timbricamente spenta, mistica.
I personaggi, variopinti e raggianti, dal momento che brillano di luce propria, irradiandosi vicendevolmente e vincendo le tenebre della notte di Passione, sono la somma di evocazioni e suggestioni. I “confratelli”, pur mantenendo la loro drammaticità, sembrano figli di padre sarcasmo e madre ironia, battezzati dalla creatività “ab-soluta”, intesa come libera, sciolta da schemi, e fondata sul recupero, riuso e riciclo di materiale povero e morto ( carta, plastica, legno di scarto, perle, tappi di bottiglia, ect…), ma fatto rivivere mediante un anelito di fantastica, con il prodigio della luce, la novità del colore, il ritmo e la magia dell’atmosfera…che rendono Arte anche le cose apparentemente più piccole e più inutili!
I “Fratelli di Confratelli”, pur rappresentando soggetti dal viso coperto, quindi enigmatici, hanno il volto di un’abile perizia, che si rende manifesta attraverso la somma di straordinarie carte vincenti, quali: arte, design, artigianato e decorazione.
Tutto questo, e molto altro, può essere colto dal visitatore che fa della propria suggestione e della sua libera interpretazione dei lavori, un’arte…la propria arte.
L’allestimento delle opere si presenta in una cornice, scelta nel cuore del nucleo antico, pregevolmente ricca di testimonianze di un’epoca rinascimentale, non a sé stante, ma parte attiva, integrante ed integrata nelle opere stesse: la diffusione acustica di suoni, lamenti tipici delle marce funebri, accompagna il visitatore nella doppia percezione sensoriale della mostra: ora visiva, ora auditiva. Luci tremule, fioche ed incerte rispetto a quelle emanate dall’istallazione dei confratelli, riproducono quella mistica atmosfera di Pathos, di Ethos, di Mistero, di Coinvolgimento Emotivo e Pietà Popolare, che si racchiude in una stratificazione sensoriale struggente…è qui che il Pathos, entrando nell’inconscio e nella suggestione del visitatore, trascende a Syn- pathos.
E cosa succederebbe, poi, se la magia del triplice mistero: visivo, olfattivo e auditivo si mescolasse al sospetto del gusto, presentato sotto forma di un’arte diversa, quale quella culinaria?…appagando non solo i sensi ma anche i palati, si potrebbe visitare la mostra accompagnati da un duplice dubbio, una meta incognita, a metà strada tra il dolce il salato…chissà quale agrodolce mistero accoglierà il visitatore…ma soprattutto, se ci sarà…chi riuscirà a risolvere l’enigma?
*Giovanna Ruggieri
Commenti
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la religione uccide pure te, digli di smettere
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caro ewawe, grazie alla religione cattolica da circa 2000 anni riesci a mangiare, a curarti, a imparare, a lavorare, etc. etc. …viceversa la stupidità uccide pure te, digli di continuare con le persone come te.
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la sinapsi si è fatta friggere a qualcuno….








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