Forum Famiglie Puglia a Emiliano: «Si attui concretamente il Piano regionale di politiche familiari»

In una lettera aperta al Presidente, alla Giunta e al Consiglio della Regione Puglia, il Forum chiede anche la rapida approvazione della legge regionale sulla introduzione del Fattore Famiglia
Il Forum delle Associazioni familiari di Puglia ha inviato, questa mattina, al governatore Michele Emiliano, alla Giunta e al Consiglio regionali, alla luce dei recenti dati Istat rispetto all’attuale situazione delle famiglie pugliesi, una lettera aperta:
«Illustri Signore e Signori,
nel novembre 2018, la Regione Puglia celebrava la sua prima Conferenza regionale sulla Famiglia,
dedicata a “La sfida della denatalità e le politiche familiari regionali”.
La Conferenza, frutto della comune mobilitazione del Forum delle Associazioni Familiari, dei
Sindacati dei Lavoratori, delle Associazioni datoriali e delle Istituzioni, seguiva l’approvazione all’unanimità da
parte del Consiglio regionale pugliese, nel luglio 2018, di una mozione con cui si chiedeva alla Giunta
regionale di realizzare per la prima volta in Puglia un momento di confronto con i diversi attori del territorio
per individuare politiche idonee a contrastare i bassissimi livelli di fecondità, attraverso l’ascolto attivo di
esperienze e buone prassi in grado di invertire il gravissimo trend negativo.
Nell’ultimo decennio la
popolazione regionale è infatti diminuita di circa 70.000 unità (una città come Altamura), i nati vivi sono
passati di circa 35.000 a poco più di 25.000 stimabili a fine 2020, il tasso di fecondità è sceso a 1,22 (tra i più
bassi tra le regioni italiane).
Frutto di quell’intenso lavoro è stato il nuovo Piano regionale di politiche familiari approvato il 25
febbraio u.s., che attende oggi con urgenza di essere messo in atto in tutte le misure di intervento
indicate, che dopo il Covid-19 sono divenute ancora più urgenti e attuali.
Ma non basta.
La pandemia da Covid ha peggiorato e peggiorerà il quadro di autentico inverno
demografico di cui la nostra regione è e sarà protagonista.
Secondo i dati gentilmente fornitici da Istat, che ringraziamo vivamente, attualmente in
Puglia, la fascia d’età maggiormente rappresentata è quella fra i 50 e i 54 anni; nel 2002 a prevalere
erano i 25-29enni.
E se il numero delle famiglie pugliesi cresce (1.618.809 al 31.12.19), il numero dei
suoi componenti scende da 3.16 (censimento 1991) a 2.15 (31.12.2019).
Dal 2011 il tasso di mortalità
pugliese ha superato quello di natalità e il divario fra i due tassi continua a crescere; diminuisce il tasso di
nuzialità, mentre il numero medio di figli per donna, in Puglia, raggiunge nel 2019 il valore di 1.22, bassissimo rispetto ai già stiracchiati 1.26 del Sud Italia e all’1.29 del dato nazionale; l’età media delle donne pugliesi al primo parto, infine, raggiunge quasi i 32 anni.
Ne conseguono un incremento della quota di popolazione di età superiore ai 65 anni, giunta al 22% circa, e il netto calo dei ragazzi fino ai 14 anni, che ne rappresentano il 13% circa.
Dal 2012-2013 ad oggi in Puglia, sono aumentate le famiglie uni-personali e sono drammaticamente diminuite le famiglie numerose, ovvero quelle con numero di componenti da 5 in su, che sono passate dal 7.5 al 5.8%. In pratica, nel biennio 2018-2019 rispetto al 2012-2013, le coppie pugliesi con figli si sono ridotte del 7% (contro il -4.4% nazionale) e del 31.1% le coppie con 3 e più figli.
Nel periodo 2012 -2019 sono aumentati del 20.4% i genitori soli, del 22.6% le persone sole, del 13.3 % le persone sole con più di 60 anni: si nasce sempre meno, si riduce sempre più la stabilità del legame di coppia, la società invecchia, inoltre si invecchia e si muore da soli: la fotografia di un presente che motiva ampiamente la paura del futuro diffusa fra la nostra gente!
Peggiora la condizione delle famiglie pugliesi: nel 2019, l’incidenza della povertà relativa familiare è pari al 27.4% contro l’11.4% nazionale, come del resto l’incidenza di quella individuale, giunta al 27.4% contro il 14.7% nazionale.
Nelle famiglie con almeno un componente da 15 a 64 anni, la quota dei non occupati raggiunge il 26,5% contro il 18,4% del dato nazionale, mentre significativamente più bassa è la percentuale di casi in cui a lavorare sono almeno due persone (26,2% contro il 34,6%). Cresce pertanto il flusso migratorio verso altre regioni italiane
Sempre più difficile la condizione dei giovani e delle donne.
I giovani pugliesi tra i 15 e i 34 anni rappresentano appena il 22% del totale della popolazione, ma il loro tasso di disoccupazione è di circa il 40.4%, contro il 29.2% nazionale; il tasso di occupazione femminile è di appena il 33%. Nel 2019, la quota di giovani non occupati e non in formazione (Neet), pur essendo diminuita rispetto al 2012, rappresenta il 23,6% della popolazione nella fascia di età 15-29 anni, più bassa rispetto al Mezzogiorno (26,2%) ma più alta rispetto all’Italia (18,1%). Il tasso di abbandono prematuro dei percorsi di istruzione e formazione dei 18-24enni è intorno al 15%, situazione che certamente verrà aggravata dagli effetti dei provvedimenti presi per contrastare la pandemia in corso (tra cui la chiusura delle scuole, con conseguente incremento della povertà educativa).
In apertura della Conferenza regionale sulla famiglia, l’attuale presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo, aveva sottolineato che “occorre cambiare la cultura dell’intervento a sostegno della natalità: non più semplice azione di contrasto alla povertà, come oggi, ma concreto aiuto rivolto a tutta la popolazione che desidera contribuire all’investimento in capitale umano del Paese”.
Un’inversione a U della cultura politica, chiamata urgentemente a passare da una visione assistenzialistica a prassi capaci di innescare resilienza, formazione, innovazione, imprenditorialità, nel rispetto della bellissima terra in cui viviamo.
Il Governo italiano, forse per la prima volta consapevole della drammaticità della situazione, promette la realizzazione del Family Act e l’introduzione dell’assegno unico per figlio. Ma ci chiediamo: è possibile investire sui bambini e sulle bambine, sui giovani e sulle donne con il prossimo ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali 2021 e con i 209 miliardi di Next Generation EU?
La prossima generazione è composta da quella presente e da quella che potenzialmente ci sarà, in cui noi crediamo, ma bisogna approntare politiche e interventi per essa a partire dal prossimo anno.
È possibile discutere di un piano di azione di e con i giovani da inserire nella programmazione del prossimo quinquennio? E discutere di un piano di azione strutturale di contrasto alla povertà educativa dei bambini e delle bambine di durata almeno quinquennale?
È possibile discutere di un piano strutturale per consentire alle donne di poter accedere a un lavoro stabile, di poter essere mamme e lavoratrici senza subire ricatti e discriminazioni, di poter fare carriera anche con una famiglia alle spalle, di riportare la maternità al centro degli spazi e dei luoghi di lavoro? Non ci deve essere conflitto tra queste due condizioni esistenziali, piuttosto premialità.
È possibile che queste possano diventare azioni e poste finanziarie inserite nella programmazione che si sta definendo a livello nazionale e regionale?
È indispensabile un’azione concertata dal Governo nazionale e dai decisori politici regionali, in collaborazione con le associazioni familiari e i corpi sociali intermedi.
Per l’efficacia delle politiche demografiche, infatti, non conta solo la rilevanza delle misure ma anche il tempo della realizzazione e della maturazione dei loro effetti.
Chiediamo pertanto:
- la piena, concreta e veloce attuazione del Piano regionale di politiche familiari;
- la rapida approvazione della legge regionale sulla introduzione del Fattore Famiglia;
- la partecipazione delle Associazioni Familiari regionali alla definizione delle azioni di intervento nella programmazione dei Fondi Strutturali UE 2021-2027 Next Generation EU per la parte di competenza regionale».
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