“Fortemente inquinato” lo sbocco molfettese della condotta sottomarina che coinvolgerà anche Ruvo
Torre Calderina sarà lo sbocco di una grande opera per la costruzione di un depuratore che coinvolgerà Molfetta, Bisceglie, Corato, Terlizzi e Ruvo
Se ci fossero le olimpiadi dell’inquinamento, a Torre Calderina (Molfetta) andrebbe la medaglia d’argento. Lo sbocco a mare del depuratore è tra i 13 punti di campionamento “fuori legge” in Puglia, su un totale di 20 esaminati da Goletta Verde, e il secondo più inquinato in Italia, dopo Bagnoli.
“Fortemente inquinato”, si legge nella relazione presentata da Legambiente, il giudizio peggiore. Tradotto in parametri: «Concentrazione di Enterococchi intestinali maggiori di 400Ufc/100 ml e/o Escherichia coli maggiori di 1000 Ufc/100 ml».
L’acqua analizzata dall’imbarcazione-laboratorio è risultata «di colore marrone e ricoperta da abbondanti schiume». Tutta l’area – continuano i tecnici di Legambiente, al momento del prelievo era «contraddistinta da un forte odore di fognatura e la costa in una situazione di evidente degrado».
«I dati di Goletta Verde confermano lo scenario emerso in Puglia sul fronte del contrasto da parte della magistratura alla mancata o inadeguata depurazione», ha commentato Francesco Tarantini ricordando l’inchiesta “Dirty water” della procura di Trani.
A fronte di tutto ciò, fa notare Cosimo Sallustio, a capo di Legambiente Molfetta, l’Arpa non avrebbe rilevato valori anomali tra aprile e giugno di quest’anno.
Nel circolo di via Paniscotti di Molfetta, lo scorso mercoledì si è parlato di depuratori a tutto tondo. Non solo quelli sotto esame dalla magistratura, ma anche degli impianti che vedranno la luce a breve. Torre Calderina – oasi naturalistica frequentata da oltre 100 specie di volatili – sarà lo sbocco di una grande opera che coinvolgerà Molfetta, Bisceglie, Corato, Terlizzi e Ruvo. Dal depuratore di contrada Lago Tammone i reflui provenienti dalle cinque città e saranno sversati al largo attraverso una condotta sottomarina, a una distanza di due chilometri dalla costa.
Spiagge pulite, si dirà, ma c’è sempre un “ma”. Per gli ambientalisti occorre valutare una serie di parametri per rendere tutto compatibile. Sotto il profilo paesaggistico e ambientale. Sovrasta il progetto – è il caso di dirlo – un impianto di sollevamento alto dieci metri. Avrà un basamento di oltre 30 metri farà il paio con la torre di vedetta cinquecentesca che dà il nome alla località. La Sovrintendenza ha detto “no”: meglio spostarla lungo la statale.
Dalla terraferma al mare. Per Legambiente occorrerebbe valutare la presenza al largo di allevamenti ittici, oltre che dell’Ostreopsis ovata e delle praterie di Posidonia oceanica. L’alga tossica è ormai un habitué dalle nostre parti e potrebbe farsi ancora più ingombrante se “foraggiata” dalle circa 2 tonnellate al giorno di solidi sospesi trasportati dalla condotta a regime. Come reagirebbe alle sostanze in sospensione poi la pianta acquatica, che fa parte del posidonieto “San Vito Barletta” e indispensabile per la vita marina e per prevenire fenomeni erosivi? La Regione Puglia, secondo gli ambientalisti, dovrebbe tener conto anche di questo.
Sallustio chiede analisi delle correnti che accertino, senza ombra di dubbio, la dispersione al largo dei reflui. Non convincono i modelli matematici utilizzati nel progetto. Non convincono perché non sono specificati.
Occorrerebbe valutare gli scenari in caso di fermo dell’impianto di depurazione e di posizionare dei pozzetti per controllare i liquidi sversati. In una parola: valutazione di impatto ambientale. Ma anche prevedere di tenere in funzione i vecchi scarichi in caso di malfunzionamento della condotta e un servizio di sms rivolto ai frequentatori della costa in caso di guasti.
Una corposa relazione sarà consegnata alla Regione dal circolo di Molfetta. Ci saranno le firme dei responsabili di Archeoclub, associazione Terrae, Arci, Partito democratico e Rifondazione comunista: sì alla condotta sottomarina, ma che scarichi secondo le norme. Non sempre è scontato.
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