Erri De Luca al “Tedone”: «Il mio punto di partenza è la fraternità»

La Redazione

Dopo un breve intervento, lo scrittore ha risposto alle numerose domande dei ragazzi sul suo romanzo e sulla sua arte

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Ha detto che «la scrittura è sempre stato il mio tempo migliore, il festivo di una giornata», che è «un buon ascoltatore delle storie che mi capitano» e che il primo racconto l’ha inventato a 11 anni e «aveva come protagonista un pesce che ignorava le persone».                       

In generale, però, ha parlato poco lo scrittore Erri De Luca nell’introduzione all’incontro dedicato al suo romanzo “La natura esposta”, presentato questa mattina nell’auditorium del liceo “Tedone” di Ruvo. Ma ha dedicato molto tempo a rispondere alle numerose domande dei ragazzi.

Molte quelle che hanno avuto per tema la sua ultima fatica letteraria e i numerosi temi in essa contenuti. In primis la montagna, sotto la quale vive e opera il protagonista nella prima parte della storia. De Luca, che è stato anche scalatore, la considera «tutt’altro che una barriera», anzi è «il più stretto canale di comunicazione tra versanti». Le montagne «sono il campo più aperto di comunicazione, un buon posto, perché non separano, ma avvicinano». Lì si riconosce il rapporto tra la propria misura e ciò che ci circonda.

Lo scrittore ha parlato anche di religione, anzi di religioni. Sono ben tre infatti quelle rappresentate nell’opera. «I monoteismi hanno potuto convivere e stabilire buoni rapporti e contribuire l’uno alla prosperità dell’altro», ha detto. Poi, parlando di se stesso, ha affermato di non essere «credente, ma lettore di storie sacre; e sono intimo con quelle storie, perciò non sono ateo. Perché non escludo la divinità: non lo posso fare perché ho avuto esperienza nella mia vita con persone di fede che ci credevano ed io non potevo dubitarne». Dunque non c’è una linea netta, ma mobile, tra le sfere del sacro e del profano. «Anche l’affetto può essere cosa sacra….».            

Il romanzo narra di un uomo che aiuta clandestinamente i migranti a passare il confine, ma poi – al contrario di altri compaesani – restituisce loro i soldi versati per il “servizio”. Viene dunque beatificato dai media come “il santo dei monti”, ma proprio per questo costretto a trasferirsi in una città sul mare. Qui trova lavoro come restauratore di un grande crocifisso marmoreo. La nudità del Cristo, la sua “natura esposta”, è stata coperta in passato da un panno che ora la chiesa vuole rimuovere.

«Cosa l’ha portata alla scelta di scrivere questa storia?», gli chiedono. «Mi è stata raccontata da un amico, scultore nelle Dolomiti. Parlava di un suo intervento proprio su un crocifisso». La cosa l’ha colpito e non l’ha dimenticata, perchè «questo è il compito degli scrittori, mentre giornalisti dimenticano». Poi l’ha resa propria, separandola da quella dell’autore originale, dopo aver scoperto che la crocifissione avviene su corpi nudi. Da lì, il racconto ha preso vita propria.

«Nella parte in cui descrive la donna della spiaggia, dice che è più bella quando si strucca. Anche questo rappresenta il modo di spogliarsi, presentarsi nudi e semplici? La donna non è un’artista, ma rappresenta l’arte?», incalzano i ragazzi. «La compagna dello scultore è una rivelatrice dell’arte, che con lui fa attrito», risponde lui. 

Diversi anche i quesiti sulle altre sue inclinazioni, sull’arte in generale e sulle origini del suo percorso. Il teatro, per esempio, per il quale De Luca ha scritto anche commedie. «Un bravo autore deve essere anche un bravo attore?». «No. Io posso solo dire le mie cose. Se mi capita di salire su palchi di teatro non recito, ma comunico; non interpreto, dico».

Riguardo al segreto della sua cultura, dice di essere letteralmente «nato in una stanza piena di libri di mio padre» e di aver «origliato le storie dei vecchi».

Perchè «bisogna leggere un “camion” di libri per possedere una tua lingua. A me piacciono le parole crociate…questo a lungo andare ti rende proprietario della tua lingua. Quando riuscirai a risolvere le parole crociate più difficili, sarai a buon punto».

Ma da dove parte Erri De Luca? «Mi hanno chiesto se il mio punto di partenza sia libertà. Credo che il mio punto di partenza sia la fraternità. Allungare nel buio la mano per afferrare quella di un altro. Questa per me è la fraternità».

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