Eleonora non va processata!
Mi ha profondamente colpito la vicenda della ragazza ruvese ventisettenne di nome Eleonora, arrestata qualche giorno fa da una pattuglia della Polizia Municipale di Ruvo dopo un maldestro tentativo di rapina ai danni di un supermercato locale.
Un colpo (di testa) finito male, andato a vuoto. Perché Eleonora, per quanto si sa, non è una rapinatrice di professione, anche se da ora in poi vanterà il triste primato di prima rapinatrice della storia ruvese. A mia memoria negli annali ruvesi non ce n’è un’altra.
Lei è e sarà ricordata come la prima. In passato, ormai moltissimi anni fa, il rampollo di una famiglia perbene tentò una rapina ai danni di una banca, ed anche per lui la faccenda finì male, ma, per l’appunto, si trattava di un uomo, non di una improvvisata quanto sprovveduta Eva Kent, la storica partner di vita e di sofisticate ruberie di Diabolik.
A parte la scontata constatazione che i ruvesi non sono affatto abili nell’arte della rapina, cosa molto positiva, la storia di Eleonora mi ha impressionato perché la ragazza ha dichiarato, con ingenuità e malcelata innocenza, di aver compito l’insano gesto a causa dell’elevatissimo costo dei matrimoni a Ruvo e dintorni.
Eh già, rapinatrice per necessità, giacché, Eleonora, avrebbe dovuto sposarsi e le servivano soldi, molti soldi, perché, e su questo non c’è da darle torto: i matrimoni costano un occhio della testa nelle nostre contrade sudiste e richiedono molti sacrifici, economici e di altra natura.
Spero che con lei, non si sia inaugurata un’altra categoria di sacrifici imposti dal matrimonio, cioè quella del sacrificio della immacolatezza della fedina penale. Sarebbe un disastro.
Per i giovani sposarsi è diventata un’impresa sempre più proibitiva, sballottati come sono tra un lavoro precario ed un impiego a nero, tra le grinfie di un padrone ed una sanguisuga.
Fra pranzo con i camerieri in guanti bianchi e posate d’argento, addio al celibato o al nubilato, casa, fitto, invitati, bomboniere, viaggio di nozze, tutte cose che, nella corrente mentalità devono, e sottolineo devono, farsi, c’è da chiedersi se il matrimonio non sia un modo per infliggersi un castigo più o meno consapevolmente, attesa anche la possibilità, non tanto remota, di un divorzio nel giro di poco tempo.
L’azione di Eleonora non può assolutamente giustificarsi, ma mi chiedo quali siano state le motivazioni psicologiche che l’hanno indotta a tentare il colpo, non un colpo grosso, ma un colpetto che avrebbe fruttato circa 900 euro, un’inezia rispetto al costo del pranzo di gala, il corrispettivo per non più di cinque invitati.
Forse Eleonora è andata in tilt perché non ha trovato interlocutori disposta ad ascoltarla o a consigliarla. Forse è stata lasciata sola alle prese con un problema più grande di lei.
Le ragioni psicologiche non le conosceremo mai, penso, perché appartengono ad un dominio assai intimo. Ma, per conto mio, chiederei alla magistratura di essere benevola nei suoi riguardi e ai miei concittadini ruvesi di non processare Eleonora, che tra l’altro non conosco, nelle piazze e nei bar, di non apprestarle processi sommari, insomma di tenderle una mano non di certo prestandole del denaro, ma col silenzio ed un esercizio di comprensione.
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