E Cristo non volgerà lo sguardo alla Mamma: il Venerdì Santo del 2020

Le antiche statue non procederanno tra ali di devoti e di chi è affascinato dalla bellezza dei manufatti. Tuttavia, si è invitati ad adornare i balconi con lini bianchi e lumini
Nel tempo del Covid-19, per le vie di Ruvo di Puglia, oggi che è Venerdì Santo, non procederà il corteo più antico della Settimana Santa, quello dei “Misteri Dolorosi” e della Passione di Cristo il cui culto, sin dal XVII secolo, è stato osservato dall’Arciconfraternita di Maria SS. del Carmelo.
Le statue del Seicento, commissionate dai confratelli, non procederanno tra ali di devoti e di chi, pur non essendo un fervido fedele, è affascinato dalla bellezza dei manufatti, preziosa eredità storica.
Sempre da Francesco Lauciello, autore del blog “Il Sedente”, parte l’invito ad adornare, anche oggi, i balconi con lini bianchi e lumini, quale segno di devozione, ed è dai suoi testi e da quelli di Cleto Bucci, cultore di storia locale, che attingiamo per i cenni storici sulla processione che era anticipata, sino a qualche tempo fa, da un rito.
Sin dal primo pomeriggio, mesti rulli di tamburi e di grancassa annunciavano una piccola processione: dalla chiesa del Carmine, la statua del Cristo Morto era condotta, a passo lento e cadenzato, in Cattedrale dove era deposto ai piedi della Madonna addolorata per le tre ore di agonia.
Dopo la funzione sulla Passione di Cristo, il “Cristo morto” era condotto nella chiesa del Carmine per la processione dei Misteri.
Il corteo si apre con il gonfalone dell’Arciconfraternita di Maria SS del Carmelo, seguito da devote e consorelle. Segue la Croce Confraternale con i confratelli in camice bianco e mozzetta granata.
L’ordine dei Misteri è quello seguito nella recita dei Misteri Dolorosi. La prima statua è “Cristo nell’orto del Getsemani”, statua lignea (fine del XVII secolo) dell’altamurano Filippo Altieri. La statua è stata restaurata, di recente, da Leonardo Marrone. Segue il “Cristo flagellato alla colonna”, statua lignea del 1674-1675, di Altieri. Poi l’ “Ecce Homo”, statua lignea del 1673, la prima statua realizzata da Altieri per la Confraternita.
Preceduto dai piccoli “crestudde”, bimbi in tunica rossa, croce leggera e una innocua coroncina di spine, è il “Cristo porta croce o Gesù al Calvario”, statua in ciliegio del 1674: la più venerata. La pietas popolare ha dato vita a una piccola drammaturgia: quando il corteo processionale ritorna verso il Carmine, il Gesù Portacroce “rivolge” uno sguardo alla Pietà, custodita nella chiesa del Purgatorio. Lo sguardo a quello che sarà.
Segue la statua della Veronica, di scuola napoletana.
Poi il “Cristo crocifisso”, in legno di cirmolo, che nel 2013 ha sostituito la statua in cartapesta.
Del Brudaglio è il “Cristo Morto”, appoggiato su un masso ricoperto da un panno. Alla statua il poeta Pietro Stragapede ha dedicato la sua“ ‘Nnanz-a la Statue de Criste Murte”.
La statua dell’Addolorata, del Settecento, sostituì una statua più antica di cera. In pizzo nero e con un fazzoletto bianco sul braccio sinistro, ha un pugnale d’argento che le trafigge il cuore: è la spada profetizzata da Simeone quando Maria presentò il piccolo Gesù al Tempio.
Segue il “Legno Santo”: una scheggia della Croce è custodita in una teca di legno protetta da un tempietto in legno, simile a quello andato distrutto negli anni Cinquanta.
Un altro rito dei Misteri è la benedizione, da parte del Rettore della chiesa del Carmine, dei simulacri in Largo Cattedrale.
Segni, riti che, nel 2020, non troveranno espressione che nei cuori dei ruvesi.
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