Dopo l’anteprima delle bande, parte il Talos Festival. Oggi con Schiaffini, Tramontana e Moni Ovadia

Spettacoli all'ex Convento dei Domenicani e in piazza Le Monache.
Conclusa la fase di anteprima dedicata a bande e orchestre, il Talos Festival prende il via questa sera con due grandi appuntamenti.
Il primo è il concerto di Giancarlo Schiaffini e Sebi Tramontana con “Wind & Slap” all’exc convento dei Domenicani alle ore 18. Il concerto è stato definito «un intenso dialogo, sincero e aperto, fatto di linee sinuose complementari. La musica scorre come un affascinante racconto privato: una serie di quadri successivi che si fanno ascoltare in sequenza come movimenti di un’unica suite. Nel concerto, il dialogo, assume un carattere più serrato, la musica si tinge di toni bluesy». Schiaffini presenterà il suo libro “E non chiamatelo Jazz”, mentre Tramontana allestirà la mostra “Unfolding Story #6”.
GIANCARLO SCHIAFFINI
Compositore, trombonista e tubista, Giancarlo Schiaffini è nato a Roma nel 1942. Laureato in fisica, studia musica da autodidatta e partecipa alle prime esperienze di free jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo comincia la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica contemporanea e del jazz. Ha studiato a Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha tenuto corsi e seminari in Italia e all’estero e insegnato presso i conservatori “G. Rossini” di Pesaro, “A. Casella” dell’Aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato, come compositore ed esecutore, a stagioni concertistiche e festival tra i più importanti del mondo. Sono state a lui dedicate composizioni da numerosi autori come Scelsi, Nono, Alandia, Amman, Castagnoli, Dashow, Guaccero, Laneri, Mencherini, Renosto, Ricci, Villa-Rojo. Ha inciso dischi per BMG, Curci, Cramps, Edipan, Horo, Hat Records, Pentaflowers, Pentaphon, Red Records, Ricordi, Vedette. Gli è stata dedicata una voce dalla Biographical Encyclopedia of Jazz (Oxford University Press) e dall’Enciclopedia della Musica (Utet/Garzanti). Al Talos Festival di Ruvo di Puglia terrà una masterclass aperta a ogni genere di strumento, suonerà in duo con il trombonista Sebi Tramontana e presenterà il suo trattato (pubblicato per Auditorium Edizioni) “E non chiamatelo jazz” sull’improvvisazione musicale.
SEBI TRAMONTANA
Nato nel 1960 a Rosolini, in Sicilia, Sebi Tramontana comincia a studiare la chitarra da bambino, spostando poi il suo interesse dapprima al sax e poi al trombone. All’inizio degli anni ’80, dopo l’incontro con Giancarlo Schiaffini, si trasferisce a Roma e studia con lui al conservatorio “A. Casella” di L’Aquila. A Roma collabora con Martin Joseph, Eugenio Colombo e Mario Schiano e nel 1986 diventa membro della New Talents Orchestra, esibendosi al Roccella Jonica Festival. È stato ospite del Gruppo Romano Free Jazz per il loro 30 ° anniversario nel 1996. Dopo il diploma conseguito nel ’90 entra a far parte della Italian Instabile Orchestra. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerosi musicisti italiani e stranieri tra cui Evan Parker, Paul Lovens, Barry Guy, Hamid Drake, Ken Vandermark; ha fatto parte del Nu Ensemble di Mats Gustafsson e del Quartetto Europeo di Joëlle Léandre, con la quale continua a collaborare anche in altri progetti. Ha composto ed eseguito musiche per la danza, il teatro e il cinema. Alla sua attività di musicista affianca anche quella di artista: nel 2004 i suoi dipinti – insieme alle opere di Pee Wee Russel, Hal Rammel, Han Bennink, Peter Brötzmann e altri – vengono esposti in mostra a Chicago con il titolo Stop, Look & Listen: Artwork by Musicians.
L’appuntamento serale, alle ore 20 in piazza Le Monache, è con Moni Ovadia con lo spettacolo “Senza confini – Ebrei e zingari”. Presenta Ugo Sbisà.
Scritto e interpretato da Moni Ovadia e dalla Moni Ovadia Stage Orchestra, è un concerto-spettacolo costruito da una parte dall’amore per la battuta e da storielle e barzellette ebraiche, dall’altra dai ritmi incalzanti delle sonorità e delle melodie zingare e klezmer, la bella musica che “attraversa” le genti e la cultura dall’Europa all’Est. In sintesi, questo spettacolo è un’opera teatrale originale e senza confini fatta di memorie e di grandi emozioni. È un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio, una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi più vicino si carica di responsabilità urgenti, improcrastinabili. Per Moni Ovadia è «un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo». Il tratto comune che ha segnato la storia, spesso tragica, di questi due popoli è stata la condizione di “altro”. Il nomadismo non era vocazione originaria, ma solo una risposta di dignità e di indipendenza per rispondere alle persecuzioni. Essi seppero essere popoli in tutto e per tutto, per cultura, tradizioni, spiritualità, ma senza confini, senza burocrazie, senza eserciti, senza retorica, per questa ragione furono temuti e sterminati. Senza confini è un’assunzione di responsabilità, la sua forma si iscrive nella musica e nel teatro civile, arti rappresentative che possono e devono scardinare conformismi per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano e di ogni gente.
MONI OVADIA
Moni Ovadia è oggi uno dei più popolari artisti e uomini di cultura della scena italiana. Il suo teatro musicale ispirato alla cultura yiddish – che ha contribuito a far conoscere e di cui ha dato una lettura contemporanea – è unico nel suo genere, in Italia e in Europa. Noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace, ha un pubblico eterogeneo e trasversale che abbraccia tutte le generazioni.
Commenti
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il talos festival e una iniziativa molto bella che fa onore a tutti i cittadini di ruvo ma non accetto che le responsabilità di chi ci governa che a dir poco sono dei buoni a nulla devono ricadere sui cittadini. mi dispiace molto e come se avessi avuto un colpo al cuore quando ho sentito del furto subito dal complesso bandistico basilio giandonato.mi vergogno di essere un cittadino prima italiano e poi ruvese a voi le relative impressioni








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