Donne dal carcere, nel libro di Stella Magni
Presentazione questa sera alle 20.30 presso il Bar Pasqualino per la rassegna letteraria “Se una notte d’estate un viaggiatore…”
Elena, avvocato penalista, vive a Dublino con il figlio tredicenne Marco, e il suo compagno Joseph. L’occasione per tornare a Roma le è data dalla festa organizzata dagli ex compagni di liceo per i quindici anni dalla maturità, e sarà proprio l’incontro con i vecchi amici a cambiarle completamente la vita. Decide, infatti, di partecipare alla manifestazione dei no-global organizzata nella capitale per protestare contro il liberismo dei paesi occidentali e si trova coinvolta nei disordini causati dal lancio di un ordigno. Fermata dalla DIGOS insieme a decine di manifestanti, sarà l’unica accusata per la morte di un giovane carabiniere. Il carcere vissuto da detenuta sarà, per Elena, un’esperienza forte e sconvolgente.
È questa la descrizione del libro di Stella Magni, nata a Matera nel 1962. Cancelliere presso la Procura della Repubblica di Taranto. Dove vive e lavora.
Si entra in una zona sconosciuta per la maggior parte di noi, e dopo “le ragazze di Benin City”, il protagonista della rassegna letteraria Se una notte d’estate un viaggiatore… organizzata dalla libreria l’Agorà con la collaborazione del Forum giovani, l’associazione Huersera, e l’associazione culturale Calliope, è un altro libro di carattere sociologico. «Ho visto cose che da liberi, fuori, non si possono neanche immaginare, ho toccato la vita, ci sono scivolata dentro e sono stata contaminata, la vita quella vera quella che ti sporca per davvero, quella che c’è dietro le apparenze, le inchieste giornalistiche, i dossier e le interviste».
Si parlerà di donne, ma di donne private del loro essere madri, mogli, figlie. Donne che non parlano e donne che parlano troppo. Donne consapevolmente cattive e spietate, donne comprensive e donne solidali. In ogni caso donne devastate dalla reclusione e dalla privazione della libertà. Donne per sempre cambiate, trasformate e sconvolte da una vita che non si aspettavano e di certo non sognavano.
Le protagoniste sono le donne che combattono ogni giorno e ogni giorno resistono alle brutture del carcere. Donne che sopravvivono al tempo che passa lento e alla mancanza degli affetti. Donne che vivono sole con se stesse e che vivono senza maschere, lottando contro se stesse. Donne che immancabilmente si adattano e imparano a ridere e a sorridere. E si parla di madri, che possono stare con i propri figli fino a che questi non abbiano compiuto tre anni. E quindi di bambini che crescono in carcere, spesso senza giocattoli, ma con l’affetto e l’amore di ogni donna reclusa. Un modo nuovo, visto dall’interno, per denunciare una vita che vita non è.
«Non è possibile stare qua fuori e fare finta che i detenuti siano gente di un altro pianeta. Gente da osservare con curiosità, da farci qualche inchiesta con i dati auditel che salgono, quella sofferenza noi, qui fuori, la sfruttiamo soltanto. Non può andare così. Non può. […] Se si continua a rendere il carcere un pianeta sconosciuto non ci sarà mai una reale rieducazione di nessuno, un reinserimento di nessuno e tutto continuerà ad essere solo una catena alimentare dove il più forte mangia il più debole. La cosa che non pensiamo è che non ci vuole assolutamente niente a passare dall’essere forte all’essere debole».
Prima di scrivere il suo romanzo l’autrice ha fatto ricerche ed ha visitato il carcere femminile della Giudecca, a Venezia. Sarà lieta di presentare il libro e di soddisfare ogni genere di curiosità sull’argomento, presso bar Pasqualino, venerdì 27 luglio, alle 20,30.
Relatrice, Lia Caldarola.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti