Don Nicola Girasoli ambasciatore di “un mondo di bene”
“Non amo definirla carriera ma servizio. Sono stato in tutti i 5 continenti”
Don Nicola Girasoli ha preso servizio da qualche anno in Zambia e Malawi come Nunzio Apostolico. La Nunziatura Apostolica è la rappresentanza diplomatica della Santa Sede presso uno Stato estero e ne fanno parte il Nunzio apostolico – che la presiede – e i suoi collaboratori: consiglieri, uditori, segretari di nunziatura. Appena arrivato in Africa, Don Nicola ha avviato con il Liceo Scientifico ruvese “Orazio Tedone” un progetto di solidarietà per aiutare le popolazioni di Zambia e Malawi dal nome “un mondo di bene”. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.
Da quando è Nunzio Apostolico in Zambia e Malawi?
Dal 24 gennaio 2006.
E’ la prima sua esperienza come Nunzio?
Certo, però prima di diventarlo c’è un lungo percorso da fare, molto simile a quello dei Servizi Diplomatici degli Stati Civili. Non amo definirla carriera ma servizio e l’ho iniziato il 1° maggio 1985. Sono stato in tutti i 5 continenti e in particolare in Indonesia (Asia), Australia, Europa, Stati Uniti, Argentina e quindi Africa.
Che situazione c’è oggi in Zambia e Malawi?
Zambia e Malawi sono due Stati dell’Africa australe; quindi parliamo di terre verdi, con molte piogge, con parchi naturali molto importanti e con grandi risorse naturali: Zambia ha la più alta riserva naturale al mondo di rame ed il Malawi ha risorse idriche importantissime. Sono due democrazie repubblicane che si stanno corroborando; sono gli unici due paesi d’Africa in cui non c’è mai stato un conflitto bellico, probabilmente perché sono tribù molto pacifiche. Secondo le Nazioni Unite questi due Stati sono molto avanti rispetto agli altri Paesi africani, ma chiaramente molto ancora c’è da fare.
Quali mansioni svolge lo Stato Vaticano in Zambia e Malawi?
Il Vaticano in questi Paesi è il maggior partner del Governo in materia di educazione e sanità. Ci sono due emergenze umanitarie: aids e malaria, che sono cause di alta mortalità per la maggior parte della popolazione locale; l’aspettativa di vita media è infatti di circa 37 – 40 anni. C’è un’alta mortalità infantile soprattutto nei villaggi di periferia – in condizioni igienico – sanitarie molto precarie – ma ultimamente stiamo registrando una diminuzione dell’1 – 1,5 %. Il nostro impegno – con suor Maria Mazzone – è quindi andare proprio nei villaggi, lasciando le grandi città.
Siete aiutati da Organizzazioni Non Governative?
Certo, ce ne sono tante, cattoliche, italiane, straniere, tutte indipendenti ma coordinate con noi: esse si appoggiano infatti alle nostre strutture, migliorandole. Siamo presenti fondamentalmente nelle scuole e negli ospedali; ma dal 2000 si è iniziato a incentivare anche il settore agricolo con pompe idrauliche: in questi paesi si spreca molta acqua perché non ci sono canali irrigativi e in un paese come la Zambia che è due volte più grande dell’Italia ma con soli 10 milioni di abitanti l’agricoltura ha potenzialità immense.
Come si può sostenere il vostro impegno in Zambia e Malawi?
Se si parla di adozioni a distanza, il settore è regolato da Suor Maria Mazzone – suora salesiana di Ruvo presente da 22 anni in Zambia -, che ha fondato due “City of Hope” – città della Speranza – in cui ci sono bambine abbandonate e quindi adottate.
E per quanto riguarda il sostegno economico?
Per i ruvesi e gli amici italiani ci sono due modi per fare donazioni: o attraverso Suor Maria Mazzone o attraverso il progetto “Un Mondo di Bene”.
Cos’è “un mondo di bene”?
E’ un progetto nato d’intesa con il Liceo Scientifico “Tedone” di Ruvo e giunto già al terzo anno.
In cosa consiste?
Ogni estate il Liceo di Ruvo manda un gruppo di studenti – che devono avere almeno 18 anni – in Zambia e da quest’anno forse anche in Malawi e prima di partire i giovani scelgono orientativamente in quali di questi settori vogliono essere destinati:
– collaborano nell’orfanotrofio con le suore di Madre Teresa di Calcutta;
– supporto negli uffici della Nazioni Unite;
– presso la città della speranza, fanno amicizia con le ragazze lì presenti.
– varie attivitá in Mazabuka da Suor Maria Mazzone
Quanti giovani hanno già partecipato al progetto?
Ne sono già venuti complessivamente 35; quest’anno però il numero delle domande è così elevato – circa 40 – che non potranno venire tutti: sono rimasto molto sorpreso dell’entusiasmo di questi giovani che lavorano, si rimboccano le maniche, si affezionano a questi bambini. Sono rimasto piacevolmente sorpreso da questi giovani che vanno in Africa per dare e non per ricevere e quindi si arricchiscono, conoscendo una realtà totalmente nuova e difficile.
Ha pensato di estendere questo modello di collaborazione con il Liceo Tedone con altre scuole?
È un po’ difficile estendere il progetto ad altre scuole dato che occorre qualcuno che se ne occupi personalmente e non è una cosa facile; se tuttavia ci sono disponibilità perché no! L’Africa peró non è un gioco.
Lei ha conosciuto personalmente Papa Giovanni Paolo II. Cosa le è rimasto dentro della sua affascinante figura? Sono stato ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II il 15 giugno del 1980 e ho avuto la gioia di lavorare poco piú di tre anni vicino a lui – dall’89 al ’93 – per poi essere inviato in Ungheria a intraprendere relazioni diplomatiche. E’ stato un uomo di grande umanità che ci ha insegnato ad essere più tolleranti e flessibili, insegnandoci soprattutto un amore incondizionato per l’umanità così come è.
Cosa invece sta imparando da Papa Benedetto XVI?
Questo Papa sta incentrandosi di più sul piano dottrinale ed è quindi un Pontefice di grande dottrina. Di Giovanni Paolo II posso dire che più lo si vedeva più ci si innamorava mentre di questo Papa più lo si legge più te ne innamori. Ogni Papa chiaramente è diverso dall’altro.
Descriva ciò che vede ogni giorno negli occhi dei piccoli bambini malati di aids.Dico sempre che l’aids è una malattia e non è un peccato! Ciò che noi possiamo fare oggi è estendere il test per il virus dell’HIV-AIDS a tutti i bambini appena nati: infatti fino al quinto mese – con apposite cure – il virus si può eliminare completamente. Ciò che però mi amareggia maggiormente è vedere queste giovani mamme di venti anni malate di aids perché abusate e maltrattate: c’è molta violenza sulle donne a causa di culture piuttosto ataviche, soprattutto al di fuori delle grandi reti urbane.
Un pensiero per i terremotati d’Abruzzo.
E’ una cosa molto tragica che ci lascia senza risposte. Come uomo di fede esorto e dico che dobbiamo sempre avere speranza anche se resta la grande amarezza del perché tutto questo sia accaduto. Ci vuole una grande solidarietà e dobbiamo rimboccarci tutti le maniche dando il nostro aiuto. In questo grande momento di dolore non dobbiamo peró perdere la speranza.
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