Daniela Raffaele, l’arte che ascolta la voce interiore
E’ terminata da pochi giorni, a Barletta, l’esposizione di 33 opere, intitolata Allucinazione, nata dalla lettura del libro “Rivelazioni di un angelo” di S.J.Thayer e L.S.Nathanson.
La sperimentazione è la sua arma vincente, trovando in parabole televisive, fianchi di lavatrici, telai, pannelli di alluminio, e ancora acrilico, ceramica, olio, smalto la sua ispirazione.
Il suo nome è Daniela Raffaele, meglio conosciuta come Clito Rosso. Trentenne, lavora dal 1998, a Ruvo in un coloratissimo e confusionario laboratorio nel centro storico.
Varie e importanti le esposizioni che da quasi dieci anni hanno percorso palazzi, scuole e bar di Bitonto, Corato, Bari, Andria, Taranto, Santeramo, fino a portare la nostra Daniela ad una mostra itinerante presso la Banca Profilo che ha indetto nell’autunno scorso un concorso per giovani artisti emergenti, e facendo sì che Clito Rosso fosse conosciuta anche a Ferrara, Brescia, Milano, Torino, Roma e Reggio Emilia.
E’ terminata da pochi giorni, a Barletta, l’esposizione di 33 opere, intitolata Allucinazione, nata dalla lettura del libro “Rivelazioni di un angelo” di S.J.Thayer e L.S.Nathanson. Viene alla luce la consapevolezza di una necessità: ascoltare se stessi, dall’interno, riconoscendo voci e suoni superiori.
Una Esperienza Estatica fatta di colori.
L’allucinazione è una condizione dell’uomo, un risveglio di reconditi moti della mente e dello spirito. Un dialogo diretto tra Ego e Anima. L’allucinazione può essere esterna o interna, provocata o risvegliata, positiva o negativa, e rivela la propria coscienza, risvegliando una forte energia spirituale
Mentre la mente, il corpo è molto attaccato alla terra, alla quotidianità, lo spirito rimane in una parte del nostro io assopito, senza avere la possibilità di esprimersi. Grazie alla meditazione, alla psicoanalisi, alla preghiera, si riesce ad affrontare un viaggio introspettivo e analitico della propria anima.
Quindi la domanda “Avete mai ascoltato la vostra voce interiore?“
Lo scopo di questa mostra non è quello di rassicurare o riporre serenità nello spettatore. L’arte non deve piacere, né dev’essere accomodante, non deve rassicurare. Deve scuotere, spingere al dialogo. Vuole essere un frammento del percorso di crescita dell’individuo, dove l’amore è la chiave di tutto. Motore del mondo, l’amore è l’estasi naturale, attraverso la quale l’uomo può rapportarsi con l’altro ed essere aiuto e sostegno.
“Amo il mio lavoro perché mi permettere di stare continuamente a contatto con la gente, mi dà facoltà di apprendere, di crescere e di comunicare. E ciò che spero è che attraverso le mie opere io possa consentire la crescita spirituale di altre persone”.
Apprezzare l’arte e l’impegno di una nostra concittadina, può soltanto portarci ad amare e a rispettare di più il paese in cui viviamo, ricco di risorse, contraddizioni e sorprese degne d’essere considerate.
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