Dalla lettera di Eugene Chadbourne al popolo de “La Mancha”

Ascesa, caduta e resurrezione del Rock'n Roll lo scorso sabato sul palco dell'associazione culturale ruvese
Anche per questa serata che anticipava la Pasqua la selezione musicale de La Mancha non ha deluso in quanto a peso artistico dell’ospite.
A calcare il palco dell’affollato bunker ruvese, è stato l’estroso Eugene Chadbourne compositore,improvvisatore e chitarrista classe 1954, direttamente da Mount Vernon, New York. Come tutti i musicisti cresciuti fra i ’60 e i ’70 anche Chadbourne ha rodato la sua chitarra nella bottega del rock n roll e del blues ma in totale anticipo con i tempi si è posto dei quesiti che martellano le menti dei musicisti ancora oggi: Cosa ci sarà dopo il Rock n Roll? Cosa c’è oltre la Musica? Come si inventa un nuovo genere?.
La sua risposta è stata quella di prendere il meglio di tutto e miscelarlo, condensarlo nel suo modo di suonare quasi superficiale e disinteressato all’occhio, ma avanguardista nelle corde. Chadbourne ha attraversato i decenni più importanti della rivoluzione musicale, vivendoli da nomade, senza soffermarsi troppo e collaborando tanto con svariati musicisti ma conservando sempre un approccio e un sound che ha radici nel folk e nel country.
A cavallo fra gli anni 70 e 80 l’artista americano ha dato vita ad alcune fra le sue collaborazioni più importanti come quella con John Zorn (sassofonista e compositore americano celebre per la militanza nei Naked City) e Jimmy Carl Black (primo batterista dei Mothers of Invention, storico gruppo di Frank Zappa). Negli anni 80 si avventura nel progetto “Shockabilly” con centinaia e centinaia di concerti in America e Europa, fondendo la sua predisposizione per l’improvvisazione radicale jazz a sonorità più punk e surf.
Tutto questo lo porta a stringere collaborazioni ancora attuali con formazioni capostipite della dark side music, quali i Camper Van Beethoven (di cui cura le registrazioni di chitarra e banjo in studio) e i Butthole Surfers. Un’altra collaborazione degna di nota e che pone Ruvo come “minimo comune multiplo”, è quella con Han Bennink, batterista olandese devoto all’improvvisazione jazz, membro dell’ ICP Orchestra, ospite nell’ultima edizione del Talos Festival.
Nella serata di sabato(sold out) si è esibito in formazione a due, chitarra-batteria, senza troppi fronzoli, andando sul sicuro, alternando sonorità più socialmente riconosciute a momenti improvvisativi che lasciavano quasi trasparire il chiaro intento di legarsi musicalmente ad album storici del genere, uno su tutti Ascension di Coltrane, per poi tornare al rock n roll e al punk-jazz, sempre con la stessa verve testimoniata anche dal sudore che gocciolava dalla sua chitarra. Il tutto accompagnato da un drumming nervoso serrato e innovativo, quasi a scandire la complessità della musica stessa.
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