Dai grillini parte la proposta all’amministrazione: «Perchè non adottare il baratto amministrativo?»

La Redazione

Il baratto amministrativo è esplicitato nello Sblocca Italia legge 164/2014 art 24 comma 1 e consiste nello scambiare la propria manodopera con le tasse da pagare

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Sono giorni focosi dal punto di vista politico a Ruvo di Puglia. In vista del consiglio comunale che si terrà domani mattina alle ore 8,30 e ricordando quanto chiesto dal consigliere comunale Vito Cantatore nei giorni scorsi (togliere un po’ del “loro” per darlo ai poveri di Ruvo), i grillini rubastini scrivono una lettera indirizzata all’amministrazione dove si parla di “baratto amministrativo”.

Il presidente e tutta l’associazione chiedono al consiglio, alla giunta e al Sindaco di poter discutere della proposta di “baratto amministrativo” e nel contempo adottare un regolamento che consenta ai cittadini disagiati ed inadempienti al pagamento delle imposte locali di poter barattare gli importi dovuto con un impiego personale nell’esecuzione di lavori di pubblica utilità.

Il presidente Nicola Rutigliano inoltre si presenta fiducioso di un positivo riscontro e di un’attenta riflessione in merito alla proposta.

Ma cosa è il baratto amministrativo? La sua descrizione è esplicitata nello Sblocca Italia legge 164/2014 art 24 comma 1 che riportiamo qui di seguito:

I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attività posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute.

In pratica si tratterebbe di scambiare la propria manodopera con le tasse da pagare.

Cosa deciderà l’amministrazione in merito a questa proposta? Aspetteremo il seguito della vicenda.

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