Da Fragno e Roverella un appello a tutti per la difesa della Murgia

Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, si fa portavoce di due alberi possenti dell’alta murgia ruvese che invocano un maggior rispetto dei luoghi

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Angelo Tedone, cultore di lingua e storia locali, propone una favola («ma non troppo» tale) in cui si immagina di essere il fortunato latore delle richieste e raccomandazioni rivolte ai ruvesi  «dalle due principali querce» del nostro agro. Questo racconto accompagna l’avvio delle passeggiate fuoriporta, delle escursioni e pic nic nei luoghi in cui la natura si intreccia all’opera dell’uomo e alle sue leggende.

"Da Fragno e Roverella un appello per la difesa della Murgia"

L’amore per la natura giunge dagli jazzi Modesti e Scoparello

Due querce centenarie, un fragno e una roverella dimoranti sull’Alta Murgia ruvese e distanti tra loro circa tre km, sono ancora oggi le custodi di due jazzi (Modesti e Scoparello) occupati ogni anno fino a metà Novecento da pastori abruzzesi e molisani nel periodo della transumanza (29 settembre – 8 maggio). Due vite “solitarie” protagoniste di un confronto, anche se a distanza, teso ad evidenziare il comportamento degli “umani” caratterizzato in tanti anni da scarso rispetto e abusi.

Un giorno il ‘signor’ Fragno venuto a conoscenza della presenza della ‘signora’ Roverella sua coetanea, che contrariamente al suo isolamento era circondata da altre piante appartenenti alla sua famiglia, volle contattarla tramite ‘collegamento fogliare’ grazie ad una rete di venti penetranti tra i quali la tramontana.

Nel corso della conversazione Fragno (considerato uno dei più longevi d’Italia), nel rendere nota anche l’esistenza nell’area barese di due suoi ‘fratelli’ adottati da pastori di Altamura (lama Corriera) e Cassano Murge (masseria Giustino), si lamentava della sua solitudine resa meno triste solo da fugaci visite di quanti operavano nello jazzo adiacente durante i lavori di semina o raccolto ricordando con malinconia i periodi della transumanza quando numerosa era la presenza di greggi e pastori.

“Oggi sono molto riverito da quei pastori ai quali offro ombra e ristoro per le loro greggi come anche da quanti, di tanto in tanto, si sdraiano alla base del mio tronco, fanno un picnic dimenticando (forse involontariamente!) resti del proprio pranzo sparsi nei dintorni o, peggio ancora, di spegnere un focherello acceso per i loro bisogni ignorando il soffiare dei venti. A questo punto preferisco essere dimenticato o ignorato purtroppo gli scempi continuano. Infatti recentemente ad essere preso di mira è stato un cippo lapideo sito nelle vicinanze recante una epigrafe illustrante confini interpoderali”.

La risposta di Roverella, alta 15 mt con una circonferenza di circa 4 mt contribuì ad alleviare quella disperazione esternata da Fragno. “Qui – diceva-  a causa dell’elevato numero di piante temiamo i tagli cedui che pur essendo necessari, sono devastanti a causa dell’ingordigia dell’uomo di fare legna. Assistiamo poi ad un inutile scorrazzamento selvaggio, tra piante e arbusti, di auto che sembra vogliano entrare nei tronchi senza parlare poi dello svellimento di piante e orchidee spontanee, della distruzione dei muretti a secco (a guardia dello jazzo del Demonio) dimore di rettili e coleotteri nonché del pericolo incendi da noi più insidioso per la presenza di un manto erboso coperto peraltro da foglie secche.

Come vedi –caro Fragno- noi siamo esposti a maggiori pericoli se prendiamo in considerazione anche la caccia. Allodole, calandre, fringuelli, in particolari periodi dell’anno ‘chiedono asilo’ tra i rami degli alberi più grossi per nascondersi ma basta uno scrosciare di ali per assistere ad una gara pirotecnica fatta da spari senza bersaglio. Fu provveduto all’installazione di cartelli indicanti il divieto di questa pratica autolesionistica ma furono considerati bersagli trasformandoli in veri e propri crivelli (dal volgo chiamati farnorǝ). Seguì poi il tentativo di affiggere tale segnaletica ai tronchi più grossi…però con l’utilizzo di grossi chiodi che feriscono le nostre vene.

Proprio in questo momento il mio figlioccio Biancospino con alcuni suoi amici stanno innalzando una barriera utilizzando i loro rami spinosi per offrire protezione alla bella Orchidea già accerchiata da alcuni passanti e resasi più bella con gocce di rugiada solo per essere fotografata e non tagliata.

Dimentichiamo quindi con nostalgia il rispetto riveritoci da quei pastori transumanti ai quali offrivamo ghiande ed erbe per i loro animali contraccambiati da una minuziosa cura per tutti quei manufatti creati con la pietra murgiana (muretti a secco, pozzi, cisterne, canali di scolo e raccolta delle acque). Tu, quindi, soffri di solitudine noi, invece, delle invasioni selvagge.

Vorrei che questo nostro ‘incontro virtuale’ si ripetesse magari in presenza dei nostri ‘utenti’ a cui comunicare le più elementari norme di salvaguardia dell’ambiente ed in particolar modo della ‘fragile ma ubertosa’ Alta Murgia. Nel ringraziare il Ministero dell’Agricoltura e Foreste per avermi inserito nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia* vorrei che tale riconoscimento fosse citato come primo articolo in un eventuale manuale per la conservazione di un territorio considerato paesaggio unico, suggestivo e solitario”.

*alberi tutelati dalle legge 10/2013 isolati o facenti parte di formazioni boschive naturali o artificiali, esempi di longevità con un preciso riferimento anche ad eventi o memorie storiche e tradizioni locali.

(appello raccolto da  Angelo Tedone)

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