Corato – Ruvo: la società contestata a fine gara e protetta dalle Forze dell’Ordine

Dario Bernardi

Una garbata lettera al rappresentante delle Forze dell’Ordine che ha dovuto “scortare” i responsabili della società ruvese.

1 commenta

E’ sempre difficile addormentarsi quando hai qualcosa che ti corre nella testa, qualcosa di cui non riesci a capacitarti e a cui vorresti dare una spiegazione.

In questa notte ancora non troppo fredda e con l’odore del Natale che inizia a spandersi, ripenso a ciò che è successo dopo una serata emozionante e sportiva passata al “PalaLosito” di Corato, dove si sono accesi i riflettori sul “derbissimo” di pallacanestro tra Ruvo e Corato. E’ stato stupendo vedere una cornice tanto colorata quanto sportiva che metteva in risalto quanto di più bello ci sia in questo sport spettacolare e divertente.

Certo…per noi Ruvesi poteva avere sorti migliori questa famigerata “disputa” ma, a conti fatti, Corato ha meritato di vincere questo derby e anche di 20 punti, distacco abbastanza ampio. Una sconfitta che ci può stare, una sconfitta che fa rodere fino a un certo punto; cioè fin quando la partita esaurisce i 40’ effettivi della sua normale durata.

E via subito dopo agli amichevoli “sfottò” tra amici biancocelesti e neroverdi, nei quali ai vincitori è concesso tutto e agli sconfitti l’onere di stare in silenzio e il rimpianto di non essere usciti vittoriosi da questo difficile campo.

Tutto nella norma a coronamento di un grande livello tecnico espresso sul parquet; anche quando si temeva che le due tifoserie potessero entrare a contatto e creare spiacevoli episodi che ormai abitualmente si è soliti vedere in altre occasioni. Ma nulla ha lasciato presagire a ciò, dapprima per la sportività dei supporter di entrambe le bandiere, poi perché gli organi di Polizia amministravano con molta diligenza la normale fuoriuscita degli stessi tifosi.

Sembrava tutto finito quando, nel tragitto di ritorno, si è parlato di una presunta contestazione degli ultras Ruvesi nei confronti della stessa dirigenza per motivi che erano fino a quel momento abbastanza oscuri. Appena tornato a Ruvo, vista anche la mia “giornalistica” curiosità da commentatore tecnico delle partite casalinghe dell’Adriatica Industriale Ruvo, reduce dalla sconfitta coratina, mi sono recato al PalaColombo di Ruvo di Puglia dove ho trovato un gruppo di manifestanti Ultras biancoazzurri che, civilmente, occupavano il marciapiede.

Non è mio compito spiegare il perché e le sorti di questa presunta contestazione. Ciò che interessa veramente è ciò che è accaduto dopo pochi minuti, quando è giunta nei pressi del palazzotto ruvese una camionetta della Polizia. Mi sono meravigliato perché, casualità ha voluto, fossero gli stessi Poliziotti che controllavano l’ordine pubblico alla fine della contesa cestistica a Corato. Li riconoscevo, erano loro, col casco e il manganello e la divisa che li contraddistinguono. Poliziotti che scortavano, in quel momento, la contestata Dirigenza. Riconoscevo uno di loro, “in borghese”, che dall’alto tono pareva stesse dando degli ordini. E perché ora ci diceva di andare via dal marciapiede, senza un mandato e senza una spiegazione? E, come mai, qualsiasi ragazzo gli chiedesse spiegazioni di tale azione lui rispondeva gridando “Lei sta facendo oltraggio a pubblico ufficiale!!! Mi dia un documento e si avvicini alla camionetta!!!”?

E, come mai, finito l’abusivo smantellamento del marciapiede, ha avuto da ridire anche su di me che ero dall’altra parte della strada e che stavo semplicemente guardando? Perché ha voluto tanto prepotentemente controllare il mio documento solo perché reo di averle fatto la domanda “Per quale motivo tutto ciò?”. Perché a Lei ho dovuto cedere, forse per educazione, forse per rispetto quando Lei, nei miei confronti, non ne ha avuto neanche una briciola?

Per il Suo atteggiamento non riesco a dormire stanotte, e a Lei, ignoto personaggio che impartisce gli ordini solo gridando, voglio scrivere una lettera, perché con persone che si celano dietro la frase “Oltraggio a Pubblico Ufficiale” non si può parlare faccia a faccia, educatamente e da uomo a uomo.
Questa poche righe glieLe dedico, sperando di non essere oltremodo oltraggioso.

“Caro Commissario (realmente non so che ruolo ricopre ma ipotizzo che abbia un ruolo di rilievo per dare ordini così fermamente),

ho grande rispetto per  le Forze dell’Ordine che ogni giorno rischiano la propria vita, forse anche perché ho 4 miei stretti parenti nelle Forze di Pubblica Sicurezza; ma stasera ho ricevuto grazie alla Sua persona una delle più grandi umiliazioni della mia vita.

Non mi aspettavo che potesse, con quei modi poco signorili, sgombrare così immediatamente un normale manipolo di persone che protestavano. E quand’anche questi “scatenati ultras” abbiano potuto, per assurdo, offenderla, che c’entravo io dall’altra parte della strada che guardavo soltanto, senza fiatare?

Come mai si è avvicinato a me per gridarmi nelle orecchie di andare via? Per quale motivo appena Le ho chiesto “Perché tutto cio?” mi ha gridato la sua marmorea frase “Se devo spiegarle il perché devo chiederle di venire con me e darmi un suo documento. Quindi se non sgombra questo è oltraggio a Pubblico Ufficiale!”?

Io non ho una dignità trascurabile solo perché lei è “in borghese”, con un casco blu e mi grida nelle orecchie. Io ho 21 anni, sono un semplice studente e coltivo onestamente e con semplicità la mia vita sociale; ma non per questo Lei ha il diritto di farmi sentire un rifiuto umano.
Sì, perché così mi sono sentito quando ha preteso il mio documento e Le ho pacatamente detto “Controlli pure, qui sopra non troverà una macchia”. Lei mi ha guardato glacialmente fisso negli occhi e io ho risposto al suo sguardo.

Non mi ha fatto paura, anzi mi ha fortificato, mi ha reso più impenetrabile nei confronti delle sue insensate provocazioni. Ho capito che persone come Lei, caro Commissario, possono in un attimo, con quel tipo di atteggiamenti, passare dall’altra parte della barricata morale: da forze al servizio della comunità a provocatori.

E questo è davvero un dispiacere quando ci si ricorda che le Forze dell’ordine dovrebbero tutelare i contribuenti che permettono loro di esistere. Ed è un dispiacere sentire dai Suoi colleghi, quando Lei si è allontanato un attimo, “Non stare a pensare ai modi ragazzo, purtroppo non siamo tutti uguali”, o anche la frase “Capiteci, agiamo così perché pensavamo di aver finito il nostro servizio a Corato e poi siamo stati chiamati a Ruvo”.

Caro Commissario a me non piace identificarLa; non mi piace chiederLe un documento per intimorirLa e portarlo da un Suo collega alla camionetta B225* (ometto l’ultimo numero proprio per non far identificare coloro che lavoravano al servizio della comunità nell’occasione) anche perché ho saputo che non è nuovo, in queste occasioni, ad agire in tali maniere.

E, infine, non mi piacerebbe che questa lettera venga presa come una offesa: è questa, da parte mia, uno sfogo. Uno sfogo di un ragazzo che ogni giorno lotta per coltivare la propria reputazione che, improvvisamente, viene messa in dubbio proprio da coloro che dovrebbero tutelarla.

Spero di incontrarLa presto, senza divise che ci dividano, occhi negli occhi, faccia a faccia, uomo a uomo, come quando ha preteso un mio documento dubitando glacialmente di me, un ragazzo che difficilmente potrà darLe dei problemi.”

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!