Condivisione e socialità le missioni della Scuola Open Source

I fondatori del progetto la presentano così: «La conoscenza è magica, se la condividi aumenta»
Un esperimento all’insegna della condivisione, un’impresa nel senso letterale del termine, quella che
hanno partorito le folli menti della Scuola Open Source. Ieri la Pinacoteca d’Arte contemporanea è stata la sede dell’incontro di presentazione di questo ambizioso quanto ammirevole progetto. I protagonisti sono molto giovani e nei loro occhi si scorge distintamente la fame di futuro, che li conduce verso quello che hanno dichiarato essere un «atto polico», una decisa presa di posizione.
Mentre le slides di presentazione della SOS scorrono sullo schermo, si capisce chiaramente la determinazione di questo folto gruppo di ragazzi: parafrasando Gropius, fondatore della Bauhaus, centro di interesse per l’innovazione nel design e nell’architettura nei primi del ‘900 in Germania, la Scuola vuol essere un «centro di ricerca, didattica e consulenza – artistica e tecnologica – per l’industria, il commercio e l’artigianato (digitale e non)», uno spazio aperto h24 che funga da connettore sociale di conoscenze nel quale queste, entrando in relazione tra loro, possano moltiplicarsi e soddisfare i bisogni sia di utenti esterni che dei soggetti partecipanti. La fruizione dello spazio sarà garantita da un abbonamento accompagnato da un badge che permetterà, in qualsiasi momento, di servirsi di tutto ciò che la struttura offrirà. Una corrispondenza biunivoca si instaurerà tra i laboratori di ricerca e la didattica, per creare un polo culturale rivolto proprio a tutti perché, come i ragazzi hanno dichiarato, «non è importante da dove si viene ma dove adesso, nel presente, si decide di voler andare».
Corsi e laboratori, come mostrato sempre attraverso le slides, saranno differenziati per difficoltà e gli output destinati al soggetto, pubblico o privato, che si rivolgerà alla Scuola per la creazione di un determinato prodotto, recheranno un valore aggiunto all’interno del polo culturale.
Superba la volontà di rifarsi all’idea di impresa, decisamente antifordista, di Adriano Olivetti: un ambiente in cui, chiunque ci lavori, possa fruire di una biblioteca, di un asilo nido in cui poter lasciare i propri figli e di tutti quegli spazi lo rendano non un contesto alienante, ma occasione di progresso sociale.
Una grossa opportunità che può diventare comunità di persone, idee e artigiani del web, all’interno della quale prodotti, servizi, energie e capitale umano si reinseriscono nella Scuola per poterne aumentare
il valore.
Un’esperienza innovativa che i fondatori si auspicano possa essere replicata ovunque ma che, per partire, necèssita di una sede e di sostegno economico. Già in atto i colloqui per l’assegnazione di uno stabile a Bari Vecchia e la partecipazione al bando Chefare, indetto dall’omonima fondazione, che sarebbe un’ottima opportunità di finanziamento. Prevede infatti l’assegnazione di 50mila euro a fondo perduto a ciascuna delle tre realtà che presenteranno i migliori progetti nell’ambito dell’innovazione e del progresso sociale. La Scuola Open Source ha già superato la prima selezione: dalle 900 idee iniziali, attualmente 40 sono ancora in gioco. È anche possibile votarla online nell’apposita pagina del sito.
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