Con Raffaella Giancipoli sul set de “La giornata”

Elena Albanese

L’attrice, insieme alla collega ruvese Annabella Tedone, ha partecipato al corto di Pippo Mezzapesa dedicato a Paola Clemente, bracciante morta nell’estate 2015 mentre lavorava nelle campagne di Andria

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«La mia avventura con “La giornata” è iniziata quando sono stata contattata da Sabrina Mastroviti, responsabile casting in tutti i film di Pippo Mezzapesa. Lei conosce il mio lavoro come attrice e autrice teatrale, ha visto tutti i miei spettacoli e ha pensato potessi essere giusta per questo lavoro». Inizia così il racconto di Raffaella Giancipoli, che lo scorso maggio nelle campagne di Mariotto ha partecipato alle riprese del cortometraggio “La giornata”, ispirato alla drammatica storia di Paola Clemente, la bracciante morta di fatica nelle campagne di Andria nell’estate del 2015. Una vicenda, la sua, che ha scosso molto le coscienze, riportando a galla il problema mai risolto del caporalato, e che ha spinto il regista bitontino, su richiesta di Cgil Puglia e Flai Cgil Puglia, a dedicarle quest’opera in modo che il suo sacrificio non sia dimenticato. La sceneggiatura è tratta dall’inchiesta di Giuliano Foschini per Repubblica e dagli atti del processo.

Insieme a Raffaella, nel cast, un’altra attrice ruvese, «Annabella Tedone, mia collega e amica di sempre. Lavoriamo nella stessa compagnia da anni ed è stato bello condividere anche quest’avventura cinematografica, nuova per entrambe».

Si tratta infatti della sua prima esperienza di recitazione in questo contesto. «Un ambiente molto diverso dal teatro; e forse proprio perché per me era una novità, a tratti mi sono sentita davvero come una bambina, curiosa di tutto, di comprendere ogni sguardo del regista, ogni movimento della camera, ogni inquadratura. Il cinema ha un tempo molto diverso dal teatro. È tutto velocissimo, per esempio se giri in esterna tutto dipende dalla luce, e quindi non puoi stare lì a farti tante domande sul perché e sul per come. Non c’è tempo. Durante le prove in teatro, almeno in quello che pratichiamo noi, hai pochissimi mezzi ma tanto, tantissimo tempo.

Mi sono divertita non solo per la novità dell’esperienza, ma anche per il gruppo con cui l’ho condivisa. Molte le attrici e gli attori di teatro come me, compagni stupendi di avventura e grandi professionisti. E poi un cast tecnico super efficiente e un regista che mi ha piacevolmente sorpreso per la dedizione e la cura con cui lavora. Ha confermato la stima che avevo in lui dopo aver visto i suoi film precedenti. Ha portato una visione fortemente poetica su un complesso tema sociale».

Per quanto riguarda il suo ruolo, «io interpretavo la Bracciante 1, volutamente indicata senza nome, come tutte le altre braccianti». Una scelta che «credo sia stata dettata dall’idea di creare un vero e proprio coro delle braccianti, come nelle tragedie greche, un personaggio collettivo che commenta ciò che avviene in scena, che interagisce con gli attori e che spesso dà voce ai pensieri di questi ultimi e amplifica le emozioni provocate da ciò che sta accadendo». La sua presenza dà forza per contrasto alla figura di Paola Clemente, interpretata da Arianna Gambaccini, che al contrario quasi non pronuncia parola durante tutto il film. «Una scelta a mio parere vincente – commenta Raffaella -, perché restituisce la sofferenza di una donna sfiancata dal lavoro».

Le chiedo se, per deformazione professionale, ha mai pensato che questo racconto possa essere declinato anche in una versione teatrale. «Potrebbe sì diventare una piéce, anche vista la grande risonanza che sta avendo l’opera cinematografica. L’impressione è che la gente abbia davvero voglia di ascoltare storie come questa, storie che riguardano molte famiglie del Sud Italia, che possano aiutare le molte donne e i molti uomini che lavorano in condizioni quasi disumane a sentirsi meno soli, a trovare il coraggio di denunciare. Perché, purtroppo, di lavoro si muore ancora».

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