Commemorazione dei caduti, il presidente regionale dei Bersaglieri: «Facciamo capire ai giovani i sacrifici fatti in onore della bandiera»

Alla cerimonia presenti anche il sindaco Pasquale Chieco e alcuni consiglieri comunali
Si è svolto questa mattina il corteo dell’associazione nazionale dei Bersaglieri di Ruvo di Puglia che commemora la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate.
I Bersaglieri, come da rituale, hanno voluto rendere omaggio a tutte le vittime della Prima Guerra Mondiale con una corona posta dinanzi al monumento dedicato ai Caduti, sito in piazza Bovio. Alla cerimonia, oltre alle cariche istituzionali, erano presenti anche alcune classe di studenti dell’istituto commerciale “Tannoia” e della scuola primaria.
Pieno di orgoglio è stato il discorso del presidente regionale dell’associazione, Ferdinando Damiani: «Sono cento anni che questi ragazzi hanno lasciato la propria terra e sono andati in un posto sconosciuto a quel tempo. Sono chiamati i ragazzi del ’99 perchè sono nati tutti nel 1899 e al momento della chiamata in guerra avevano 17 o 18 anni. Hanno combattuto e hanno donato la vita per cosa? Io credo che l’abbiano donata anche per tutti quei cittadini ruvesi che non si sono accodati al corteo e non hanno voluto onorare con noi questi ragazzi. Voi non potete neanche immaginare quali torture hanno subìto queste povere vite. Che cosa insegneremo ai giovani? Non ci lamentiamo se ci sono problemi nell’educazione dei ragazzi, perchè siamo noi i primi responsabili di ciò».
Ha proseguito poi con le lacrime agli occhi: «In quelle trincee si è formata l’Unità d’Italia, lì si è incontrata gente di provenienze diverse, lì si sono scambiate le esperienze di vita. E in quelle situazioni è nata anche l’emancipazione femminile. Lì si è tenuta l’evoluzione e noi questo lo stiamo dimenticando. Abbiamo il dovere di far capire cos’era, cos’è e cosa deve essere l’Italia. Bisogna far capire ai nostri ragazzi i grandi sacrifici fatti: se oggi noi siamo felici e liberi di usare i social network lo dobbiamo a chi si è sacrificato prima di noi e ci ha permesso di vivere nell’agio. Noi Bersaglieri crediamo in questa bandiera che ha legato tutto l’orgoglio italiano dopo la disfatta di Caporetto. Ed è per questo che siamo orgogliosi di curare il monumento ai caduti in modo del tutto volontario: non chiediamo e non vogliamo niente da nessuno. Ci sentiamo solo felici nell’onorare quella bandiera».
Alla celebrazione presente anche il Primo cittadino Pasquale Chieco: «C’è un tempo della commemorazione e uno del ricordo. Queste occasioni servono a radicare le nostre identità. Ai ragazzi presenti c’è da dire che abbiamo fatto tanti passi in avanti grazie al sacrificio di chi è morto e di chi è venuto dopo, che con i loro ideali hanno creato un mondo migliore. Oggi abbiamo radicato tutto questo nella nostra Costituzione, una Costituzione che ripudia la guerra. Abbiamo abbracciato la cultura della pace; le nostre forze armate sono state riconvertite a questo ruolo, i volontari sono in giro per il mondo in tanti posti per andare incontro a chi fugge dalle guerre e per mettersi in mezzo tra chi aggredisce e chi subisce aggressioni. Sono orgolioso di ciò e dobbiamo esserlo tutti. E’ con la cultura dell’accoglienza, della capacità di vedere negli altri ciò che ci unisce che possiamo progredire. E una cosa in comune ce l’abbiamo tutti: siamo esseri umani, tutti con lo stesso bagaglio di emozioni e sentimenti. A questo proposito voglio ricordare la citazione di uno dei ragazzi caduti che diceva: “Bisogna restare umani, restiamo umani”. Molti bambini cercano una risposta da noi e non solo con le forze armate, ma anche attraverso l’accoglienza e la capacità di farci carico delle loro tragedie. Ci hanno lasciato la necessità di avere un mondo di pace e di fare della pace la nostra ragione di essere. Noi adulti non sempre abbiamo mantenuto questa promessa. Ora tocca a tutti voi».
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