“Cinema Paradiso” a Bogotà, il racconto e le immagini

La compagnia ruvese "La luna nel letto" in Colombia per un'esperienza «muy linda», dice Francesca D’Ippolito
Come già annunciato dalla nostra testata circa un mese fa, la compagnia ruvese “La luna nel letto” è volata a Bogotà, capitale della Colombia, per presentare al festival Iberoamericano del teatro lo spettacolo “Cinema Paradiso”.
Un’esperienza unica, che merita di essere raccontata. Abbiamo chiesto di farlo a Francesca D’Ippolito, che si occupa di organizzazione e distribuzione. «L’esperienza a Bogotà è stata muy linda, per dirlo con quella capacità della lingua spagnola e del popolo iberoamericano di indicare un qualcosa di bello, incantevole, interessante e ricco di emozioni».
Com’è nata questa iniziativa? Avevate vissuto qualcosa del genere in precedenza?
«A settembre 2015 presentammo lo spettacolo Cinema Paradiso allo Showcase Internazionale a Taranto, nell’ambito della programmazione del Festival StArt up, organizzato e promosso dalla rete Una.net. In quell’occasione era presente una delegazione di operatori internazionali, tra cui Anamarta Pizzaro, direttrice artistica del festival Iberoamericano de teatro de Bogotà, che si innamorò dello spettacolo e venne ad abbracciarci con le lacrime agli occhi dopo un lunghissimo applauso e una standing ovation da parte di tutta la platea, lasciandoci un po’ increduli e stupiti.
A Bogotà, durante un pranzo in cui eravamo ospiti a casa sua, ci ha confessato che “el espectáculo me encantó”. Dopo l’entusiasmo iniziale, sono seguiti mesi di lavoro costante e quotidiano per organizzare al meglio una tournée internazionale con una compagnia di 13 persone e un bambino di 9 anni, Giuseppe Di Puppo, il piccolo e bravissimo attore dello spettacolo. La compagnia aveva presentato lo scorso anno Cenerentola across the unverse in Svizzera, ma le 12 ore di volo per Bogotà (comprese le perturbazioni oceaniche in piena notte) sono state un’esperienza unica!».
Punta di diamante indiscussa è proprio il piccolo Giuseppe Di Puppo. Cosa vi ha fatto capire che era ciò che cercavate?
«Giuseppe è, come tutti i bambini, una creatura speciale, che vive in una dimensione di gioco che la sua età reclama e merita. La luna nel letto, sin dai suoi inizi, ha scelto di lavorare con e per il mondo dell’infanzia: grazie a questa formazione e a questa consapevolezza crediamo di poter dire che mai per Giuseppe quest’esperienza è stata o sarà qualcosa di diverso da un gioco speciale, sia che si giochi a Ruvo o a Bogotà».
Raccontateci qualche aneddoto di quei giorni in Colombia. E’ stato difficile per voi ambientarvi?
«Bogotà è una città immensa, situata a 2.800 metri di altezza. La prima sensazione che si prova all’arrivo è una leggera difficoltà a respirare, come quando si è in alta montagna. La lingua, lo spagnolo, è molto simile alla nostra, la comprensione reciproca è estremamente semplice e l’accoglienza del loro popolo ti fa sentire subito a casa. Alla nostra compagnia è stata affidata un’interprete giovanissima, Laura, che è stata il nostro angelo custode e ha anche partecipato in costume alla scena finale dello spettacolo!
Le difficoltà non sono mancate, abbiamo avuto problemi tecnici durante il montaggio e abbiamo avvertito una tensione sociale che obbliga il festival a proteggere le compagnie in luoghi sicuri, accogliendo gli artisti e preparandoli a vivere la città con molte precauzioni sin dal momento dell’arrivo. Nel complesso è stata un’esperienza forte, bella, positiva, di quelle che ti lasciano addosso la voglia di viaggiare e scoprire il mondo».
Quali sono i punti in comune e quelli di distanza tra il teatro in Italia e il teatro in Colombia?
«Il teatro per i colombiani è una festa, cui si partecipa in massa con reazioni da concerto, non riguarda una elíte ma è parte della vita quotidiana della comunità. Cinema Paradiso è piaciuto moltissimo, ogni giorno ci stupivamo della durata degli applausi e delle chiamate agli attori, tutta la platea si alzava e gioiva coralmente…non a caso il motto del festival è “Il teatro està de fiesta. Celebremos!”. E davvero lo spettacolo è una celebrazione, non a caso si chiama función, perché ha qualcosa di sacro!
Ogni giorno c’erano fuori dal teatro gruppi di studenti che venivano a cercarci per avere un ingresso ridotto, con cui abbiamo fatto amicizia e siamo tutt’oggi in contatto. Conoscere anche gli “addetti ai lavori” è semplice, c’è voglia di incontro, confronto e relazione, non ci si ingessa dietro ruoli e nomine».
Avete in programma altri progetti di questo calibro? Potete darci anticipazioni?
A maggio torneremo in Sud America, in Messico, al festival internacionál 5 de Mayo con Cinema Paradiso e SeMino…dicono che Puebla sia una delle città piú belle del Paese, vi racconteremo!».
Cosa vi ha lasciato questa esperienza di così forte?
Nostalgia, che è un segno positivo: si prova nostalgia solo per le cose belle.
Entusiasmo: quando si lavora seriamente i risultati arrivano e questo, in un momento difficile per il teatro in Italia, è un incentivo a fare sempre meglio.
Stimoli: abbiamo molte idee in cantiere. Su tutto, la convinzione che, oggi piú che mai, sia necessario un lavoro quotidiano e che bisogna porsi sempre una domanda in più per fare bene questo mestiere, che è faticoso e meraviglioso perché fatto dagli esseri umani per gli esseri umani. Questo richiede sempre grande cura e attenzione.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti