Centro Studi Cultura et Memoria, in scena “Il Pianto della Madonna”

La Lauda andrà in scena il 25, al Santuario di Calentano, il 30 marzo, presso la Chiesa di San Michele Arcangelo, e infine il 1 aprile dinnanzi alla Chiesa di San Rocco
A partire da domani, si inserisce nelle iniziative della Settimana Santa, la drammatizzazione della Lauda di Jacopone da Todi “Il Pianto della Madonna”.
La Lauda a cura del Centro Studi Cultura et Memoria, realizzata con il patrocinio del Comune di Ruvo di Puglia, Assessorato Cultura, Turismo e Sport, con la regia a cura di Michele Pellicani andrà in scena il 25 marzo alle ore 20,00 presso il Santuario di Calentano, il 30 marzo alle ore 20,15 presso la Chiesa di San Michele Arcangelo, il 1 aprile alle ore 21,00 dinnanzi alla Chiesa di San Rocco.
Gli interpreti: la Madonna interpretata da Marianna Cantatore, Gesù Cristo da Nunzio Forestieri, i Nunzi da Teresa Fiore e Francesco Lauciello, San Giovanni da Michele Bucci, Nicodemo da Michele Stasi, Giuseppe di Arimatea da Biagio Turturo, la Maddalena da Milena Rossini, il popolo da Vincenza Tedone, Anna Rosa Sivo, Paolo Ficco, Giuseppe Cantatore, Gaetano Tedone, Gaetano La Firenze, Nunzio Cataldi, Cecilia Loizzi. Fonico e luci, Francesco Adessi, grafica di Francesco Lauciello e foto/video di Claudio C Ferraro. Per la regia e l’adattamento di Michele Pellicani, presenterà Simonetta Ferrieri.
Così Pasquale De Palo, assessore alla cultura, presenta l’evento:
«La drammatizzazione della Lauda di Jacopone da Todi “Il Pianto della Madonna” rappresenta ormai un evento consolidato nella tradizione della ricca e suggestiva Settimana Santa di Ruvo di Puglia.
Grazie al Centro Studi Cultura et Memoria per tale attività perchè segna in maniera forte il percorso culturale anche di questa Settimana Santa, portando all’attenzione del pubblico una delle pagine di più alta poesia del XIII secolo.
Per altro questo brano, incentrato sulla figura della Vergine, è quanto mai attuale, focalizzando più di quanto si faccia solitamente gli eventi della Passione dal punto di vista di Maria, esprimendo al meglio non solo il grande dolore di Madre, ma anche il vuoto comunicativo che la circonda, la solitudine.
Credo che tante persone, tante donne oggi come 900 anni fa vivevano questi sentimenti, rendendo vivo, pulsante, moderno, umano, un testo che merita di essere conosciuto, soprattutto facendolo rivivere attraverso la sua drammatizzazione».
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