Centro di raccolta, botta e risposta tra consiglieri d’opposizione e Asipu

La Redazione

La società coratina che gestisce il servizio rifiuti ribatte alla mozione presentata nei giorni scorsi

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Martedì scorso i consiglieri comunali di opposizione Pietro e Antonello Paparella, Giovanni Mazzone, Damiano Binetti e Orazio Saulle hanno presentato una mozione riguardante il centro di raccolta dei rifiuti di via Guido Rossa, gestito dall’Asipu di Corato.

Nel documento si elenca una serie di requisiti che dovrebbero garantire il rispetto delle norme vigenti, quali – ad esempio – la sicurezza sul posto di lavoro, l’adeguata viabilità interna, la pavimentazione impermeabilizzata, un idoneo sistema di gestione delle acque e una barriera esterna atta a minimizzare l’impatto visivo dell’impianto. A tal proposito, i firmatari chiedono che l’area venga adeguata al Decreto ministeriale 8 aprile 2008 su Ambiente e tutela del territorio.

Inoltre, secondo una verifica effettuata presso la Camera di commercio di Bari, risulterebbe che l’azienda «non svolge tra Ie attività quella di gestione dei centri di raccolta, né tantomeno risulta essere iscritta» al relativo Albo, condizioni «necessarie per svolgere tali servizi fuori dal Comune territorialmente competente», si legge nel testo. Da qui, la richiesta al Sindaco di «far emettere specifico atto gestionale finalizzato all’autorizzazione dell’esercizio dell’attività».

Non si è fatta però attendere la risposta dell’azienda, che in una nota sottolinea come, al contrario di quanto riportato dai consiglieri, «dalla lettura della visura camerale ben si può apprezzare che la società è autorizzata alla gestione di centri di raccolta in classe 1 c, quindi per una popolazione fino a 100mila abitanti» e che «l’Asipu ha oramai da anni la forma giuridica di società di capitali e le autorizzazioni acquisite sono in procedura ordinaria, senza alcuna limitazione territoriale.

Tali affermazioni, unitamente ad altre riguardanti il centro comunale di raccolta, avrebbero richiesto approfondimenti maggiori», prosegue la dirigenza aziendale, che le definisce «prive di fondamento» e per questo richiede «pubbliche scuse», precisando di aver «conferito incarico legale per tutelare la propria immagine».

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