Cassano come Basile

La Redazione
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E’ la prima volta che succede che due campioni del Barese emigrano per ritrovarsi nella stessa nazione. E’ il caso di Antonio Cassano e Gianluca Basile. Dalla Puglia in Spagna. Dalla terra del Barese a quella iberica.

Gianluca Basile nasce a Ruvo di Puglia il 24 gennaio 1975, città in cui muove i primi passi nella disciplina cestistica. Viene poi chiamato in prova nel Varese per poi approdare a Reggio Emilia dove firma un contratto con la Fortitudo Bologna e dove vince per ben due volte il campionato italiano.

Nel 1996 esordisce in nazionale e nel 1999 vince il titolo europeo a Parigi e il bronzo a Stoccolma (2003). Nelle olimpiadi di Sydney ottiene il quinto posto con la maglia azzurra ed il sesto posto nei mondiali di Atene (1998). Dopo la conquista del secondo titolo lascia l’Italia e accetta le offerte del Barcellona, famoso club polisportivo spagnolo.

Afferma Gianluca Basile: “Dopo un inizio un tantino deludente, ho ripreso a giocare abbastanza bene ed ora a Barcellona mi trovo bene. Il campionato spagnolo è altamente competitivo, chiaramente le partite dell’anno sono quelle con il Real Madrid“.

Con l’arrivo del talento barese del calcio a Madrid dopo un’annata burrascosa con la maglia giallarossa, il campione ruvese ha affermato: “In Spagna se ne parlava da parecchio, da tempo si dava per certo l’arrivo di Cassano a Madrid e la notizia spesso mi ha fatto tornare alla mente i pur brevi trascorsi calcistici. Infatti la mia vita sportiva è iniziata con il calcio.

Ho fatto parte delle giovanili del Bari, giocavo nel ruolo di terzino. Nello stesso periodo ero tentato dalla pallacanestro. Nel Bari calcio ero uno dei tanti, quindi optai per il basket. È stata la mia fortuna. In Spagna giunge un mio conterraneo, anzi un mio vicino di casa – sottolinea scherzosamente – ma tra Barcellona e Madrid esiste una rivalità incandescente, pur nella nota sportività delle due piazze storiche. Cassano si troverà bene.

Tifoseria abbastanza tranquilla, non mette pressione. Spettacolo, show, i cosiddetti numeri, questo è quanto chiede lo sportivo spagnolo, pronto ad applaudire anche gli avversari. Recente il caso di Ronaldinho applaudito a Barcellona. Allo stadio o nei palazzetti vanno intere famiglie, compreso i bambini. Una garanzia totale, sul tipo della NBA. Solo la comunicazione è come in Italia”.

 

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