Carrellata tra immagini e parole. I riti della Settimana Santa ruvese
Camici bianchi, cingoli rossi, medaglioni raffiguranti Madonne o teschi, guanti neri, cordoncini con santini e fiocchetti neri, rossi o celesti, sono state le immagini significative della scia di confratelli e consorelle.
I riti della Settimana Santa ruvese, scanditi dalle Processioni che hanno ricamato le strade e gli ampi viali della città di ceri, lenzuoli, bande e preghiere, son giunti al termine, concedendo alla popolazione, come step finale, il sempre gustoso giretto fuori porta, tra boschi e pic-nic all’aria aperta, baluardo irrinunciabile del Lunedì dell’Angelo.
Camici bianchi, cingoli rossi, medaglioni raffiguranti Madonne o teschi, guanti neri, cordoncini con santini e fiocchetti neri, rossi o celesti, sono state le immagini significative della scia di confratelli e consorelle, anime vivide ed onnipresenti col loro sostegno, alla realizzazione del tradizionale evento.
In questi giorni si son dunque susseguiti i riti processionali dell’immagine scultorea della Desolata, partita dalla Chiesa di San Domenico, sede della Confraternita Purificazione Addolorata, seguita nel mercoledì notte, dall’imponente statua degli Otto Santi, che ha cominciato il suo percorso dalla Chiesa di San Rocco, sede dell’Arciconfraternita Opera Pia San Rocco.
Dalla Chiesa del Carmine, sede dell’Arciconfraternita omonima, ha avuto luogo la lunghissima e suggestiva Processione dei Misteri, culmine religioso del Venerdì Santo, per terminare il Sabato Santo con la processione della Pietà, dalla chiesa del Purgatorio, sede della Confraternita Purificazione Addolorata.
La cornice a questa mistica invasione è stata la banda composta dagli strumenti classici come tromboni, clarinetti, sax, piatti, oboe, flauti, trombe e grancasse, ma anche da due particolari elementi, peraltro comuni a molti riti pugliesi, come “u tammùrre” (tamburo in dialetto rubastino) e la “truozzue” (la tipica troccola).
Ma è la domenica di Pasqua ad imporre la conclusione della Settimana Santa con la processione esultante del Cristo Risorto, colorato al suo passaggio, da petali di fiori, circondato da tricolori e sorrisi dei bambini inevitabilmente esaltati, da lì a poco, dal fatidico “scoppio delle Quarantane”. Nere e vecchie, sono in realtà fantocci raffiguranti la vedova del Carnevale, in arte ‘mba Rocchetidde che, appese ad un filo per quaranta giorni e quaranta notti, impugnando un’arancia con sette penne di gallina, un fuso, una borsetta e un ombrellino, vengono ridotte in mille pezzi da petardi fragorosi. Tutti col naso all’insù per esorcizzare il male, la paura ma soprattutto l’inverno, che irradiato da freschi raggi di sole, cede il posto alla speranzosa Primavera, nitida negli occhi dei bambini, catturati ormai da un unico pensiero: l’uovo di cioccolato.
Foto: Enzo Paparella.
Alcune informazioni o citazioni sono state tratte dai libri sottocitati, dell’autore Francesco Di Palo
• Francesco Di Palo – Passione e Morte, 1994.
• Francesco Di Palo, I Giorni del Sacro, 1999.
Commenti
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Vorrei esprimere tutta la mia ammirazione per questo emergente artista freelens che con la sua innata bravura ci ha deliziato in quest’occassione e che spero continuerà a farci sognare con i suoi splendidi e inaspettati scatti, frutto solo (e sottolineo SOLO) della sua dedizione e della sua forza di volontà. Per tutto questo NO MONEY, solo tanti riconoscimenti (che sono meritatissimi direi!!!)
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…nella chiesa del Purgatorio ha sede la Confraternita di Maria Santissima del Suffragio e non della Purificazione – Addolorata che ha sede in San Domenico.
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Emozionanti e commoventi. Senza pari








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