Carlo De Astis, eroe dei nostri giorni, al servizio di chi ha davvero necessità

La Redazione

Ruvo di Puglia è orgogliosa di avere il suo “costruttore di pace”, che sta facendo dell’impegno umanitario nella regione ciadiana la propria missione di vita

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Il Ciad è uno stato dell’Africa centrale che non è conosciuto da molti. È vasto 1.284.000 km2 ed ha una popolazione di 9.826.419 abitanti circa. E’ stato in guerra con la Libia negli anni ’80. Ha dichiarato nuovamente guerra al Sudan (con il quale confina a est) nel 2005. Sappiamo tutti benissimo che l’Africa pur essendo il continente più ricco in assoluto, di materie prime, è anche quello più povero. E’ il continente che incarna il terzo mondo. Paese dilaniato dalle guerre, distrutto dalla ovvia e conseguente povertà, martoriato dall’aids. Asini carichi di legname e fieno, capre smagrite, case di fango con tetto di paglia ma soprattutto la vista di bambini malnutriti sono immagini che vengono percepite ogni giorno da coloro che si trovano in missione in questo paese. Tra le persone coraggiose e generose che si prodigano per questi popoli, c’è un valoroso concittadino, che rappresenta con orgoglio la nostra città. Il suo nome è Carlo De Astis, capitano ufficiale medico, vive e lavora ad Abechè, quarta città del Ciad e capoluogo della provincia di Ouaddai con una popolazione di circa ottantamila persone.

Nel Quaddai è presente un contingente militare Italiano denominato Task Force “Ippocrate”,operante nell’ambito dell’operazione “Nicole”; la task force è costituita da un centinaio di militari, provenienti da tutte le quattro Forze Armate, schierato all’interno di una base francese esistente da oltre vent’anni denominata Camp Croci. Al comando del contingente nazionale interforze, che opera nell’ambito della missione europea di transizione EUFOR TCHAD-RCA, il Colonnello Giorgio Bertini.
Il contingente comprende un Ospedale da Campo Militare, con personale sanitario altamente specializzato ed in grado di effettuare qualunque intervento d’urgenza, proveniente per lo più dal Policlinico Militare Celio; il supporto logistico è garantito dagli uomini del reparto sanità del 10° reggimento di manovra di Persano (SA), mentre le comunicazioni, da e per l’Italia, sono gestite da una compagnia trasmissioni del 232° reggimento di Avellino; fa parte della Task Force “Ippocrate” anche un nucleo Carabinieri provenienti dal 13° reggimento CC “Fiuli Venezia Giulia”.

Ruvo di Puglia è orgogliosa di avere il suo “costruttore di pace”, che sta facendo dell’impegno umanitario nella regione ciadiana la propria missione di vita.
All’interno dell’ospedale da campo è presente infatti l’ufficiale medico, capitano Carlo De Astis, 36 anni, sposato con la Eugenia Lamura e papà di Andrea e del piccolo Giorgio.
Il dottore, specialista in ortopedia e traumatologia, ha il compito di garantire l’assistenza sanitaria sia ai militari della missione EUFOR sia alla popolazione locale; ha compiuto numerosi interventi chirurgici di salvataggio degli arti, ma sopratutto è stato coinvolto da una necessaria amputazione dell’avampiede di un civile affetto da una rarissima forma di “micetoma”, il cosiddetto Piede di Madura.

Il Capitano Medico Carlo De Astis, in Servizio presso il Policlinico Militare “Celio” di Roma, effettivo al Reparto di Traumatologia, non è un novellino e questa non è la sua prima esperienza fuori dal territorio nazionale.
Sebbene sia un’esperienza dura e difficile per il medico ruvese, egli non nasconde che questa sia questa una bellissima avventuraese, soprattutto dal punto di vista umanitario e medico-scientifico, poiché qui si ha l’occasione di affrontare con i mezzi a disposizione, dei casi che altrimenti sarebbero destinati all’oblio, data la precaria ed inadeguata assistenza sanitaria di questi luoghi;
La missione africana rientra nell’ambito della risoluzione 1778, del 25 settembre 2007, dove il Consiglio di Sicurezza (SC) delle Nazioni Unite ha autorizzato il dispiegamento nella Repubblica Centro Africana (RCA) e nella Repubblica del CIAD di un Contingente militare a guida Unione Europea (EUFOR) in supporto alla missione delle Nazioni Unite (MINUCART).

L’operazione militare ha l’obiettivo di contribuire alla stabilizzazione dell’area al confine con il Darfur, al fine di facilitare la distribuzione degli aiuti umanitari,
contribuire alla protezione dei civili in pericolo e favorire il ritorno dei profughi.
L’ospedale militare italiano fornisce cure sanitarie e supporti medici, con livelli qualitativi pari agli standard europei. Compito dell’unità è garantire il sostegno sanitario al personale EUFOR, al personale civile dell’UE, a quello dell’Operazione MINURCAT, ai civili feriti nel corso di operazioni EUFOR e di assistenza umanitaria; infatti dallo scorso 2 giugno l’ospedale è aperto anche alla popolazione locale.
Dai Balcani all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan, passando per il Ciad l’ufficiale ruvese si aggiunge agli oltre novemila “costruttori di pace” presenti nei vari teatri operativi, con la speranza di ridare uno spiraglio di felicità alle tante persone con cui, quotidianamente, viene a contatto.

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Commenti

  • aresjim (utente non verificato)

    Un semplice grazie non basta!!!!!

  • teca (utente non verificato)

    CARO ARESJIM, C’E’ DA DIRE CHE PRENDONO DEI BEI SOLDINI………….
    TANTI TANTI……………..

  • Johnny78 (utente non verificato)

    Grande Carletto sempre nei nostri cuori!X teca:Non so da quale chiacchiera paesana tu abbia attinto le informazioni riguardo a questi”tanti tanti bei soldini”che i militari italiani percepirebbero alle spalle dei contribuenti.In realtà l’extra si aggira intorno ai 2.000 dollari..Ora,io non so quale concetto tu abbia del denaro ma non credo che tale extra sia sufficiente a giustificare un impegno di questo tipo in mancanza di una decisa e reale motivazione al sacrificio per gli altri.

  • Miki63 (utente non verificato)

    Cara teca se i soldi si prendono e anche vero che si fanno di quei sacrifici Lontani dalla propria Famiglia.
    C’è un altro aspetto da non sottovalutare Carlo Aveva comprato casa a Ruvo ma come tutti quelli che sono dipendenti succede che di danno un “OUT-OUT” o vai li o vai a casa.
    Cosa Fare?
    Continua

  • Miki63 (utente non verificato)

    Inoltre per i militari è ancora peggio.
    Ci sono ragazzi di Ruvo che sono in missione in Afganistan che hanno cercato di svignarsela ma ora sono lì non potendo più rinviare.
    Ora pensa ai Genitori e alla famiglia di questi militari come possono stare sapendo che i propri cari sono lì.
    Sono contro ogni guerra ma quando ti chiamano……è un lavoro come tutti gli altri.

  • mefisto (utente non verificato)

    Bravo Carlo…spero che il vostro impegno serva a far capire agli uomini che un mondo senza pace è un mondo che non ha futuro ..Whe are the world
    god bless you…