Cappuccetto Rosso. Quando una bambina cresce
Cappuccetto Rosso o anche detta “la finta nonna” è la favola che tra quelle esistenti si avvicina di più all’originale.
C’è tantissima gente, il 2 settembre in piazza Matteotti e ancora ne arriva durante lo spettacolo.
La piazza è affollata e si teme per la sicurezza. Molti bloccano le vie d’uscita di un teatro improvvisato, e tanti si chiedono perché la destinazione sia stata cambiata.
Prima di presentare lo spettacolo della serata, Michelangelo Campanale, dell’associazione “Tra il dire e il fare”, spiega che per motivi di carattere “divino”, la sede della spettacolo è stata modificata.
Nelle sue parole c’è amarezza e delusione nei confronti del parroco della Cattedrale, che appropriatosi della chiesa come se fosse di sua proprietà, ha impedito categoricamente le rappresentazioni davanti alla nostra Cattedrale. Come Peppone e don Camillo, per beghe ancora sconosciute, tutta la cittadinanza è stata defraudata della cornice splendida e particolare che largo Cattedrale avrebbe garantito. Ma lo spettacolo va avanti! Cappuccetto Rosso è atteso dagli occhi trepidanti degli spettatori.
È molto particolare la regia di questa favola. Le scenografie colorate e una bambina, Graziana Mentano, in scena ingannano amabilmente i bambini presenti… l’ironia sottile e non del tutto celata permette più ai grandi che ai piccini di comprendere il significato celato nella fiaba.
Una bambina e due adulti raccontano la storia di Cappuccetto Rosso. Cappuccetto Rosso o anche detta “la finta nonna” è la favola che tra quelle esistenti si avvicina di più all’originale. Non ci sono taglialegna, né cacciatori! Non c’è nessun uomo, principe azzurro dell’occasione che salva le due donne. Sarà anche perchè essendoci una bambina e una vecchina ottantenne il romantico salvatore è un po’ fuori luogo…
Le due donne ce la faranno da sole! Cappuccetto Rosso risolve la situazione e come in un romanzo di formazione torna a casa cresciuta, poiché da sola ha superato il pericolo e ha salvato se stessa e sua nonna dalla morte certa.
Il racconto si svolge sul palco e continuamente i narratori diventano attori, Angela Iurilli diventa mamma poi nonna, Nico Maciullo il lupo, Graziana Mentano Cappuccetto Rosso. Si alternano sulla scena, contando le parole che utilizzeranno per descrivere le varie situazioni. «…a questo punto spenderemo 2 parole, anzi no 73! …73, giusto! Din».
Cappuccetto Rosso voleva un giorno, andare a trovare sua nonna… ma la mamma aveva da fare e non poteva accompagnarla, né tanto meno la piccola poteva andare via da sola! Il bosco era pericoloso! Si poteva incontrare un lupo… mannaro! Ma non esistono i lupi mannari! Cappuccetto rosso insiste e insiste! Vuole andarci da sola. Vuole avere la fiducia della sua mamma e vuole fare le sue esperienze.
Una mamma sa che deve lasciare andare sua figlia perché sa dentro di sé, che così dev’essere …e in fondo sia la mamma che la nonna un tempo avevano incontrato il pericolo nel bosco…
Cappuccetto Rosso è furba, scettica, e intelligente. Mangiata dal lupo affamato si fa dare le forbici da sua nonna e insieme, dall’interno, tagliano la pancia! Cappuccetto Rosso rassicura la nonna e torna a casa dalla mamma arrabbiata per il forte ritardo. Non le dice niente e la convince a cantare insieme una ninna nanna alla luna. Ma la madre sa, che quella che è tornata non è più una bambina.
In un’analisi un po’ più approfondita, non è difficile nel personaggio di Cappuccetto Rosso una maturità sessuale raggiunta dalla bambina, il bosco come allegoria della vita e nel personaggio del lupo, il maschio predatore.
E infatti il lupo non è morto. La scena si conclude con la mamma e la piccola che cantano alla luna e il lupo che sebbene malconcio spunta da una foglia del bosco… Non c’è una conclusione, il pericolo, gli ostacoli della vita sono sempre presenti e l’eroina diventa tale trovando la forza per superarli, in se stessa.
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