Caos e paura in piazza San Carlo, la drammatica esperienza di due ruvesi

Elena Albanese

​Niki vive nel capoluogo piemontese. Invece Mariateresa, la sua ragazza, vicino Londra. L’aveva raggiunto per trascorrere insieme lo scorso weekend: «Lei è interista. Si era sacrificata per amore»​

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Niki e Mariateresa sono due giovani ruvesi. Lui è juventino e vive a Torino. Lei, la sua ragazza, abita vicino Londra, ma lo aveva raggiunto nel capoluogo piemontese per trascorrere insieme il weekend. Sabato scorso stavano seguendo insieme la finale di Champions League sul maxischermo di piazza San Carlo, accanto a migliaia di altre persone, per trascorrere quella che doveva essere una serata – se non di felicità – almeno di sano sport. «Lei è interista. Si era sacrificata per amore», racconta Niki a RuvoLive.it, cercando di sdrammatizzare quanto successo loro in modo del tutto inaspettato.

Le parole del suo racconto trasmettono perfettamente a chi le ascolta l’angoscia di quanto vissuto. «Eravamo in posizione piuttosto centrale vicino alla statua del cavallo. La piazza era strapiena e infatti già durante il goal della Juve, sia pur nella gioia, ci sono stati un po’ di problemi. Motivo per cui, durante l’intervallo, abbiamo deciso di spostarci leggermente sulla destra verso il porticato.

All’improvviso, dopo il 3 a 1 del Real, abbiamo avvertito un boato e in pochissimi secondi ci siamo ritrovati una marea di gente che tentava di scappare. Nella calca molte persone sono cadute per terra venendo calpestate da altre in fuga». Tra loro c’è anche Mariateresa. «Per fortuna, facendole da scudo con il mio corpo, sono riuscito a farla rialzare e abbiamo cercato di allontanarci lungo i portici, ma siamo rimasti schiacciati dalla folla.

Ovviamente in quel momento non si capiva cosa fosse successo. Anche io, pur essendo alto, non vedevo nulla. Credevo ci fosse qualche pazzo con un’arma».

A rendere più difficili i loro spostamenti anche la strada invasa da bottiglie di vetro in frantumi «degli abusivi che vendevano birra», una delle cause del così alto numero di feriti.

«La mia ragazza ha perso le scarpe – ricorda ancora Niki -, quindi per evitare che si tagliasse l’ho presa in braccio e rientrando verso il centro siamo riusciti a uscire dalla piazza. Abbiamo recuperato un altro paio di scarpe per lei (ce n’erano tante lì per terra) e abbiamo iniziato a correre.

Nel frattempo abbiamo visto scene bruttissime, ragazzi e ragazze pieni di sangue o che piangevano perché avevano perso qualcuno. Nel tragitto un sacco di zaini, borse e oggetti vari abbandonati.

Dopo qualche minuto di tranquillità secondo me sarà successo qualcos’altro, perché noi eravamo in una parallela della piazza e tutti hanno ripreso a correre. Allora ci siamo riparati all’interno di un condominio in attesa che la situazione si placasse.

Diciamo che siamo stati fortunati – è il suo bilancio -. Fisicamente solo qualche botta per me e un po’ di tagli per lei». Ma psicologicamente non è tanto facile dimenticare. «Mariateresa è abbastanza sconvolta; mentre io ho reagito un po’ meglio», conclude Niki. Anche se ammette di aver vissuto il momento peggiore, che definisce «bruttissimo», quando, «qualche secondo dopo il boato», ha visto la sua ragazza «per terra. Credevamo che stesse per esplodere qualcosa».

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