Calcio: le polemiche del dopo Acquaviva – Ruvo.
La partita si sarebbe dovuta giocare a porte chiuse. Ma allo stadio c’erano oltre 50 persone.
C’è un lungo strascico di polemiche che segue la 5a giornata di ritorno del campionato di Promozione tra Acquaviva e Ruvo. La polemica nasce da quanto riportato dal più diffuso quotidiano regionale. Domenica al “Giammaria” di Acquaviva, il clima che si respirava prima, durante e dopo la partita non era teso ma addirittura intimidatorio e ad alto rischio per le 24 persone iscritte nel modulo e riconosciute attraverso i documenti personali dal commissario di campo, così come prevedono le norme regolamentari quando le partite si giocano a porte chiuse come appunto Acquaviva – Ruvo. Sugli spalti c’erano oltre 50 persone, tanto che l’articolista testè riportava «…il Giammaria mostrasse chiari sintomi di desertificazione nella zona centrale», ovvero per ammissione dello stesso c’era un elevato numero di spettatori.
Dall’Usd Ruvo fanno sapere che per regolamento sono ammesse solo 30 persone comprendenti l’intero staff tecnico e dirigenziale di ogni club. Chi doveva verificare la presenza sugli spalti dei tifosi locali?
La polemica si fa ancora più aspra quando si legge di un Ruvo “ridicolizzato nella corsa”. Il che non è assolutamente vero in quanto l’undici ruvese ha disputato una partita senza alcun risparmio di energia giocando contro gli avversari ma anche contro un signore in maglia gialla che non ha certo favorito la squadra ospite. La società nerazzurra richiama coloro che sono preposti ad informare a farlo con serietà senza campanilismo alcuno.
Intanto è ripresa la preparazione in vista dell’incontro fondamentale per la classifica che la formazione di Barione affronterà domenica al “Comunale” contro il San Severo. Si rivolge un appello ai tifosi affinché gremiscano in gran numero gli spalti dello stadio in questo particolare momento della stagione.
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