Bnb, qualche spiraglio oltre le nuvole grigie

Lo sfogo tra le lacrime del presidente De Palma, nonostante la permanenza in A2
È in chiaroscuro il bilancio dei primi due anni di presidenza De Palma al timone della Bnb.
A dispetto dei festeggiamenti per la sudata ma meritata permanenza in A2, il patron precisa dinanzi ad una nutrita schiera di giornalisti ed appassionati del mondo cestistico alcune questioni che gli lasciano un sapore amaro in bocca. Vari i retroscena emersi durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio nelle sale del Nicotel. L’ambiente orange è decisamente scosso.
I più catastrofisti paventavano la vendita della quota azionaria di maggioranza, timore probabilmente fondato sul mancato appoggio da parte delle forze imprenditoriali del territorio, oltre all’assenza di collaborazione delle amministrazioni del comprensorio nordbarese.
Le lacrime di un presidente si associano spesso ai risultati sportivi, di rado a quelli societari. Normalmente sono gli atleti e i coach che si lasciano andare agli sfoghi, ma Attilio De Palma dà prova della sua grande umanità. Interrotto dai singhiozzi, spiega tutte le ragioni della sua delusione: «abbiamo portato in alto il nome del nostro territorio, dei prodotti, delle imprese e delle bellezze naturali. Il nostro spirito va oltre il semplice agonismo sportivo. È molto di più».
Alcune aspettative dei vertici societari sono ampiamente deluse. Sono al vetriolo le dichiarazioni di De Palma e del ds Francesco Martinelli nei confronti delle altre società locali che navigano ancora nei bassifondi delle serie inferiori. «Vogliamo andare avanti, continuando a lavorare per coinvolgere tutti coloro i quali si sono dimostrati finora insensibili ad un mondo sano, autentico e denotato da un fare virtuoso. È vero, viviamo qualche difficoltà economica, ma questo non è nulla se comparato alle acque molto più torbide in cui navigano altre società. Cercheremo di mantenere i nostri impegni, sperando che giungano a breve segnali positivi a darci manforte».
Altra causa dello sconforto è il tifo organizzato, che non avrebbe abbracciato la scelta di costituire una realtà sinergica tra i comuni collocati a settentrione del capoluogo. La frustrazione dei due dirigenti si deve al campanilismo imperante che non sarebbe ancora stato estirpato dalla cultura sportiva locale. I due hanno condiviso l’opinione secondo cui «questo fenomeno ha sfortunatamente trionfato». Alla nostra domanda sulla strada da percorrere per cambiare l’inerzia, la risposta è stata chiara: «il calore del tifo è conseguenza naturale di un’interazione efficace tra società, imprenditoria e universo politico».
La raffica di critiche non si placa. Anche la federazione è un bersaglio a cui De Palma ha lanciato un paio di stoccate. Racconta del suo incontro con il presidente Gianni Petrucci in cui avrebbe «agito come rappresentante degli interessi del territorio» e lamenta alcune decisioni difficilmente spiegabile da parte della Fip: «all’inizio della regular season erano previste diverse sovvenzioni per le squadre che avrebbero favorito l’ascesa di giovani. L’abbiamo fatto, ma siamo ancora in attesa dei fondi. Sembra che la disciplina di tali finanziamenti sia stata sovvertita senza alcun preavviso», conclude.
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