“Biofobie”, pubblicata l’ultima silloge poetica di Salvatore Bernocco

Salvatore Bernocco
Il libro è edito dalla Pro Loco di Ruvo di Puglia dove è disponibile. La prefazione è curata dal poeta Federico Lotito
È stata pubblicata, negli scorsi giorni, Biofobie (Pegasus edizioni), l’ultima silloge poetica di Salvatore Bernocco, vicedirettore responsabile del periodico “il rubastino”, edito dalla Pro Loco di Ruvo di Puglia dove il libro è disponibile.
Di seguito la prefazione del poeta Federico Lotito.
Prefazione a "Biofobie" di Federico Lotito
«Con la sua ultima raccolta di poesie intitolata Biofobie, il poeta Salvatore Bernocco ci regala un lavoro complesso che nasce dalla necessità di raccontare il suo mestiere di vivere/sopravvivere e il suo sentirsi sempre diviso tra la lucida, quasi spietata, analisi della vita sin qui vissuta e il desiderio di volersene separare per alleggerire il pesante fardello che porta in sé.
La fusione tra il prefisso bio (vita) e fobie (paura patologica) ci pone dinanzi a uno scritto articolato e possente che tenta di rispondere alla domanda: la vita ricevuta è un dono o una condanna?
Così il poeta si esprime nei suoi versi: “Sono alla mercé/ d’un dilemma,/ tacito siedo/ sullo spinoso divano,/ il gelo rivesto/ di lana a scacchiera”.
L’interrogativo diventa universale quando il poeta scrive: “Immagino i vostri occhi/ che non si specchiano,/ a me così cari e rapiti./ Labbra socchiuse,/ occhi ciechi e introversi,/ spera aperti altrove/ la mia fede.”
E poi ancora: ”E io sono orfano a sessant’anni./ Sì, orfano in età adulta./ Non si rida di questo mio dolore.” Una lacrima si posa/ su questi anni andati,/ su quest’incubo,/ su questa dannata/benedetta sorte.”.
Nell’ultima sestina della lirica di apertura della raccolta è racchiuso il fulcro di una ricerca continua e intensa: “S’alza improvviso uno stormo,/ una lacrima si posa/ su questi anni andati,/ su quest’incubo,/ su questa dannata/benedetta sorte”.
Salvatore Bernocco sa dare voce al dolore per la perdita dei cari e per il distacco dall’amata madre, al suo pessimismo, al suo disincanto, al suo vivere a corrente alternata, al suo restare in un posto che avrebbe desiderato diverso, alla sua personale visione della natura, alla sua educazione accettata, ma solo in parte condivisa, alla sua concezione dell’amore e del sesso, alla ricomposizione dei tasselli del puzzle della propria vita.
Salvatore Bernocco osserva con intelligenza e sensibilità ciò che lo circonda e alla fine ci consegna un’analisi emotivamente decisa che, partendo dalla consapevolezza che la fede non ridurrà i tempi per riappropriarsi degli affetti perduti, approda alla certezza che qualcosa sarà per sempre custodito in un’eternità che sa di casa e di affetti perduti: “Prima o poi il presente/mèta/ ti svelerà,/ lì ti fermerai, sarai a tuo agio/ nella tua casa,/ finché l’eterno/ non ti chiamerà a sé/ con voce materna.”
Entrare nel registro poetico di Salvatore Bernocco è un esperienza esaltante sia per la ricchezza dei contenuti che per il gusto di una poesia che riflette la conoscenza dell’autore della grande poesia in ogni sua espressione.
In questa raccolta il lirismo classico non scade mai nei toni classicheggianti e la sua impronta di contemporaneità non indugia in inutili sperimentalismi. Il poeta, studioso e certamente insaziabile lettore, usa con colta padronanza le figure retoriche, componendo versi potenti, ma mai violenti.
Anche la dolcezza non diventa mai banale nostalgia e il disincanto non comporta la ricerca di una soluzione che fluttui tra le nuvole.
Per il poeta è fondamentale restare in contatto tanto con la realtà quanto con la fede.
Nella brevità dei versi si condensa un vissuto energico che affonda le radici nei suoi convincimenti, nei suoi ricordi e nei suoi propositi.
La vita, come un enorme puzzle, deve essere smontata e rimontata; che sia benigna e matrigna allo stesso tempo, sarà sempre necessario riordinare i tasselli del mosaico secondo principii mutanti e incerti: “Tu, nel bel mezzo delle macerie,/ come gazza plani su quelle che brillano/ allo stanco e impietoso sole./ E più non ti coglie la pena di rovistare/ per scegliere e separare/ un frammento dall’altro,/ che in questo luogo molti frughiamo/ e non troviamo/ i combacianti tasselli, e poi ancora “Le tessere mancanti/ credo non siano tanto distanti da te/ che continui a perdonare/ le mie illusorie intemperanze,/ i lindori artefatti, le mosse astute,/ i fatui biasimi.”
Per Salvatore Bernocco la poesia si trasforma in un ammortizzatore che si frappone tra lui e la sofferenza del vivere, permettendogli di rimanere cosciente nel mondo che lo circonda senza lasciarsi soffocare dal dolore.
La voce del poeta spazia tra liriche e prose poetiche nelle quali tutti i sentimenti trovano versi e frasi di grande levatura. C’è un uso sapiente di ogni parola nelle poesie di questa raccolta, una ricerca stilistica che non trascura di dare rilievo al contenuto: “Tutto si fonde e si fa uno,/ e l’uno è il Tutto,/ ciò di cui abbisogno/ per nuotare e vivere”.
L’uso delle parole colte non è mai qui un mero esercizio di forma né una narcisistica manifestazione di una cultura classica; è piuttosto una necessità comunicativa volta a rendere con esattezza millimetrica ciò che parole più comuni non avrebbero consentito di fare.
A tal proposito mi piace citare un autore a me molto caro, Raymond Carver, il quale affermava: “In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire nel modo migliore quello che devono dire”.
Questo fa Salvatore Bernocco nella sua poesia, usa le parole giuste nel posto giusto, rivelandoci una onesta fusione di anima, mente e studio. Il poeta è consapevole che la sua poesia ha bisogno di essere letta con la dovuta attenzione perché soltanto con l’assimilazione e la giusta riflessione il lettore potrà entrare pienamente in contatto con la propria anima.
Una volta consegnato il libro ai lettori, il poeta non sarà più individuo, ma voce universale che racconta il mondo, la vita, la morte, l’amore, la paura, la guerra, la fede, la natura, il dolore, la sofferenza, la gioia».
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