Bed&breakfast, tra promozione del territorio e abusivismo

L'incognita dei controlli e la formazione per chi intraprende con coscienza e passione questo business
Il caso
Recentemente un quotidiano online ha pubblicato una piccola inchiesta sui Bed&breakfast. L’autore dell’articolo ha preso come “cavia” proprio Ruvo, perché è «una delle città d’arte più famose del sud, sede del museo archeologico nazionale Jatta e vanta un centro storico meraviglioso». Fin qui tutto bene, anzi ottima pubblicità. I problemi vengono dopo, quando il pezzo passa alla descrizione dei problemi sopraggiunti nel reperire un elenco completo delle strutture ricettive del nostro paese e delle incongruenze riscontrate tra quello trovato («non senza difficoltà») sul sito del Comune e quello fornito dalla locale Pro Loco. Ancor di più il giornalista fa notare che, effettuando una ricerca su internet, compaiono addirittura tra i risultati B&b assenti da entrambe le liste.
Controlli e controllori
La scelta di Ruvo è naturalmente un pretesto per provare a districarsi nella complessa materia dell’iter burocratico delle autorizzazioni per l’apertura e del conseguente fenomeno dell’abusivismo.
Un parametro discriminante fra lecito e illecito potrebbe essere il pagamento del canone Siae (oltre a quello televisivo), dovuto dai proprietari in quanto gestori di un pubblico esercizio. Ma, sempre secondo il giornale, i controlli, effettuati dalla sede molfettese dell’ente, sono in corso proprio in questo periodo e di conseguenza non è disponibile al momento un file aggiornato «comprensivo di tutti i B&b». Una circostanza che, a detta degli operatori del settore, non sarebbe però confermata. «Una volta partita l’attività con tutte le autorizzazioni non credo ci siano controlli», ci dice uno di loro.
La nostra verifica
Dato che la questione riguarda proprio il nostro paese, abbiamo deciso di andare a fondo. Ebbene, dal Comune di Ruvo ci hanno inviato un elenco di B&b, datato 10 dicembre 2015, quindi abbastanza aggiornato, e comprensivo anche di prezzi e periodi di attività per l’anno in corso. Tra centro e contrade di campagna, tra realtà in forma imprenditoriale o a conduzione familiare ne contiamo 20.
In effetti, però, facendo una semplice ricerca su un noto sito di prenotazioni, ne appaiono anche altri. Un paio sono definiti “affittacamere”, ma nel prezzo offerto è inclusa la colazione, dunque operano di fatto in regime di bed&breakfast.
Per non fermarci al primo risultato, proviamo anche coi siti specializzati proprio in questa categoria ricettiva. Di solito, a fronte di una quota annuale o della corresponsione di una percentuale sui pernottamenti, forniscono una vetrina per gli imprenditori del settore, con informazioni, foto e recensioni degli ospiti. Ma anche qui troviamo un “intruso”.
L’intervento del portale di settore
A tal proposito, i gestori del portale bed-and-breakfast.it ci dicono che «chiediamo ai nostri affiliati solo un’autocertificazione che abbiano tutto in regola, anche perché ci sono diverse tipologie di microricettività in Italia». Come verificato anche da noi, esistono infatti «B&b con partita iva, B&b senza partita iva, affittacamere, case vacanza professionali e locazioni turistiche che non necessitano di nessuna autorizzazione in alcune regioni o città e che invece ne necessitano alcune altre in altre città». Addirittura, «ci sono 20 leggi diverse, variabili da regione a regione, che prevedono requisiti diversi per diversi tipi di ricettività». Insomma, una vera giungla normativa, da cui la Puglia non è esente, e che purtroppo consente numerosi nascondigli di illegalità più o meno diffusa.
La formazione
Intanto, chi ha deciso nel rispetto delle regole di entrare in questo mercato, sicuramente fiorente e con scenari notevoli di sviluppo, lo fa con passione. E anche con la formazione. Due settimane fa, ad esempio, alcuni gestori di B&b del territorio, anche ruvesi, hanno svolto un educational tour a Gravina e Altamura organizzato dall’Aigo Confesercenti metropolitana Terra di Bari. Lo scopo è stato conoscere in prima persona i borghi, le strade e gli ipogei meravigliosi della nostra zona per consigliarli poi ai propri ospiti, facendosi ambasciatori di una bellezza nostrana spesso poco conosciuta.
Una «parte di Puglia che viene quasi sempre esclusa dai grandi tour operator che guardano al Salento e al Gargano», hanno spiegato i rappresentanti di Confesercenti e Assoturismo, che intendono così intercettare i «flussi che si dirigono a Matera (capitale europea della cultura 2019, ndr) per far conoscere il ricco patrimonio dell’entroterra barese».
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