Bari, giovane detenuto si toglie la vita. Era coinvolto nella vicenda dell’omicidio di Giuseppe Di Terlizzi

grata; carcere

Il giovane aveva problemi psichiatrici e stava scontando una condanna di trent’anni per l’omicidio a seguito di rapina in cui rimase vittima il salumiere di Ruvo di Puglia. Il Sappe denuncia: «Ambienti fatiscenti e condizioni inenarrabili»

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Ieri, un giovane detenuto di Bisceglie si è tolto la vita all’interno della propria cella, nel carcere di Bari. A darne notizia è il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. L’uomo stava scontando, da diverso tempo, una condanna di trent’anni (fine pena previsto nel 2042) per una rapina, avvenuta a Ruvo di Puglia il 13 aprile 2012, dove perse la vita il salumiere Giuseppe Di Terlizzi.

L’uomo fu ucciso dinanzi al suo esercizio commerciale, in corso Piave. Dalla ricostruzione effettuata dai Carabinieri che all’epoca curarono le indagini, emerse che erano passate da poco le 21,30 quando quattro persone, con i volti coperti da passamontagna, fecero irruzione nella salumeria costringendo Di Terlizzi a consegnare l’incasso della giornata.

Il commerciante tentò di reagire. A quel punto ne scaturì una colluttazione durante la quale uno dei rapinatori fece fuoco esplodendo un solo colpo di pistola che raggiunse Di Terlizzi alla testa. Partirono subito le indagini. I quattro furono immediatamente identificati dai Carabinieri e accusati di omicidio, rapina, porto e detenzione di arma da fuoco in luogo pubblico.

Ieri il tragico epilogo di una storia che ha lasciato solo dolore in tutte le persone coinvolte, nei loro familiari, nelle comunità di Ruvo di Puglia e Bisceglie.

Il detenuto, secondo quanto riferisce il sindacato, aveva «problemi psichiatrici». «Ormai si inizia a perdere il conto dei detenuti che si sono uccisi nei penitenziari della Puglia, senza che ciò scuota la coscienza di alcuno – sostiene Federico Pilagatti, segretario del Sappe, evidenziando che «le carceri sono diventate ormai una discarica sociale in cui buttare le anime e i corpi degli ultimi, dei pazzi, dei diseredati».

Il sindacato nei giorni scorsi ha «chiesto la chiusura del reparto destinato ai detenuti psichiatrici» denunciando «le condizioni igienico-sanitarie inenarrabili e gli ambienti fatiscenti in cui i detenuti, quasi tutti con problemi psichiatrici, sono lasciati».

«Quella sezione andava chiusa» denuncia il Sappe che chiede l’intervento del Dap per «assicurare condizioni di vita dignitose e di cura ai detenuti affetti da problemi psichiatrici, a quelli che hanno patologie anche gravi che non vengono curati adeguatamente» senza dimenticare «tutti quei detenuti che vorrebbero avere la possibilità concreta di reinserimento».

 

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