Auto pagata ma mai consegnata, chiuse le indagini sulla Dinauto

redazione

La vicenda nacque a Ruvo ed ebbe vasta eco grazie a Striscia la notizia

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Si sono chiuse le indagini sul crack della “Dinauto Srl”, la concessionaria molfettese finita sotto la lente di ingrandimento del tribunale di Trani dopo un servizio di “Striscia la Notizia”. Un servizio che destò grande interesse anche per esserenato da una vicenda che ha visto protagonista proprio la città di Ruvo.

La popolare trasmissione televisiva aveva infatti raccolto la denuncia di un acquirente che, a fronte della regolare cifra versata, non aveva ricevuto l’automobile desiderata. La successiva inchiesta, condotta dal pm Mirella Conticelli, ha fatto scaturire numerose querele simili, inoltrate a partire dalla primavera del 2009.

Sull’amministratore della concessionaria (dichiarata fallita), Pietro Sorrenti, gravano qurantuno capi d’imputazione, rigurdanti le accuse di appropriazione indebita, falso in scrittura privata e, soprattutto, truffa. Cade invece quella di associazione per delinquere. Sorrenti è difeso dagli avvocati Maurizio Masellis e Massimo Ungaro, che ottennero nel marzo 2009 l’annullamento del suo arresto dal tribunale della libertà di Bari.

Per altri sei indagati è arrivata la richiesta d’archiviazione: si tratta di tre ex dipendenti della Dinauto (Paolo Ferrucci di Corato, Maria Roberta Lobasso e Cecilia Calò di Molfetta) e tre collaboratori della finanziaria Compass (Francesco D’Ambrosio di Bisceglie, Luigi Ronzulli di Bitetto, Alessandra Ruggieri di Molfetta).

Le indagini seguono l’operazione “Ghost Car”, effettuata dalla Guardia di finanza subito dopo il polverone alzato da “Striscia”. Tocca alla difesa, ora, proporre un prolungamento dell’inchiesta entro venti giorni e provare a scongiurare l’eventuale rinvio a giudizio.

 

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