Assoluzione per un’ostetrica ruvese accusata della morte di un neonato

I fatti risalgono al 2001.
Sono stati assolti due medici ed un’ostetrica dell’ospedale “Umberto I°” di Corato, questa la sentenza emessa dalla prima sezione del Tribunale di Trani, presieduta dalla dottoressa Cesaria Carone.
I fatti risalgono al 1° marzo 2001, quando nel reparto di ostetricia del nosocomio coratino, il neonato Giuseppe Musto, subito dopo la nascita presentò gravi problemi che costrinsero i medici coratini a trasferire il piccolo, prima nel reparto di neonatologia di Terlizzi e da qui all’ospedale di Bari Carbonara. Qui purtroppo il neonato morì per “broncopolmonite aspecifica con aspirazione di meconio”.
A questo punto i genitori ci vollero vedere chiaro e denunciarono quanto accaduto alle forze dell’ordine, facendo così aprire l’inchiesta sui tre sanitari, il dott. Lucio Nichilo di Corato, l’ostetrica Vincenza Palmulli di Ruvo di Puglia e la dott.sa Gabriella Cantatore di Corato, per aver cagionato per colpa, ognuna per il proprio ruolo, la morte del piccolo Giuseppe Musto. Nel corso delle indagini, su incarico del Pubblico Ministero Maralfa, furono eseguite due perizie medico-legali, la prima del dott. Andrea Marzullo e la seconda dei proff.ri Pascali e Arduini, dell’università di Napoli.
Entrambe le relazioni medico-legali, evidenziarono che la morte del neonato era appunto da ricondurre a “sindrome da aspirazione di meconio”. In seguito, il dott Nichilo, difeso dall’avv. Michele Laforgia, fu accusato di omicidio colposo e rifiuto di atti di ufficio, l’ostetrica Palmulli, difesa dall’avv. Vito Petrarota, di omicidio colposo e la dott.sa Cantatore, difesa dall’avv. Michele Quinto, di concorso in omicidio colposo. A seguito delle indagini svolte, dopo due ore di camera di consiglio, e dopo aver valutato anche la richiesta di assoluzione formulata dallo stesso P.M. Maralfa, il tribunale ha assolto con formula piena, ai sensi dell’art. 530 i tre operatori sanitari.
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