Arte,luce e tecnologia: ecco a voi DualBit

DualBit è l’incessante bisogno di comunicare, il desiderio di distruggere e ricostruire consueti metodi comunicativi oramai obsoleti
Chi parla del sud come luogo in cui non ci può essere nessun tipo di tecnologia innovativa?
La risposta a questa domanda ce l’hanno data Leandro Summo e Alessandro Vangi, due giovani che insieme hanno dato vita a “Dual Bit”. DualBit è l’incessante bisogno di comunicare, il desiderio di distruggere e ricostruire consueti metodi comunicativi oramai obsoleti.
In molti parlano di “Dual Bit”. Dicono infatti: «Nell’ “atto” DualBit non è ammesso individuare confini tra spazio e tempo, tra autore e fruitore, tra musica e architettura ma teleologicamente giungere ad un’ esperienza percettiva unica: creare un superamento interattivo dell’espressività digitale nel quale soggetto, oggetto e la materialità della performance si fondono nel continuum di un multi-tasking estetico-sensoriale. Il processo, osmoticamente importante quanto il risultato dell’esperienza, realizza una sintesi che connette, facendo propria l’urgenza della lezione del minimalismo, gli elementi atomici dell’arte digitale, la luce, l’elettricità “bruta”, il bit, con le modalità mentali di produrre il visualizzare, l’ascoltare, il sentire tout court. In maniera paradossale Dualbit mette così in luce l’elemento al contempo inquietante e rassicurante delle nuove tecnologie nell’arte: maggiore è l’incidenza dell’artificiale più si evidenzia che la pretesa naturalità della fruizione artistica si fonda su un imprescindibile elemento culturale. Culturale ergo squisitamente umano».
Ma facciamo un passo indietro: da cosa nasce questa nuova percezione digitale? A raccontarcelo è uno dei due protagonisti, Leandro Summo che afferma: «La nostra volontà nasce dal fatto di voler valorizzare e metter in risalto ciò che dalla gente non viene visto, tutto ciò che la gente dà per scontato. Questa idea è nata in modo del tutto casuale, quando io e Alessandro Vangi eravamo in un garage a lavorare per un montaggio video e più i giorni passavano, più ci rendevamo conto di come il computer fosse una macchina infinita, una macchina che ti permette di metter in atto tutto ciò che pensi. Il foglio di carta, la tela, una parete, hanno dei limiti di spazio. L’immagine che vai a rappresentare su di essi è una immagine statica che viene intesa dal fruitore solo nel momento in cui egli è disposto ad accogliere il tuo messaggio. Col computer tutto è dinamico, tutto è in movimento. Il fruitore diviene partecipe della tua opera».
Ma idee di questo calibro è difficile che si inseriscano senza problemi nel nostro territorio. Alessandro e Leandro infatti dapprima sono stati accolti dal comune di Corato con l’iniziativa “MadeOut”. Successivamente a Londra sono riusciti a portare una installazione interattiva. L’ultimo successo risale allo scorso aprile dove hanno partecipato al GlowFestival, Festival dedicato alla valorizzazione dei beni culturali con il Videomapping e la realtà aumentata, al quale hanno vinto il premio della critica Coge e Vezer.
Ci sono progetti per il futuro?
«Certo- ci spiega Leandro- in questo momento stiamo puntando tutto sull’interattività. Oltre a far visualizzare i nostri lavori, vogliamo render partecipe il pubblico e farlo interagire. Non ci fermeremo mai a creare nuove possibilità di comunicazione anche se è difficile trovare ritagli di tempo liberi. In una società che corre e tutto diventa “fast” noi dobbiamo correre ancor più veloce La nostra missione è spegnere sempre più luoghi e illuminarli con la nostra luce. Sempre più».
Una bella risposta quella data dai due giovani che oltre a valorizzare il campo tecnologico hanno fatto ricredere questo sud, non sempre capace di apprezzare ciò che di nuovo viene creato.
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