Angelo Tedone: «Le Fiere di marzo e di settembre come rito sociale»

Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locale, propone ai lettori un breve approfondimento sulle fiere a Ruvo di Puglia, espressione dell’economia silvo-pastorale locale, puntando sul legame tra San Michele e la transumanza

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Dal 27 al 29 settembre, a Ruvo di Puglia si svolgerà la fiera di Sant’Angelo e in una nota storica Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, propone ai lettori un breve approfondimento sulle antiche fiere di settembre e di marzo, espressioni dell’economia silvo-pastorale della città, con un focus sullo stretto legame tra San Michele Arcangelo, che la Chiesa celebra il 29 settembre insieme agli arcangeli Raffaele e Gabriele, e la transumanza.

La storia dell'economia di Ruvo nelle 'Fiere' di marzo e settembre considerate 'rito sociale' – di Angelo Tedone

“….gli abitanti sono industriosi e commerciano i loro prodotti con altri paesi della provincia e fuori. L’agricoltura e la pastorizia è ben intesa tra loro. Sono rimarchevoli due arti: una, cioè quella di lavorare i crivelli ed è privativa di tale paese; l’altra della fabbrica di creta che raccolgono nelle stesso territorio ed è assai profittevole per quella popolazione.

Vi si fa una fiera dal dì 27 settembre sino al dì 29 reggendo giustizia il mastro di fiera, Vi concorrono molti della provincia e fuori a vendere i loro animali, commestibili oltre a merci varie”. Così nel 1804 Lorenzo Giustiniani, nel suo “Dizionario ragionato del Regno di Napoli”, descriveva  Ruvo la cui economia silvo-pastorale e artigiana era espressa nella fiera.

E ancora Salvatore Fenicia nella “Monografia di Ruvo” diceva “…. originariamente la fiera degli animali si svolgeva in piazza Dante su un fossato colmato con detriti rivenienti dalla distruzione di fondo moresco ed era suddivisa in lotti alcuni dei quali coltivati ad orti. In ogni dì 27 settembre si apre un gran mercato il quale dura tre giorni e questa dicesi ‘fiera di Santangelo’ indicante il nuovo sito dove fu trasferita. Vi accorre un gran numero di forastieri e vi si vendono bovi, cavalli, muli, asini, pecore, capre e una quantità sterminata di porci

Presumibilmente la scelta della zona scaturì anche dalla vicinanza con via della strignatoia ritenuta l’anima commerciale e produttiva di un quartiere dove operavano crivellari che usavano pelli di porci per fare i vagli, fornai, fornaciai, molinari, produttori di vozze (contenitori di olio) e vasai.

Ma la storia della fiera autunnale di Ruvo ha una stretto rapporto con la transumanza che aveva inizio il 29 settembre, giorno dedicato all’arcangelo Michele, protettore dei pastori che giungevano attraverso tratturi e tratturelli in boschi, masserie e jazzi di Ruvo provenienti prevalentemente da Abruzzo e Molise. Il rito della transumanza si concludeva l’8 maggio allorquando i pastori ringraziavano l’arcangelo Michele recandosi a Monte S. Angelo. La fiera di marzo, invece, era dedicata all’Annunziata venerata il 25 a Calentano; i mesi di marzo e settembre, infatti, coincidevano con l’avvio di nuove stagioni agricole pertanto vi era bisogno di rinnovare attrezzi agricoli, cambiare cavalli o acquistare animali da cortile.

Con la transumanza la fiera fu definita una occasione di contatti e scambi commerciali, di raduno dei pastori vista quindi come un ‘rito sociale’.

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