Angelo Tedone: «Il lago D’Annaia, scomparso nel 1834 per intrighi e privati interessi»

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Angelo Tedone, cultore di storia e lingua locali, offre ai nostri lettori un saggio dedicato ai “conflitti” dei contadini e pastori con i proprietari terrieri, sullo sfondo della Puglia sitibonda
Angelo Tedone, cultore di lingua e storia locali, con il saggio “Il lago D’Annaia, scomparso nel 1834 per intrighi e privati interessi” offre ai nostri lettori uno spaccato sui “conflitti” dei contadini e pastori con i proprietari terrieri, sullo sfondo della Puglia sitibonda.
«Tanta storia della nostra civiltà contadina legata all’attività silvo-pastorale – spiega – è scritta maggiormente tra le pietre della Murgia con le quali sono stati costruiti manufatti, oggi meta di tanti visitatori attirati anche da piatti tipici preparati con erbe della Murgia.
Le zone denominate Piano d’Annaia, Taverna Nuova, Laghetto, Giuncata, fino ai primi anni dell’800, sono state teatro di scontri tra proprietari e pastori ai quali ultimi si negava l’acqua. Mentre il problema si stava risolvendo con l’acquisto del laghetto e zone adiacenti – appartenenti al Capitolo -, con la costruzione di cisterne vi fu l’azione dei proprietari che, per interessi personali, interrarono il lago ostruendo canali e facendo svanire il sogno di una crescita economica».
«Presso l’Archivio di Stato di Napoli giace l’Atto di apprezzo (concessione) dei beni demaniali risalente al 2 giugno 1749. Al volume n. 8935 (foglio 404) si parla dell’apprezzo di parti del demanio di Ruvo a 34 occupatori e tra questi il Capitolo di Ruvo. Quest’ultimo amministrava il Piano d’Annaia (detto del Capitolo) di carra 50 della Murgia tra cui 80 vigne seminatoriali con piscina e jazzo di pecore confinante con i territori di Gravina, Altamura e Casa di Andria. A 50 ducati ammontava invece la rendita annua di un annesso lago di acqua comune denominato “d’Annaia”.
Presumibilmente trattasi della zona indicata nella carta IGM risalente al 1950 al foglio 176 (Montecaccia) nelle adiacenze della indicazione ‘Laghetto’ (582 mt slm), presso le masserie Taverna Nuova di sopra e di sotto e Giuncata. A circa 4 km vi è Piano d’Annaia con la relativa masseria unitamente a quelle denominate ‘Giuncata’ e ‘di Cristo’. Ancora oggi piccoli stagni creati artificialmente nei dintorni, in tempi passati, avendo come confini grossi macigni, dovrebbero essere i resti di cisterne rudimentali di accumulo naturale dell’acqua piovana altrimenti destinata ad essere assorbita dal terreno.
Questa area era descritta nell’Atto di apprezzo come un “comprensorio di terre demaniali delle Murge dette ‘Piano d’Annaia’ o ‘Lago verde’ di circa carra 80 con una piscina di dentro ed un pozzo come un lago nuovo da conservare acqua giuste le terre dei signori Rubini, dell’arcidiacono Caracciolo e dei signori Ciani nei confini con Gravina e Altamura” che quindi potevano agevolmente pascolare e curare i seminativi.”
“I pastori provenienti da altre zone –sottolineava Giovanni Jatta- pagavano al Comune il diritto civico non dovuto all’erba e all’acqua (in questo caso) ma per l’aria che ivi si respirava! La contrada interessata è la più vasta dell’agro ruvestino ed anche la più lontana dall’abitato. Non vi sono né fiumi né sorgenti per dissetare gli animali, unica fonte era l’acqua piovana raccolta e conservata in grandi peschiere ma quelle esistenti appartenevano ai proprietari delle poche masserie di semina stabilitisi in quella contrada. I pastori non vedevano nemmeno un secchio d’acqua qualunque fosse stato il prezzo offerto”.
“Era il mezzo per allontanare –continuava Jatta- tutti gli altri cittadini da quella parte delle Murge dove più abbondante e rigogliosa era l’erba. Non potendo questi usufruire dell’acqua erano costretti ad allontanarsi in altre parti della Murgia dove il raggruppamento di bestiame si faceva ormai più intenso”. Un disagio che spinse Giovanni Jatta in qualità di avvocato difensore a proporre nel 1808 la formazione di cisterne comunali e che certamente le spese per la loro realizzazione sarebbero state recuperate visti i vantaggi che arrecavano. Una proposta valutata positivamente dall’Amministrazione comunale che come contraltare chiedeva al giureconsulto l’interessamento presso la Provincia al rinnovo delle strade cittadine a salvaguardia anche della salute dei cittadini.
L’attenzione fu riversata in particolare al laghetto naturale d’Annaia, circondato tra l’altro da fabbriche che pensò di acquistare per conto del Comune. Il cancelliere comunale De Venuto che ben conosceva l’importanza delle acque e delle erbe sulla Murgia, in nome del Decurionato, autorizzò Giovanni Jatta ad interessarsi presso il Capitolo per la cessione del lago ma non occorse molto tempo mostrandosi il Clero sempre pronto a concorrere al bene della patria comune.
Nel 1822 l’affare venne ultimato, la proprietà fu ceduta in enfiteusi perpetua per un discreto canone di 50 ducati annui compreso il lago. Venne quindi avviata la ‘fida dell’acqua’ agli animali che ivi andavano a pascolare che permetteva di pagare il canone con un modesto guadagno. Nel 1827 fu stipulato un pubblico strumento dopo l’approvazione del contratto ponendo quindi la prima pietra di un’opera utile che doveva proseguire con la costruzione di cisterne con la contentezza dei pastori e un accrescimento di rendite nelle casse comunali.
Ma quest’opera fu ostacolata da intrighi suggeriti dal privato interesse. I proprietari di masserie da sempre residenti nella zona riuscirono ad annientare il ‘Lago d’Annaia’ che il Capitolo seppe conservare per tanti secoli rimanendo per più di un lustro nelle mani dell’Amministrazione Comunale. Fu infatti distrutto e interrato con una “balordaggine inconcepibile”.
Tre proprietari, indispettiti dal fatto che con l’acquisto del lago da parte del Comune si rompeva quel monopolio che facevano con l’erba, nel 1834 dissodarono con l’aratro gli antichi canali che ivi conducevano le acque piovane facendole interrare. Dal canto suo, la pubblica amministrazione anziché agire per vie giudiziali si divagò in un percorso tortuoso di incerta ed equivoca riuscita. Il lago fu quindi interrato e la Casa comunale dovette pagare i 50 ducati al Capitolo fino alla estinzione del debito senza più contare sulla ‘fida’ dell’acqua. Si cercò in seguito di supplire quel vuoto del lago con piccole vasche ma risultarono insufficienti per il fabbisogno dei pastori».
Commenti
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Nel testo si legge.
…Giovanni Jatta in qualità di avvocato difensore a proporre nel 1908 la formazione di cisterne comunali
L’anno dovrebbe essere “1808”.
Controllare.-
nell’articolo la data è 1808
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Ma sarebbe possibile disostruire le fuoriuscite delle polle sorgive in modo da ricreare le condizioni perchè si riformi il laghetto? servirebbe a mo’ di riserva d’acqua…..
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inoltro questa domanda al mio amico geologo
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Risponde Angelo Tedone: « Sollecitato dalla richiesta di ulteriori notizie geologiche avanzate dal lettore Emanuele Valenza che ringrazio per l’attenzione, ho interpellato il geologo Vincenzo Iurilli, attivo ricercatore e studioso del territorio murgiano il quale ha illustrato l’evolversi di quel territorio con particolare riferimento ai depositi di acque piovane.
“Poiché le condizioni favorevoli all’accumulo di acqua piovana sono strettamente locali – spiega il geologo Iurilli -, in parte naturali ma spesso aiutate dalla mano dell’uomo, non conoscendo il punto esatto di questo accumulo d’acqua scomparso da due secoli nulla si può dire degli aspetti tecnici e geologici locali, e poco valgono quelli generali. Qualcosa, invece, si può dire sul fattore climatico a cui sono legate le precipitazioni e dunque il bilancio idrologico. L’inizio del secolo XIX è ancora ascrivibile a un intervallo di clima freddo come strascico della crisi climatica (e non solo) del secolo XVII, fenomeno dalle numerose cause concomitanti che è contemporaneo alla diffusione della cartografia. Questa, nei dettagli del Regno di Napoli, mostra una maggiore presenza di laghetti, suggerendo un effetto vantaggioso, alle nostre latitudini, del contesto generale di raffreddamento del clima. Tale fase climatica, però, termina all’incirca alla metà del secolo XIX e, da allora, il costante aumento della temperatura ha reso progressivamente effimeri i ristagni d’acqua sul territorio carsico, fino a lasciarne testimonianza solo nella toponomastica. Per queste ragioni, è sempre più evidente nelle nostre contrade la tendenza all’aridità che si constata frequentando le piccole zone allagabili del nostro territorio” conclude Iurilli ».
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